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                <em>Da Jacopo Bononi – presidente Premio letterario La Tore isola d’Elba</em>

Il ‘Premio letterario La Tore isola d’Elba’ torna quest’anno nella più viva attualità culturale e giudiziaria italiana con uno dei protagonisti più importanti delle vicende della nostra storia recente: Stefano Zurlo, che sarà premiato in piazza della Chiesa a Marciana Marina sabato 25 luglio, a partire dalle 21.45. Egli sarà in compagnia di un altro grande protagonista della nostra storia recente, ossia Antonio Di Pietro. Di queste ore sono le notizie più eclatanti sul caso Garlasco. Stefano Zurlo ha seguito il caso di Garlasco fin dalle prime fasi, mantenendo nel tempo una posizione critica verso i tentativi di revisionismo che mettono in discussione la condanna definitiva di Alberto Stasi. La sua posizione può essere riassunta in questi punti chiave ossia un certo scetticismo sulle ‘nuove verità’, nel senso che Zurlo ha espresso forti dubbi riguardo ai nuovi elementi (come le tracce di DNA riconducibili ad Andrea Sempio) emersi anni dopo la sentenza definitiva. Ritiene infatti che queste novità spesso non siano ‘prove nuove’ solide, ma piuttosto suggestioni disorientanti l’opinione pubblica e disorientano il ‘sistema giustizia’. Ha sempre sostenuto la Difesa del lavoro investigativo e pur riconoscendo che le indagini iniziali furono caratterizzate da errori e ritardi, Zurlo sottolinea come gli elementi raccolti abbiano infine trovato una ‘certa consistenza’ che ha portato alla condanna definitiva e mette in guardia dal far passare per ‘idioti’ i magistrati che hanno lavorato al caso. Insiste poi in una ‘critica al meccanismo mediatico’: il giornalista analizza spesso come il caso sia diventato un terreno di scontro mediatico, dove si tende a creare un’inchiesta parallela senza che il condannato abbia mai formalmente richiesto la revisione del processo. Infine ha sempre espresso totale solidarietà alla famiglia Poggi, poichè ha spesso evidenziato la dignità della famiglia di Chiara Poggi, criticando i sospetti che, in alcune fasi delle contro-inchieste, hanno sfiorato anche i familiari della vittima. Recentemente egli ha commentato l’uscita del libro del giudice Stefano Vitelli (che assolse Stasi in primo grado), definendo il dibattito attuale come un viaggio in un labirinto di dubbi che però, a suo avviso, non scalzano l’evidenza delle sentenze passate in giudicato. Stefano Vitelli è il magistrato che nel 2009 assolse Alberto Stasi in primo grado per l’omicidio di Chiara. Il concetto di ‘oltre ogni ragionevole dubbio’ (previsto dall’art. 533 c.p.p.) è il principio cardine che ha guidato la sua decisione: secondo il giudice, le prove raccolte all’epoca non erano sufficientemente solide da escludere spiegazioni alternative plausibili, rendendo l’assoluzione un atto dovuto nonostante la pressione mediatica. Recentemente, Vitelli è tornato sull’argomento per presentare il suo libro ‘Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia’, scritto con il giornalista Giuseppe Legato. In quest’opera e in vari interventi pubblici, tra cui un monologo a ‘Le iene’ il magistrato riflette sul valore del dubbio non solo come regola giuridica (‘meglio un colpevole libero che un innocente in carcere’), ma anche come risorsa umana necessaria per non cedere a soluzioni semplici o alle aspettative altrui. Egli poi ragiona sulla solitudine del giudice ovvero il peso emotivo e professionale nel prendere una decisione che cambierà la vita di una persona in un contesto di fortissima esposizione pubblica. Il libro ripercorre le fasi del processo, analizzando gli elementi (come le impronte o l’orario della morte) che all’epoca non permettevano di raggiungere una certezza granitica sulla colpevolezza. La posizione critica di Zurlo verso le ‘nuove