Rinnovo Patente? Facile ed Economico

image

ANBI presente all’International Water Summit: focus su Tecnologia e Innovazione per la resilienza al servizio dei territori 

Nella cornice dell’Auditorium Mare Nostrum presso La Nuvola di Roma, si è svolto oggi l’International Water Summit, evento centrale dell’Euromediterranean Water Forum 2026. Focalizzato sul tema “Tecnologia e Innovazione per la resilienza al servizio dei territori”, l’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, scienziati, esponenti del mondo agricolo e vertici industriali per affrontare quella che ormai rappresenta la priorità infrastrutturale ed economica del Paese: la gestione della risorsa idrica di fronte alla crisi climatica globale.

Promosso in prima linea da ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), il vertice si è aperto con i saluti istituzionali di Maria Spena (Presidente Comitato One Water Italia). 

A ripercorrere il profondo legame storico tra civiltà e gestione delle acque è stato il Direttore Generale Massimo Gargano, citando le radici romane e figure storiche come Sesto Giulio Frontino.

Gargano ha rimarcato l’orgoglio di una comunità professionale e territoriale che da secoli costruisce opere per la salubrità, l’agricoltura, le città e la protezione dagli incendi.

Scendendo sul piano dell’attualità economica e ambientale, Gargano ha presentato dati che impongono un cambio di paradigma drammatico.

30 miliardi di euro di danni: è il costo certificato pagato dall’Italia tra il 2001 e il 2025 a causa dell’inazione o dell’insufficiente adattamento alle politiche climatiche. Nel solo 2025, ben 8 Regioni italiane hanno dichiarato lo stato d’emergenza idrica o idrogeologica, con una nona in procinto di farlo.

“O continuiamo con un torpore mortifero di fronte al clima che cambia, oppure non scioglieremo mai questo nodo”, ha incalzato Gargano, richiamando il pensiero sociologico di Max Weber. “È ora di compiere il passaggio dall’etica della convinzione, facile e consolatoria, dove tutti dicono di volere la pace e la tutela ambientale, all’etica della responsabilità. Non possiamo continuare ad essere un bersaglio mobile dei cambiamenti climatici senza sapere dove colpirà la prossima crisi, assistendo passivamente alle liturgie delle COP internazionali, alle transmigrazioni oceaniche di esperti e ai soliti rinvii degli obiettivi”.  

Contro la retorica dei rinvii, Gargano ha rivendicato l’efficienza operativa e la concretezza dimostrata dai Consorzi di Bonifica sui cantieri e nella spesa pubblica. Grazie ai cantieri del PNRR e del secondo Piano Irriguo, ANBI ha restituito al Paese opere collaudate e risparmiato oltre 1,5 miliardi di metri cubi d’acqua.

Il Direttore Generale ha richiamato l’attenzione della platea e delle istituzioni su una minaccia industriale inedita: l’impatto idrico dei Data Center al servizio dell’Intelligenza Artificiale e del settore tech. Entro il 2027, le stime accademiche indicano che i Data Center assorbiranno tra i 4,2 e i 6,7 miliardi di metri cubi d’acqua a livello globale, pari alla metà del consumo idrico annuo complessivo del Regno Unito.

“Mentre i giganti della Silicon Valley cercano soluzioni estreme nell’oceano o nell’atmosfera, sul nostro territorio questi impianti consumano, e non semplicemente usano, risorse potabili ed irrigue”, ha evidenziato Gargano. “Non permetteremo che l’agricoltura e la sicurezza dei cittadini arretrino di un solo centimetro di fronte a questi nuovi e potenti colossi”.

Infine, sul fronte della coesione territoriale, Gargano ha smontato la narrazione superficiale sullo sviluppo delle aree interne: “Le sagre di paese o gli alberghi diffusi durano il tempo di un giorno o di un servizio al TG. Per rendere competitivi i territori interni serve l’acqua, servono infrastrutture che non franino e strade sicure ad ogni evento meteo estremo”.

A riprova della bontà delle opere, Gargano ha ricordato come il Mezzogiorno (es. la Sardegna), grazie agli invasi pluriennali, abbia affrontato l’ultima estate senza emergenze, a differenza del Nord soffocato dalla contrazione della neve e dalla fusione dei ghiacciai.

L’evento si è articolato in tre panel altamente specialistici che hanno sviscerato la risorsa idrica sotto ogni profilo tecnico e geopolitico, vedendo gli interventi di esponenti come Donato Pasquale (Schneider Electric), Giulio Boccaletti (Scienziato, IEP Bocconi e Fondazione CMCC) Andrea Rocchi (Presidente CREA), Biagio Di Terlizzi (CIHEAM Bari), Raffaella Zucaro (Direttore Generale CER – Acqua Campus). 

