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Putin minaccia “tutte le armi” contro l’Europa. Generale Rossi: “Il vero rischio è un incidente”
Mentre la tensione tra Russia e Occidente continua a crescere, le parole di Vladimir Putin sul possibile impiego di “tutte le armi disponibili” in caso di attacco diretto riportano al centro il tema della deterrenza e, soprattutto, del rischio di un’escalation militare. A destare particolare attenzione è il riferimento a Kaliningrad, enclave russa nel Baltico e territorio strategicamente esposto, circondato da Paesi membri della NATO.
Ma quanto è concreta la minaccia di un conflitto diretto tra Mosca e l’Alleanza Atlantica? E soprattutto, quanto è alto oggi il rischio che un incidente nel Baltico, anche non intenzionale, possa trasformarsi in una spirale difficile da controllare? Tra esercitazioni militari, guerra ibrida, tensioni sulle navi russe e assenza di canali di comunicazione, la cosiddetta “zona grigia” appare sempre più delicata.
A fare il punto è il Generale Domenico Rossi, già sottosegretario alla Difesa e profondo conoscitore delle dinamiche geopolitiche e militari, che ad Affaritaliani analizza il significato delle dichiarazioni di Putin, lo scenario di Kaliningrad e i rischi legati a una possibile escalation tra Russia e NATO.
Putin ha detto che in caso di attacco diretto alla Russia, e in particolare a Kaliningrad, Mosca sarebbe pronta a utilizzare “tutte le armi disponibili”. Quanto dobbiamo considerare questa dichiarazione una minaccia concreta e quanto, invece, uno strumento di deterrenza?
Innanzi tutto bisogna considerare che la Russia ha la piena disponibilità sia di armi convenzionali che nucleari e che l’impiego di queste ultime è specificatamente previsto nella dottrina russa. Quindi sotto il profilo della disponibilità è una minaccia concreta. Peraltro è chiaro che l’utilizzo di qualsiasi arma ed in specie di quella nucleare è vincolato alla effettiva decisione e volontà di impiego. Sotto questo profilo si può interpretare come la Russia abbia voluto ricordare all’Europa la sua forza in termini deterrenza ma dall’altro il preciso segnale politico anche all’impiego di ordigni nucleari, magari anche solo di quelle tattiche, nel momento in cui dovesse avvenire qualcosa che pone in dubbio o che minaccia l’esistenza del Paese. Infine, la citazione esplicita di Kaliningrad sembra come volere evidenziare che l’ipotesi di intervento o blocco totale di questa enclave da parte dei paesi NATO costituirebbe il limite non accettabile da parte russa ovvero l’inizio di un conflitto con il possibile impiego anche dell’arma nucleare.
Kaliningrad è un’enclave russa strategicamente molto esposta, circondata da Paesi NATO come Polonia e Lituania. Quanto è realmente plausibile uno scenario in cui le tensioni nel Baltico possano trasformarsi in uno scontro diretto tra Russia e Alleanza Atlantica?
La Russia è ben consapevole che un attacco a Paesi come Polonia ed Estonia essendo Paesi aderenti alla Nato rischierebbe di scatenare un conflitto con pieno coinvolgimento di tutti i Paesi Europei. Ciò evidentemente stante la nota previsione dell’Articolo 5 del Trattato NordAtlantico che impone di fatto il mutuo soccorso.Nè è plausibile ipotizzare delle azioni da parte della NATO, che ricordo essere una alleanza difensiva, che giustificherebbero poi azioni russe di ritorsione. Pertanto l’ipotesi maggiormente plausibile sembra escludere uno scenario di scontro voluto e pianificato mentre rimane ipotizzabile che nell’area ormai di grande frizione geopolitica possa verificarsi una grave crisi diplomatica oppure un incidente anche non voluto stante le azioni di guerra ibrida in atto. Da qui il rischio reale di portare l’asticella oltre la cosiddetta zona grigia ovvero di trasformare la situazione in uno scontro anche conflittuale.
Putin accusa la NATO di alimentare l’escalation con le esercitazioni nel Baltico e gli episodi legati alle navi russe, mentre l’Alleanza definisce irresponsabile la retorica nucleare di Mosca. Siamo davanti a una nuova fase della deterrenza reciproca o il rischio di un incidente non controllato è oggi particolarmente alto?
Quanto indicato per l’area di Kaliningrad, per la sua posizione geografica, è purtroppo valido per tutti i Paesi che confinano con la Russia e di riflesso per tutta l’Europa tenuto conto anche delle varie azioni di guerra ibrida poste in essere, quasi sicuramente, dalla Russia. A ciò va aggiunto che la recente 81^ sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha delineato una fase in cui lo scenario è raccontato in modo nettamente opposto da Russia ed Europa con evidente mancanza di qualsiasi canale di comunicazione e di confronto. Solo gli USA sembrano a tratti potere mediare una situazione in cui peraltro appare esplicita l’aggressione dell’Ucraina da parte Russa e la conseguente necessità di riarmo per salvaguardare la propria libertà e sovranità da parte Europea. Una azione difensiva che viene invece interpretata e “raccontata” dalla Russia come il desiderio di minacciarla e sconfiggerla militarmente. In questo quadro e anche per quanto detto in precedenza il pericolo reale è quello di un incidente non voluto che, indipendentemente dalla volontà politica di scatenare una guerra, può innescare una spirale di escalation difficile da frenare.
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