linee’ che sembra prendere il caso Garlasco sembra stridere con le sue note posizioni garantiste e che lo hanno portato anche a contribuire alla scarcerazione di Barillà nel famoso caso omonimo di alcuni anni orsono, tema fondamentale del suo ultimo successo editoriale ‘Senza giustizia’ (Baldini Castoldi, 2026). Stefano Zurlo giustifica la sua apparente contraddizione distinguendo nettamente tra la natura degli indizi nei due casi. Sebbene con il libro ‘L’uomo sbagliato’ egli abbia contribuito appunto a scagionare Daniele Barillà (vittima di un errore giudiziario clamoroso basato su uno scambio di persona), per Garlasco ritiene che la situazione sia opposta. La sua difesa della condanna di Alberto Stasi si basa su tre pilastri ossia intende Garlasco come ‘eccezione’. Zurlo definisce il caso di Garlasco come ‘l’eccezione che conferma la regola’ rispetto alla sua solita attività di denuncia degli errori giudiziari. Ritiene difatti che, nonostante le indagini iniziali lacunose, il processo sia arrivato a una sintesi indiziaria corretta che le nuove inchieste non riescono a scardinare. Vi è poi assenza di ‘prove nuove’ reali, poiché mentre nel caso Barillà c’erano prove oggettive dell’errore (la targa dell’auto), per Garlasco Zurlo sostiene che si stia assistendo solo a ‘suggestioni mediatiche’. Ritiene inoltre che gli elementi contro Andrea Sempio (come il DNA o le intercettazioni) non abbiano la forza di una ‘prova regina’ capace di superare il giudicato definitivo. Zurlo teme che la continua rimessa in discussione di sentenze definitive basata su “colpi di scena” quotidiani crei un atto d’accusa implicito contro l’intera magistratura, causando gravi contraccolpi alla credibilità del sistema italiano. In sintesi, Zurlo non vede in Andrea Sempio un nuovo ‘caso Barillà’, ma piuttosto un indagato frutto di una ‘contro-inchiesta mediatica’ che disorienta l’opinione pubblica senza offrire un reale superamento delle prove raccolte contro Stasi. Difficile dire se queste sue posizioni potranno trovare riscontro nelle vicende che stanno, giorno dopo giorno, portando a una quasi certa situazione paradossale, ossia che Sempio sarà rinviato a giudizio e Stasi possa divenire protagonista di una storica revisione in suo favore. Motivo questo sembra della visita del Procuratore di Pavia Napoleone a Milano dalla collega e superiore Nanni di due giorni fa. Staremo a vedere. Intanto in piazza il 25 luglio prossimo ancora una volta si potrà discutere di attualità giudiziaria e con la presenza del super ospite Antonio Di Pietro ripercorrere anche la storia italiana degli ultimi trent’anni. Promuovono il Premio La Tore Franco e Lucia Semeraro con l’Hotel Gabbiano Azzurro. Abbiamo una collaborazione con Brenda Lazzeretti della libreria Libri in Piazza. Si ricorda la partecipazione attiva dell’Amministrazione Marinese, con in primis la sindaca Gabriella Allori e l’assessore alla cultura Santina Berti. Non manca mai la Proloco marinese, da sempre attiva e prolifica di iniziative e l’Acqua dell’Elba che grazie all’amicizia e alla sensibilità dell’amico arch. Fabio Murzi non fa mancare il suo appoggio acquistando l’opera del Premio La Tore. Conduce le due serate il prof. Angelo Filippo Rampini, docente tra l’altro a Brescia alla Facoltà di Economia e Commercio di Matematica Finanziaria Attuariale, ma anche consulente, esperto di arte e collezionista. Ringrazio infine il Comitato d’Onore del Premio letterario La Tore isola d’Elba, tra i cui membri menziono Massimo Gramellini, Giordano Bruno Guerri e Pietrangelo Buttafuoco tra gli altri. L’opera del premio per Zurlo è del maestro Lorenzo D’andrea mentre il ‘Riconoscimento speciale alla carriera Luigi Catta’ per Antonio Di Pietro è affidato alle abili ‘mani artistiche’ di Francesca Groppelli.

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