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Il Presidente di “Gay Conservatori Liberali”: “Preoccupato dalle lobby LGBTQIA+. Porteremo i nostri carri al Pride”
“Una situazione paradossale, siamo allibiti”. Così, ad Affaritaliani, Morris Battistini, il Presidente del movimento “Gay Conservatori Liberali”, si esprime in merito alla polemica sorta dopo le dichiarazioni di Mario Colamarino – Presidente del Circolo Mario Mieli – che ha espressamente escluso, dal Roma Pride del prossimo 20 giugno, Francesca Pascale e il movimento annesso.
“Le sue sono parole che spaventano, è nato in un momento sbagliato della storia. In un contesto in cui si rivendicano diritti, libertà ed espressione, si finisce poi per non accettare quando qualcuno esprime un’opinione diversa dalla propria. C’è chi parla continuamente di inclusione, ma poi fatica ad accettare il pluralismo quando i diritti vengono difesi fuori dai confini ideologici della sinistra. La domanda sorge spontanea: il Pride promosso dal Circolo Mieli è davvero un momento di inclusione in cui si chiedono più diritti, oppure rischia di diventare una sorta di ‘casta’ che si racconta da sola, escludendo chi ha una visione differente pur condividendo comunque il tema dei diritti?”, si chiede Battistini.
Per il Presidente, quanto dichiarato da Colamarino “esprime un retaggio mentale e culturale che ci riporta indietro nel tempo di vent’anni”. “Mi chiedo davvero se queste battaglie abbiano contribuito alla liberazione ideologica e mentale delle persone o se, in realtà, stiamo assistendo a un ritorno a logiche del passato. Fino a qualche anno fa si diceva che le destre non fossero pronte e che ‘imbavagliassero’ il dibattito; oggi, invece, sembra che il problema sorga quando esiste un movimento composto anche da persone con idee di centrodestra. A questo punto sembra un gioco al massacro: forti con i deboli e deboli con i forti. Quando si presta il fianco, si viene attaccati con toni come ‘siete brutti e cattivi’. Si proclama di non voler discriminare ma poi, di fatto, si finisce per discriminare”, dice Battistini.
“Il fascismo rosso”
Da membro della comunità LGBTQIA+, il Presidente del Movimento si dice preoccupato da certe dinamiche interne, che rischiano di stabilire chi può e chi non può partecipare: “Dovremmo invece condividere le battaglie e dare forza alle istanze comuni, chiamando anche le nostre forze politiche su questi temi. Le affermazioni di Colamarino sono folli, preoccupanti e pericolose, perché ricordano accezioni da “ventennio”.
Gridano al rischio di un ritorno al fascismo con questo governo, senza rendersi conto che i primi ad attuare questo atteggiamento sono proprio loro. Non dobbiamo più temere un fascismo storico legato a Benito Mussolini, ma piuttosto di un fascismo rosso, un fascismo ideologico di sinistra”.
Poi la sfida al Presidente del Circolo Mario Mieli: “Porteremo i nostri carri al Pride, magari con meno lustrini e più carichi di idee, proposte, consigli e strumenti utili ad ottenere quei diritti per i quali è realmente nato il pride. Parteciperemo con migliaia e migliaia di persone, a nostro modo, e sui nostri carri non si vedranno mai bruciare dei simboli, mai intonare cori contro gli avversari politici. Non attueremo atteggiamenti denigratori o discriminatori contro i militanti di sinistra. Canteremo l’inno italiano, le canzoni partenopee e con quelle diremo che a casa nostra c’è spazio per tutti, compreso chi ha la voglia di confrontarsi nel merito delle questioni. In questo periodo siamo impegnati in incontri da nord a sud per lanciare il nostro movimento. Saremo a La Spezia e parteciperemo anche al Pride di Tel Aviv. Nei Paesi mediorientali, Israele è l’unico Stato in cui è possibile organizzare liberamente una manifestazione come il Pride; in Iran, ad esempio, si rischia il cappio al collo”.
I diritti senza colore politico
Il Movimento respinge insomma con forza l’idea che esistano cittadini autorizzati a parlare di diritti civili e altri considerati “non degni” in base alla propria collocazione politica. Una “deriva profondamente illiberale, che svilisce anni di battaglie costruite nel nome della libertà e del rispetto delle persone”.
Dal Movimento “Gay conservatori liberali” anche proposte che possano aiutare il governo ad aprire un confronto serio e rigoroso su questi temi: “In questo periodo abbiamo raccolto molte storie: ci viene chiesto di dare una casa a chi non ce l’ha, di creare una comunità per persone che vogliono esprimersi senza essere bullizzate o discriminate perché ‘gay di destra’”, sottolinea. Battistini ricorda poi che il Pride nasce come simbolo di emancipazione e dignità: “Trasformarlo progressivamente in uno spazio politico identitario, dove chi non aderisce a una precisa visione culturale viene escluso o delegittimato, significa tradire il senso originario di quella manifestazione”, dice.
“I diritti – prosegue – non hanno colore politico. Non appartengono alla sinistra, non appartengono a movimenti o sigle, e non possono essere utilizzati come strumento di appartenenza ideologica. Da anni lavoriamo affinché anche nel mondo liberale, moderato e conservatore cresca una cultura seria delle libertà individuali, del rispetto della persona e del contrasto a ogni discriminazione. E proprio questo evidentemente infastidisce chi, per troppo tempo, ha pensato di detenere un monopolio culturale sui diritti civili”. Infine, Battistini sottolinea come proprio le manifestazioni sostenute anche con risorse pubbliche assumano toni sempre più divisivi e politicizzati, allontanandosi da quella vocazione realmente universale e inclusiva che dovrebbe caratterizzarle.
Un concetto, questo, espresso anche da Vladimir Luxuria, che ha ribadito come il Pride debba essere una manifestazione inclusiva e aperta al dialogo. “La ringrazio molto, fa piacere di essere supportati. Per il resto, noi non arretreremo di un passo. Continueremo a portare avanti la nostra battaglia per una società libera, pluralista e occidentale, dove nessuno debba sentirsi discriminato o escluso per le proprie idee politiche. Perché la libertà o è di tutti, oppure smette di essere libertà”, conclude.
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