Rinnovo Patente? Facile ed Economico

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Le città con prezzi delle case molto elevati rispetto ai redditi potranno avere una base giuridica europea più solida per limitare gli affitti brevi. La Commissione Ue ha definito criteri comuni per individuare le aree sottoposte a stress abitativo.

Affitti brevi, quando una zona viene considerata sotto stress abitativo

La proposta europea stabilisce parametri comuni che possono consentire a Comuni e autorità territoriali di motivare restrizioni alle locazioni turistiche.

Tra i criteri indicati figura un rapporto tra prezzo medio di acquisto di una casa e reddito disponibile medio pari o superiore a 8. Il valore deve inoltre essere cresciuto negli ultimi dieci anni.

In presenza di queste condizioni, le amministrazioni potrebbero adottare misure sugli affitti brevi con una maggiore certezza giuridica rispetto al passato.

La vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera ha però chiarito che Bruxelles non impone alcun obbligo: “La decisione di intervenire e la scelta delle misure da adottare rimangono di esclusiva competenza dell’autorità competente”.

Affitti brevi: i casi di Firenze, Milano, Roma e Venezia

L’applicazione concreta dipenderà dai dati territoriali e dalle norme nazionali. Tra le città italiane nelle quali il confronto sugli affitti turistici è già particolarmente avanzato figurano Firenze, Roma, Milano e Venezia.

L’eurodeputata Pd Irene Tinagli ha citato il caso di Firenze, dove secondo i dati da lei riportati gli appartamenti destinati agli affitti brevi e turistici avrebbero superato quelli disponibili attraverso contratti tradizionali. Ha richiamato situazioni analoghe anche in diversi quartieri di Roma e Milano e a Venezia.

Firenze aveva già tentato negli anni scorsi di limitare le nuove locazioni turistiche nell’area Unesco, mentre altri sindaci hanno chiesto strumenti nazionali ed europei per intervenire nelle zone a maggiore pressione turistica.

Il nuovo quadro non significa quindi che gli affitti brevi saranno automaticamente vietati nei grandi centri. I Comuni dovranno dimostrare l’esistenza di condizioni di stress abitativo e scegliere interventi proporzionati. Le misure potranno riguardare, a seconda delle norme adottate, limiti temporali, autorizzazioni, nuove registrazioni o specifiche aree urbane.

Federalberghi ha sottolineato che la proposta attribuisce una facoltà ai singoli Comuni, mentre le amministrazioni senza particolari problemi abitativi potranno decidere di non introdurre restrizioni.

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