Rinnovo Patente all'Isola d'Elba? Facile ed Economico

image

Da Angelo Airò Farulla, per Autorə in Vantina

Venerdì 11 settembre 2026, alle ore 21:30, si terrà il decimo e ultimo incontro della rassegna letteraria Autorə in Vantina, organizzata dal comune di Capoliveri, dalla libreria MardiLibri di Portoferraio e dalla Pro loco di Capoliveri.
Ospite della serata sarà Veronica Raimo: in dialogo con Luca Starita (presenza ormai nota al pubblico della rassegna), parlerà del suo ultimo romanzo, “Non scrivere di me” (Einaudi 2026).

Raimo ha esordito nel 2007 con “Il dolore secondo Matteo” (minimum fax). Per Einaudi ha pubblicato “Niente di vero” (2022), con il quale ha vinto la IX edizione del Premio Strega Giovani e il Premio Viareggio-Rèpaci. Ha collaborato alla sceneggiatura di “Bella addormentata” di Marco Bellocchio e tradotto opere di Francis Scott Fitzgerald, Octavia E. Butler, Ray Bradbury e Ursula K. Le Guin.

“Non scrivere di me” è la storia, in prima persona, di una trentacinquenne «tormentata, alle prese con un amore altrettanto tormentato»: S. (così il nome della protagonista) è una studentessa che s’innamora di un reazionario americano bello e dannato (Dennis May). Dopo averla violentata, quest’ultimo finirà la sua vita «in tuta e berretto da baseball», distrutto dagli psicofarmaci.

Battendo le vie infinite «dell’autoinganno», il romanzo mostra la natura ossessionante e totalizzante, allucinatoria e invincibile del desiderio. Narrata in un indicativo presente che, nonostante i continui avvolgimenti all’indietro, «non si scioglie nel tempo passato», la vicenda gira continuamente intorno al fatto, al trauma, alla violenza subita: la evita e contemporaneamente la richiama, paragrafo dopo paragrafo; così che il romanzo assume alla fine «l’austerità» di una pagina «in cui non succede nulla, ovvero tutto»; e si vela della soffusa, perenne incertezza di «una novella incompiuta che avrei potuto editare all’infinito».

Raimo mette in scena un incantamento erotico nel quale la violenza non si fa mai cifra di scrittura, pur essendo di ogni cosa causa e ragione. La lingua che ne deriva espone piuttosto gli strascichi di una realtà mai completamente realizzata. Una lingua asciutta, che l’autrice – come fa immaginare sul finale alla protagonista del romanzo – sembra aver voluto «neutra, priva di sfumature, una lingua dove non esistono eufemismi e metafore. Una lingua dove ogni parte del corpo ha un suo nome specifico, ogni azione non ne indica un’altra. Una lingua priva di trasformazione. Priva di interpretazione. Priva di ricompense. Una lingua fredda, persino inespressiva».

Rinnovo Patente all'Isola d'Elba? Facile ed Economico

Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet