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La Camera ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione a usare le conversazioni tra Andrea Delmastro e l’imprenditore Mauro Caroccia facendo scoppiare una vera e propria bagarre in Aula. La decisione è stata approvata a scrutinio segreto con 206 voti favorevoli e 133 contrari. I magistrati volevano acquisire alcune chat trovate durante le indagini su Caroccia, imprenditore coinvolto in un’inchiesta sui rapporti con il clan Senese. La maggioranza della Camera ha ritenuto che quei messaggi fossero coperti dalle garanzie previste per le comunicazioni dei parlamentari.

Chat Delmastro: Perché serviva l’autorizzazione della Camera

Le chat non erano state trovate direttamente sul telefono di Andrea Delmastro, ma sui dispositivi dell’imprenditore Mauro Caroccia. Quest’ultimo è coinvolto in un’indagine della Procura di Roma relativa a presunti rapporti con esponenti legati al clan Senese.

Quando gli investigatori acquisiscono conversazioni alle quali partecipa un parlamentare, l’utilizzabilità del materiale può dipendere dall’articolo 68 della Costituzione e dalla legge 140 del 2003. Le norme tutelano le comunicazioni dei membri del Parlamento e impongono, in determinate circostanze, un’autorizzazione della Camera di appartenenza.

La Giunta per le autorizzazioni aveva proposto di respingere la richiesta dei magistrati. L’Aula ha confermato quella posizione il 5 agosto, con 206 voti a favore della relazione e 133 contrari.

Secondo la maggioranza, l’utilizzo dei messaggi avrebbe aggirato le garanzie riconosciute al parlamentare, anche se le conversazioni erano state raccolte sul telefono dell’altro interlocutore. La valutazione non riguardava il contenuto delle chat né la responsabilità penale dei soggetti coinvolti, ma la possibilità per la Procura di inserirle nel procedimento.

Chat Delmastro: le proteste delle opposizioni dopo il voto

Il risultato ha provocato tensioni in Aula. Movimento 5 Stelle, Partito democratico e Alleanza Verdi e Sinistra hanno accusato la maggioranza di impedire ai magistrati di utilizzare materiale ritenuto utile all’indagine.

La votazione segreta era stata chiesta dalle opposizioni, che speravano in voti diversi dalle indicazioni ufficiali dei gruppi. L’esito ha invece confermato la posizione della maggioranza, sostenuta anche dai deputati di Futuro Nazionale.

La decisione non chiude l’inchiesta su Caroccia. Impedisce però agli inquirenti di utilizzare quelle specifiche conversazioni contro Delmastro o nell’ambito del fascicolo, salvo ulteriori passaggi giudiziari.

Resta possibile un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale qualora la magistratura ritenga che la Camera abbia esteso eccessivamente le prerogative parlamentari. L’eventuale iniziativa spetterà all’autorità giudiziaria, che dovrà valutare se contestare formalmente la deliberazione dell’Aula.

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