Nel suo articolato discorso di chiusura, il Presidente di ANBI, Francesco Vincenzi, ha tratto le conclusioni dell’intensa giornata di lavori rivendicando l’approccio pragmatico del mondo agricolo:

“Non è facile parlare dopo tanti scienziati, ma da agricoltore e insieme a tutta la squadra ANBI so perfettamente ciò di cui questo Paese ha bisogno”, ha premesso Vincenzi. “Abbiamo fatto tanto, ma dobbiamo fare ancora molto di più. È finita l’era dello stupore di fronte ai disastri meteo. Dobbiamo abbandonare l’idea di incrociare le dita o fare le processioni sperando che il tempo sia clemente. Dobbiamo agire con estrema determinazione, concretezza e radicalità”.

Vincenzi ha focalizzato la sua riflessione sulla sostenibilità finanziaria delle opere e sul ruolo chiave delle istituzioni politiche:”Invece di spendere 30 miliardi a posteriori per riparare i danni del maltempo, dobbiamo mettere quelle risorse in un piano strategico preventivo”. 

Vincenzi ha infine avanzato proposte concrete per la governance del Paese: a partire dalla richiesta istituzionale di un’unica regia centrale per le risorse idriche, sul modello di quanto già avviene in altri primari Paesi europei. “La variabile tempo non è più un fattore attendibile: il cambiamento climatico viaggia a una velocità molto superiore rispetto ai tempi della burocrazia delle Regioni, dei Governi e dell’Europa”, ha avvertito Vincenzi.

ANBI monitorerà e collaborerà attivamente con le amministrazioni regionali per condizionare positivamente i piani di programmazione finanziaria in chiave idrica e preventiva.

Richiamando anche la riflessione pedagogica, Vincenzi ha sottolineato l’urgenza di ripristinare un’educazione civica incentrata sul valore delle risorse naturali fin dai banchi di scuola: “Le nuove generazioni hanno un potenziale enorme per condizionare le scelte del presente”. 

L’International Water Summit 2026 si chiude così con un mandato chiaro: trasformare le idee e le progettazioni esecutive dei Consorzi di Bonifica in cantieri aperti.

Le dichiarazioni di Francesco Vincenzi, Presidente ANBI, ai microfoni di Affaritaliani: 

“ANBI è presente al Forum Euro-Mediterraneo dell’Acqua per raccontare un’idea di Paese, un’idea di come possiamo vincere la sfida della sostenibilità da un lato e della crisi climatica dall’altro. Una sfida importante che come Paese, come ANBI, dobbiamo sapere affrontare con lungimiranza e con visione. È per questo che oggi vogliamo proprio raccontare qui, insieme a dei partner internazionali, quello che può essere un’idea del Paese di infrastrutturazione da un lato, creando quella rete di invasi che ci permetterà di migliorare la resilienza dei nostri territori, grazie anche all’innovazione e alla tecnologia”, ha dichiarato Vincenzi.

“Abbiamo bisogno anche di crescere dal punto di vista culturale, utilizzando quegli strumenti per ingaggiare, soprattutto per coinvolgere le nuove generazioni nel comprendere come si deve gestire l’acqua nel nostro Paese e come non dare per scontato nulla di quello che abbiamo. E dall’altra parte abbiamo bisogno di creare le condizioni perché nel nostro Paese si riparli di acqua in Europa e soprattutto nel bacino del Mediterraneo, con concretezza e con visione strategica”, ha concluso Vincenzi. 

Le dichiarazioni di Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI, ai microfoni di Affaritaliani: 

“Infrastrutturazione, innovazione, nuova e diversa cultura dell’acqua: è quello che chiediamo alle istituzioni di questo Paese, ai media di questo Paese, ai cittadini di questo Paese.

Lo impongono i prezzi altissimi che stiamo pagando alle cause estreme con cui i cambiamenti climatici condizionano le stagioni. Grande caldo e poi dall’altra parte grandi piogge, frane, alluvioni, sono lì a dimostrarlo”, ha dichiarato Gargano. 

“Abbiamo un’idea: questo piano invasi che abbiamo presentato insieme a Coldiretti è in grado di rispondere alla sicurezza idrogeologica dei cittadini, all’acqua per l’agricoltura, all’energia per ridurre le emissioni di CO2 e abbassare i costi dei consorzi, all’ambiente perché ricarica la falda. Credo che siano le risposte di modernità e di futuro”, ha concluso Gargano. 

