Rinnovo Patente? Facile ed Economico

L’economia lombarda è in affanno e il Pil nazionale segna il passo a quota 0,5%. Valentina Cappelletti, segretaria regionale della Cgil Lombardia prende in esame la situazione di crisi che, a partire dal costo dell’energia, rischia di avere una forte ricaduta, oltre che sulle aziende, su lavoratori e famiglie.
Realisticamente cosa può fare la Regione?
Abbiamo una situazione critica perché anche il Pil della Lombardia è stato rivisto allo 0,6%, anche se l’effetto disastroso dei dazi Usa non si è manifestato, infatti gli Stati Uniti restano il terzo mercato per il nostro export. Il fattore più grave riguarda l’energia: noi siamo più dipendenti di prima dell’inizio delle guerre dal gas che arriva dagli Usa (il 50% del gas che utilizziamo arriva da oltre oceano), che ci fanno pagare di più la situazione di crisi. La prima cosa che Regione Lombardia dovrebbe avere è un ripensamento sulla frenata relativa ai programmi della decarbonizzazione tanto cari alla giunta Fontana. Al contrario avremmo bisogno di una forte spinta sulle rinnovabili, perché finché le fonti energetiche fossili saranno preponderanti i costi saranno fuori controllo. L’effetto di questa scelta sbagliata è sotto gli occhi di tutti. Oggi in Lombardia i lavoratori rischiano di pagare le ristrutturazioni aziendali piuttosto che le crisi, perché nell’incertezza i primi ad essere colpiti sono gli investimenti, favorendo di fatto un forte handicap nella produzione. Le ristrutturazioni nelle multinazionali – compreso il trasferimento degli impianti – in realtà servono per garantire i margini di utile agli azionisti, certo non per rispondere alle crisi.
La crisi della Electrolux s’inserisce in questo scenario?
La crisi delle imprese del “bianco” è molto lunga e dolorosa, ma in questo caso la continuità degli investimenti è essenziale. A Solaro sono stati fatti degli investimenti ma questo non ha impedito alla società di decidere dei licenziamenti inaccettabili. Quando si negozia con le multinazionali una transizione così delicata bisogna avere la garanzia che i territori possano avere delle contropartite concrete, altrimenti vengono saccheggiati. Difficile chiedere contropartite di fronte alla delocalizzazione ma bisogna pensare alle risorse pubbliche impegnate che rischiano di vanificarsi e allora occorrono garanzie precise. Sul versante poi degli ammortizzatori sociali la situazione è più critica dell’anno scorso.
La rivoluzione digitale è un fatto compiuto con qualche distorsione, quali sono i rischi?
Siamo ad un nuovo stadio della digitalizzazione del lavoro, ormai tutte le professioni sono state trasformate e i lavoratori si sono adattati anche se le imprese non hanno investito molto nella formazione, il risultato è che molte figure professionali qualificate oggi sono a rischio, occorre intercettare la crescita di valore aggiunto e riconoscerla sul piano salariale. Occorre poi fare attenzione alla proliferazione delle infrastrutture, i data center si stanno moltiplicando e sono la terza ondata di strutture invasive sul territorio dopo la grande distribuzione e la logistica, sono tecnologie che hanno bisogno di un rapporto più diretto, pianificato, negoziato e controllato, sono impianti energivori, consumano acqua e territorio col rischio di non restituire nulla.
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