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La Banca centrale europea si prepara a mettere a segno un nuovo colpo sul fronte monetario. Domani, giovedì 11 giugno, il Consiglio direttivo dovrebbe alzare il tasso sui depositi di 25 punti base, portandolo dal 2% al 2,5%: una mossa che i mercati considerano ormai quasi certa. A spingere Francoforte verso la stretta non è solo l’inflazione tornata a correre, ma anche il clima internazionale sempre più instabile: la crisi in Medio Oriente, con gli attacchi tra Iran, Stati Uniti e Israele, continua a generare tensioni energetiche e geopolitiche. Un rialzo che rischia di farsi sentire su tutto: credito, mutui, bilanci familiari, prezzi. Per capire come questa decisione potrebbe impattare sull’economia Affaritaliani ha interpellato Marco Pasquotti, Ceo e co-founder di Wisemoon, e Francesco Guarnieri, founder e managing partner di Guarnieri & Partners Law Firm e responsabile Banking & Finance
Bce verso un aumento dei tassi, l’impatto sull’accesso al credito
Marco Pasquotti, ceo e co-founder di Wisemoon, fa notare che “quando il costo del denaro aumenta in una fase di crescita moderata, il sistema bancario tende fisiologicamente a diventare più prudente, restringendo ulteriormente il flusso di finanziamenti verso le piccole e medie imprese. In questo modo, le aziende che necessitano di risorse per sostenere investimenti e sviluppo si trovano spesso di fronte a un bivio: accettare finanziamenti a tasso variabile, esponendosi al rischio di ulteriori rialzi, oppure confrontarsi con criteri di accesso sempre più selettivi”. Ed è proprio in questa fase del ciclo economico che, secondo Pasquotti, il direct lending assume un ruolo sempre più rilevante: “il finanziamento diretto alle imprese da parte di operatori non bancari rappresenta una risposta alle difficoltà di accesso al credito che tendono ad accentuarsi nei momenti di irrigidimento della politica monetaria. La possibilità di ottenere finanziamenti a medio-lungo termine a tasso fisso consente alle imprese di pianificare con maggiore precisione il costo del debito, evitando il rischio di successive revisioni delle condizioni economiche e garantendo una maggiore visibilità nella programmazione finanziaria”.
Bce verso un aumento dei tassi, l’impatto su famiglie e mutui
Gli effetti di una politica monetaria più restrittiva non riguardano però soltanto le imprese. Per Francesco Guarnieri, founder e managing partner di Guarnieri & Partners Law Firm e responsabile Banking & Finance, il conto più pesante rischia di essere pagato dalle famiglie, soprattutto da quelle con redditi più bassi. “In Italia, le famiglie con redditi più bassi sono quelle maggiormente incise dall’impennata inflazionistica. La ragione è dovuta al fatto che questi soggetti sono esposti, in maniera maggiore, ai rincari di quei prodotti e servizi il cui aumento è spinto dall’inflazione”, spiega Guarnieri. “Le famiglie con redditi più bassi sono quelle che, in misura maggiore, concentrano la loro spesa su prodotti energetici e alimentari, dei quali, difficilmente, questi tali soggetti riescono a fare a meno. L’effetto è quello di un minor potere d’acquisto dei salari”, continua Guarnieri. In questo scenario- sottolinea ancora Guarnieri- “il ruolo dei governi dovrebbe essere quello di adottare misure di contrasto, compatibilmente con le politiche di bilancio imposte dalla Ue, finalizzate ad alleviare il peso degli aumenti dovuti alle spinte inflazionistiche. Queste politiche, in genere, dovrebbero aiutare a mitigare lo choc inflazionistico che quasi sempre pesa, come detto, sui ceti medio bassi”.
Particolare attenzione dovrà poi essere rivolta anche al mercato dei mutui e dei prestiti. Un eventuale aumento dei tassi Bce si trasmetterebbe rapidamente al costo del credito, rendendo più oneroso l’accesso ai finanziamenti sia per le famiglie sia per le imprese. L’obiettivo perseguito dalle banche centrali resta quello di raffreddare la domanda e contenere la crescita dei prezzi, ma il risultato è una minore propensione a investire e ad acquistare beni durevoli, comprese le abitazioni. Per chi sta valutando l’acquisto di una casa o prevede di richiedere un finanziamento nei prossimi mesi, Guarnieri suggerisce di considerare strumenti di copertura dal rischio tassi, come le cosiddette ipoteche forward: “si tratta di contratti che consentono di fissare anticipatamente il tasso di interesse di un mutuo che verrà erogato in una fase successiva, offrendo una protezione contro eventuali futuri rialzi, a fronte del pagamento di un costo aggiuntivo per la copertura”.
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