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Don Giuseppe Fusari è un sacerdote, uno studioso di arte, un docente universitario e uno scrittore diventato celebre sui social media come il ‘prete influencer’ o il ‘prete culturista’. Don Fusari si mostra spesso con un fisico scolpito e tatuaggi dedicati a Dio, spiegando che l’allenamento con i pesi è fondamentale per la sua salute mentale e il suo ministero. Tuttavia egli è soprattutto un importante storico dell’arte e docente universitario. È stato inoltre direttore del Museo Diocesano di Brescia per dieci anni. Autore di numerosi testi di saggistica, storia e spiritualità, ha ottenuto una grandissima risonanza nel mondo letterario vincendo il prestigioso ‘Premio Letterario Neri Pozza’ con il suo romanzo noir d’esordio intitolato ‘La regola dell’ Arte’, edito successivamente anche con il titolo d’opera affine alle sue rubriche social, ‘I morti non mi sono mai piaciuti’. Il percorso di don Giuseppe Fusari unisce rigore scientifico, gestione istituzionale e creatività letteraria, rendendo la sua figura un candidato ideale per ricevere il ‘Riconoscimento Speciale alla carriera Luigi Catta’, istituito all’interno del Premio Letterario La Tore Isola d’Elba. Succedere a una figura di enorme impatto pubblico come Antonio Di Pietro (primo storico vincitore del Riconoscimento speciale Catta nel 2026) segna un cambio di passo affascinante per il premio, passando dalla cronaca giudiziaria e la storia politica alla divulgazione della bellezza e alla cultura umanistica. Ecco come si articolano le sue tre anime professionali e come si sposa perfettamente con questo prestigioso encomio marinese. La Carriera Accademica: Don Fusari non è soltanto un comunicatore, ma prima di tutto uno studioso rigoroso. La sua carriera accademica si sviluppa principalmente come docente di Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Brescia e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. La produzione scientifica: ha al suo attivo circa trenta (diconsi trenta) pubblicazioni e saggi storici incentrati sulla pittura rinascimentale e barocca lombarda, oltre a studi filologici volti alla tutela del patrimonio sacro. Questo background risponde perfettamente ai criteri del premio speciale, che intende valorizzare personalità che hanno dedicato la vita all’approfondimento culturale e all’insegnamento di alto profilo. Per dieci anni, don Fusari ha ricoperto il ruolo di Direttore del ‘Museo Diocesano di Brescia’ (precedentemente operando come conservatore). Sotto la sua guida, l’istituzione non è stata un semplice contenitore di paramenti e pale d’altare, ma un centro vivo di mostre (dal Rinascimento al contemporaneo) e di inclusione territoriale. Il suo ruolo ha dimostrato forti capacità manageriali e istituzionali, doti speculari a quelle celebrate dallo stesso premio ‘Luigi Catta’, nato proprio per ricordare la grande operosità e l’imprenditoria illuminata capaci di lasciare il segno nel tessuto socio-culturale. La terza colonna della sua carriera è quella puramente narrativa. Il suo debutto con il romanzo giallo ‘I morti non mi sono mai piaciuti’ ha letteralmente scompaginato i giochi vincendo il Premio Letterario Nazionale Neri Pozza. Nel romanzo, l’omicidio di un critico d’arte diventa il pretesto per esplorare i chiaroscuri dell’animo umano. Fusari riversa nella scrittura tutta la sua conoscenza enciclopedica dei beni culturali, trasformando l’esperienza istituzionale e accademica in una narrazione accessibile al grande pubblico. Ricevere il premio dopo Antonio Di Pietro completa la missione del ‘Riconoscimento speciale alla carriera Luigi Catta’ perché premia l’impatto trasversale del vincitore sulla società italiana ossia mentre Di Pietro ha rappresentato la ricerca della verità attraverso le aule di giustizia (celebrato nel 2026 con l’opera scultorea ‘Le mani della giustizia’ di Francesca Groppelli), don Giuseppe Fusari incarna la ricerca della verità e del bene attraverso la cultura, l’arte e la parola scritta. Il premio alla carriera celebra proprio questo: la capacità rara di unire la cattedra universitaria, la direzione museale e la letteratura in un unico grande progetto di divulgazione contemporanea, capace di parlare sia agli accademici sia ai giovani sui social network.

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