Le dichiarazioni di Maria Spena, Presidente Comitato One Water Italia, ai microfoni di Affaritaliani: 

“Il messaggio che vogliamo lanciare qui dal primo Forum euro-mediterraneo dell’acqua è quello di condivisione e cooperazione di quelle che sono le soluzioni da mettere in campo per risolvere le sfide della sicurezza idrica, della resilienza idrica, soprattutto nelle fasce del Mediterraneo più vulnerabili: pensiamo alla sponda sud e quella orientale del Mediterraneo, dal Nordafrica, al Medio Oriente fino alla penisola arabica. Pensiamo che le soluzioni vadano  condivise, il mare non ha confini, tocca tutti quanti noi, deve essere anche un ponte di pace verso quelle zone dove i conflitti mettono al centro, purtroppo, l’uso dell’acqua”, ha dichiarato Spena. 

Le dichiarazioni di Biagio Di Terlizzi, Direttore CIHEAM Bari, ad Affaritaliani: 

“L’Istituto di Bari, sede italiana dell’organismo intergovernativo costituito da 13 diversi paesi del Mediterraneo, ha potuto innescare un livello di raccolta di esigenze, di bisogni, proprio perché nel tempo, in diversi decenni, si sono formati dei quadri che rappresentano, adesso, nei paesi delle figure decisionali. Queste figure le abbiamo attivate e sono sempre state in contatto con noi, affinché ci potessero riportare delle loro esigenze di un Mediterraneo allargato”, ha dichiarato Di Terlizzi. 

“I paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono comunque dei paesi i cui sistemi economici dipendono anche dai paesi vicini. Quindi questo forum non è un forum euro-mediterraneo solo perchè si affaccia sul Mediterraneo, ma è un forum molto più ampio: la presenza di paesi della penisola arabica è perché anche loro possono contribuire sulla base di esperienze che hanno già sviluppato su processi molto avanzati, per esempio della desalinizzazione, e soprattutto di creare un’economia verde nel deserto. Passare da un’economia gialla del deserto a un’economia verde significa che c’è stata innovazione. Questa innovazione può servire anche ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo”, ha concluso Di Terlizzi. 

Le dichiarazioni di Giulio Boccaletti, scienziato e autore, IEP Bocconi e Fondazione CMCC, ad Affaritaliani:  

“Il tema fondamentale è come preparare il territorio italiano al clima che cambia. La statistica meteoclimatica sta cambiando, il territorio quindi dovrà cambiare per gestire questi cambiamenti e i consorzi di bonifica sono un’infrastruttura istituzionale principale con la quale noi gestiamo questi cambiamenti, quindi la discussione è come fare a preparare queste istituzioni e poi il territorio tutto a ciò che ci aspetta”, ha dichiarato Boccaletti.

“Intanto l’Italia deve prepararsi, non si possono affrontare i problemi climatici come una sequenza di emergenze, ma va pianificata una risposta, che è una risposta ventennale alla trasformazione del territorio. La seconda cosa che si può chiedere è che servono investimenti. Noi dobbiamo portare il territorio da dove è oggi a un territorio diverso, resiliente a una statistica diversa. Questo costerà dei soldi e quindi dobbiamo capire da dove verranno questi investimenti. La terza cosa è una maggiore consapevolezza che la trasformazione del territorio non è solo questione di sicurezza, è anche questione di sviluppo economico. Il territorio è la piattaforma dello sviluppo economico del paese, lo è sempre stato, e quindi ci dobbiamo chiedere quale economia serve, dato il territorio che abbiamo, e quale territorio possiamo avere data l’economia che vogliamo far crescere”, ha evidenziato Boccaletti. 

“La statistica meteoclimatica sta cambiando in tutto il pianeta, sta cambiando in Europa più che nel resto dell’emisfero e sta cambiando in Italia e nel Mediterraneo più che nel resto dell’Europa.

Quindi noi ci dobbiamo aspettare un’intensificazione delle precipitazioni, come abbiamo visto anche in Romagna e negli Appennini. Ci dobbiamo aspettare siccità, periodi siccitosi più lunghi, ci dobbiamo aspettare variazioni di temperatura molto profonde. Rispetto a questo, noi dobbiamo agire su tutte le leve che abbiamo”, ha continuato Boccaletti. 

“Il paragone è un po’ questo: se voi pensate all’Italia del 1900 e la trasformazione che ha fatto dal 1900 al 1980, quando i consorzi di bonifica hanno trasformato la maggior parte del territorio italiano, quando abbiamo riforestato, abbiamo triplicato la copertura forestale di questo paese nel XX secolo: quella è la dimensione della trasformazione che ci aspetta. Perché questo è il problema che stiamo cercando di gestire: un territorio idraulico non più sicuro che va rimesso in sicurezza. Quindi le dimensioni ci devono riportare a quei periodi degli anni ’50 e ’60, quando affrontavamo il futuro del territorio come il nostro futuro”, ha concluso Boccaletti.

Rinnovo Patente? Facile ed Economico

Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet