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Non conosce tregua la guerra in Ucraina: nella notte tra il 26 e il 27 settembre una serie di raid russi ha colpito la città portuale di Odessa, ferendo almeno due persone e provocando diversi incendi, con colonne di fumo visibili sulla città. Secondo il governatore della regione, Oleh Kiper, i bombardamenti hanno interessato abitazioni private, un impianto produttivo e alcuni magazzini; un negozio di ferramenta della città è stato colpito due volte nel corso della giornata.
Anche la capitale Kiev è stata bersaglio di un nuovo attacco con droni nella serata di sabato: i bombardamenti hanno danneggiato abitazioni in due quartieri, ferendo una donna, e provocando danni alla facciata di un edificio residenziale di cinque piani nel distretto di Solomyanskyi. Con il fronte in gran parte bloccato, la Russia continua a colpire le città ucraine con attacchi aerei, droni e missili balistici, mentre Kiev risponde con droni contro impianti petroliferi e siti dell’industria della difesa russa.
“È evidente che i russi non hanno intenzione di porre fine alla guerra, almeno non al momento. Putin trova sempre qualche pretesto per non incontrarci, per non istituire un formato trilaterale, per non dialogare, per non fermare le uccisioni. È da anni che si comporta così, e tutti i nostri partner se ne rendono conto. Sta cercando pretesti per continuare la guerra. È sempre la solita storia, e il nostro recente incontro con il presidente degli Stati Uniti lo dimostra”, ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso quotidiano serale, aggiungendo che gli Usa “condividono questa valutazione”.
La mediazione vaticana
Sul fronte diplomatico, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, è già a Mosca in vista della sua terza missione nella capitale russa, che inizierà ufficialmente domani e proseguirà per tre giorni di incontri. La visita arriva dopo quella di luglio in Ucraina, durante la quale il cardinale aveva visitato un campo di prigionieri russi e ricevuto la richiesta di fare lo stesso in territorio russo per verificare le condizioni dei militari ucraini catturati. “Il cardinale Matteo Zuppi è sempre il benvenuto a Mosca”, ha detto l’ambasciatore russo presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky. “Ogni volta che si riesce a raggiungere un’intesa, si tratta di un risultato di grande rilevanza, che naturalmente accogliamo con favore. Siamo molto grati al cardinale Zuppi per il suo contributo”.
Quanto invece allo scambio di prigionieri civili, “si tratta di un tema nuovo ed è ancora difficile dire quali sviluppi potrà avere. Sarà necessario un lavoro approfondito per stabilire con precisione chi rientri in questa categoria. Sulla base degli elenchi ricevuti finora, è ancora difficile valutare in quale misura tali scambi saranno possibili”, dice il diplomatico. Infine per Soltanovsky “il riarmo dell’Europa è un processo pericoloso ed è, purtroppo, anche il risultato della completa assenza di dialogo tra Russia e Paesi della Ue. Osserviamo che una parte delle élite europee cerca di riarmare non soltanto i Paesi, ma anche le menti e i cuori degli europei che vivono gravi problemi economici. Sono proprio queste forze a sabotare il processo di pace in Ucraina”.
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