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Potrebbe essere il prossimo Discorso di Sant’Ambrogio uno degli ultimi appuntamenti del decennale di Mario Delpini alla guida dell’Arcidiocesi di Milano. In un’intervista al Corriere della Sera, l’arcivescovo affronta il tema della proroga del suo mandato concessa da Papa Leone XIV e riflette sul rapporto con il tempo e con il ruolo che ancora ricopre.

La proroga del mandato e i cambiamenti: “Opportuno sapere quando è il momento di congedarsi”

Delpini racconta di considerare le scadenze come un elemento importante del proprio incarico. “Sono amico delle scadenze. Ritengo sia opportuno sapere che viene il momento di congedarsi e mettere in ordine la scrivania, chiudere i raccoglitori di documenti, fare quello che si può per rendere accogliente la casa per il successore” La decisione di Papa Leone XIV viene interpretata anche come un segnale di stima personale e come una scelta legata alla complessità del momento per la Chiesa lombarda. “Nella scelta di Papa Leone e nelle parole che ci siamo scambiati riconosco un segno di stima nei miei confronti e una consapevolezza della complessità della scelta del successore”. Inoltre, la proroga consente di accompagnare con gradualità i cambiamenti ai vertici della diocesi lombarde, “riconosco anche una saggezza nel rendere graduali i cambiamenti nella Conferenza Episcopale Lombarda, dal momento che quest’anno il Papa dovrebbe provvedere alla sostituzione dei vescovi di tre diocesi importanti: Bergamo e Como, oltre a Milano”.

Il rapporto con Milano: “Ascoltato sì, ma irrilevante dappertutto”

Nel bilancio del suo rapporto con la città, Delpini restituisce un’immagine fatta di ascolto ma anche di distanza. L’arcivescovo racconta di aver incontrato realtà nelle quali si è sentito compreso, accanto ad altre in cui il proprio messaggio non è arrivato. “Ho avuto l’impressione di essere ascoltato dappertutto. Ho avuto anche l’impressione di essere irrilevante dappertutto“. Una definizione che Delpini stesso approfondisce spiegando di aver avvertito, in alcune occasioni, una difficoltà nel trasmettere il significato di ciò che cercava di comunicare, ” a volte ho la sensazione che il senso di ciò che cerco di trasmettere non sia colto”. Ma non manca di menzionare anche le esperienze positive: “Altre volte, per esempio in tanti incontri nelle parrocchie, mi sono sentito capito”.

Le priorità per Milano alle elezioni comunali

Nel 2027 Milano sarà chiamata alle urne per le elezioni comunali e il tema del futuro della città entra anche nella riflessione dell’arcivescovo. Delpini individua alcune questioni sociali che considera centrali: “Non saprei come si possa inserire in una proposta amministrativa quello che è necessario per ringiovanire Milano, per vincere la solitudine delle persone anziane, e non solo, per rendere sostenibile vivere a Milano, lavorando onestamente, per rimediare alla scandalosa ricchezza dei ricchi e alla povertà dei poveri”.

Nel ragionare sulle disuguaglianze, Delpini torna sul concetto di responsabilità sociale della ricchezza. L’arcivescovo riconosce l’esistenza di persone benestanti che contribuiscono alla comunità senza cercare visibilità. “So che ci sono ricchi che restituiscono molto, danno molto senza farsi pubblicità”, comportamento che, secondo Delpini, può manifestarsi anche attraverso la cura dei lavoratori e dell’ambiente nel momento in cui si svolgono le proprie attività economiche. Ma non esclude comportamenti opposti: “Immagino che ci siano anche ricchi che continuano a saccheggiare la città”. Poi, con il consueto tono ironico, aggiunge: “Però, francamente, di ricchi ne conosco pochi”.

Sicurezza: “La narrazione può diffondere paura e sfiducia”

La sicurezza sarà uno dei temi della prossima campagna elettorale. Delpini racconta di muoversi anche in metropolitana e a piedi per Milano, pur sottolineando di trovarsi in una condizione privilegiata. “Sono un privilegiato perché spesso ho qualcuno che mi accompagna. Ma mi capita anche di andare in metropolitana o camminare per Milano senza timori”. L’arcivescovo esprime poi la propria stima per le forze dell’ordine, ma invita a riflettere anche sulla rappresentazione della sicurezza in città: “So che possono succedere anche cose terribili, ma mi accompagna spesso il sospetto che la narrazione di Milano sia organizzata per diffondere paura e sfiducia”.

Il “voto cattolico” e la scelta dei futuri amministratori

Sul cosiddetto “voto cattolico”, Delpini ricorda che le amministrative servono a scegliere chi dovrà governare la città “per il bene comune”. Parlando dei sindaci che hanno guidato Milano negli ultimi anni, l’arcivescovo afferma: “La mia percezione è che i sindaci di Milano, per quanto molto diversi, siano stati finora persone serie e oneste. Però le mediazioni sono inevitabili”.

Il futuro e messaggio al successore: “La Chiesa migliore del mondo”

Di fronte a una Milano secolarizzata, Delpini ribadisce la necessità per la Chiesa ambrosiana di continuare la propria missione i annunciare il vangelo di Gesù a ogni creatura, perché tutti possano sperare, riconoscersi fratelli, prendersi cura dei “piccoli”. Tra gli esempi cita anche Mind e il progetto del “Monastero ambrosiano”, legato al rapporto tra innovazione, tecnologia e ricerca sull’umano. Infine, Delpini guarda a chi raccoglierà la sua eredità. Il bilancio dei suoi anni milanesi è affidato a una frase ironica: “Nei “miei anni” sono accadute molte buone intenzioni e modestissime realizzazioni”.

Al futuro arcivescovo lascia però parole di grande riconoscenza per la diocesi: “Ti viene affidata la Chiesa migliore del mondo, il clero migliore del mondo, la storia più bella del mondo. Devi essere fiero e grato di essere vescovo a Milano“. Concludendo con una battuta sul proprio operato: “Se poi riesci a essere migliore del tuo predecessore, e non credo che ci voglia molto, questa sarebbe una cosa buona”.

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