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Frassinetti ad Affaritaliani: “Così stiamo cambiando l’Italia”
Paola Frassinetti, sottosegretario all’Istruzione e al Merito, è una delle figure di riferimento del governo Meloni sui temi della scuola, dell’inclusione e della legalità. Parlamentare di lungo corso e docente, segue da vicino i principali dossier del ministero, dalle riforme dell’istruzione al contrasto della dispersione scolastica.
Proprio commentando gli ultimi dati ISTAT e INVALSI, che certificano il raggiungimento con cinque anni di anticipo dell’obiettivo europeo sull’abbandono scolastico, Frassinetti ha parlato di un risultato “storico”, sottolineando come le politiche adottate dal governo stiano producendo effetti concreti soprattutto nelle aree più fragili del Paese.
In questa intervista ad Affaritaliani affronta i principali temi dell’attualità, dalla sicurezza nelle scuole al disagio giovanile, fino alle sfide che attendono il sistema educativo italiano.
«Negli ultimi mesi abbiamo assistito a manifestazioni gestite in modo molto diverso, da Bologna a Modena. C’è chi sostiene che in alcune città le istituzioni locali siano molto più tolleranti verso determinate proteste, mentre assumano atteggiamenti ben diversi in altri contesti. Dal suo punto di vista, esiste il rischio di creare la percezione di uno Stato che applica regole diverse a seconda della piazza o del colore politico?»
Quanto accaduto a Bologna impone che la verità dei fatti vada ricercata fino in fondo e, fermo restando questo principio, è davvero intollerabile che si possa consentire la violenza contro le Forze dell’Ordine. Bisogna quindi saper distinguere la morte drammatica di Kafir dalle violenze scaturite alla manifestazione indetta dal Sindaco di Bologna.
Non penso che sia lo Stato ad applicare regole diverse ma che invece dalla sinistra ci siano reazioni diverse determinate da pregiudizi e faziosità. Trovo ad esempio assurdo che per l’attentato a Modena, dove un terrorista islamico si è lanciato con la sua auto sulla gente che passeggiava in centro provocando la morte di una donna e diversi feriti le reazioni sono state pressoché inesistenti, a differenza di Bologna che è stata messa sotto assedio.
«Il fenomeno delle baby gang e della criminalità minorile continua a destare forte preoccupazione. La recente maxioperazione delle forze dell’ordine in decine di province italiane conferma come il problema sia ormai nazionale. Quanto può fare la scuola per prevenire questi fenomeni e quali strumenti il Ministero sta mettendo in campo sul fronte dell’educazione alla legalità?».
La scuola non è ovviamente immune dai fenomeni di violenza giovanile che sono in costante aumento nelle nostre città. L’educazione ha un ruolo fondamentale nel contrastarli e gli strumenti che il Ministero dell’istruzione ha adottato sono variegati. Per i casi più difficili si può ricorrere anche ai metal detector mobili nelle scuole nel caso il Preside lo ritenga opportuno, di concerto con il Prefetto.
La misura più efficace però è, a parer mio, l’insegnamento del rispetto in educazione Civica. In questo contesto è fondamentale l’alleanza scuola-Famiglia e la riduzione della dispersione scolastica che ha contribuito a togliere 520.000 ragazzi dalle strade tenendoli a scuola.
«Sempre più spesso episodi di bullismo, aggressioni e intimidazioni avvengono dentro o nelle immediate vicinanze delle scuole. Ritiene necessario rafforzare la collaborazione tra istituzioni scolastiche, famiglie, forze dell’ordine e servizi sociali? E pensa che servano nuove misure specifiche per gli istituti più esposti?»
È indispensabile rafforzare la collaborazione tra istituzioni scolastiche, famiglie, forze dell’ordine e territorio, per intercettare tempestivamente situazioni di disagio e di rischio anche nelle scuole. Come dicevo prima il Governo e il Ministero hanno già introdotto strumenti importanti come il rafforzamento dell’educazione civica con la cultura del rispetto come asse portante delle nuove Linee guida, la riforma del voto in condotta, l’inasprimento delle pene per chi aggredisce il personale scolastico e la nuova normativa sul bullismo e sul cyberbullismo, che mette le scuole nelle condizioni di intervenire con maggiore efficacia.
Accanto all’educazione servono però anche strumenti di prevenzione concreta come i metal detector, che non rappresentano la volontà di trasformare le scuole in bunker. La tragedia di Abanoub Youssef, studente morto accoltellato da un compagno di scuola nella sua aula, ci ha ricordato che non possiamo permetterci di sottovalutare alcun segnale. Bisogna fare tutto ciò che è possibile affinché episodi come quello della Spezia non si ripetano mai più.
«Negli ultimi anni cresce il numero degli studenti con disabilità e con bisogni educativi complessi, mentre molte famiglie continuano a denunciare difficoltà legate al sostegno, alla continuità didattica e alla carenza di personale specializzato. Quali interventi concreti sono previsti affinché il diritto all’inclusione non rimanga soltanto un principio sulla carta?»
È attestato che l’Italia continua ad essere prima in Europa per inclusione scolastica e proprio perché i casi di disabilità crescono, la priorità del Ministero è stata quella di incrementare i docenti di sostegno e la specializzazione ampliando la piattaforma e l’offerta formativa all’Indire, in parallelo i corsi TFA degli Atenei.
Nello specifico sono state adottate misure che vanno incontro alle disabilità e ai singoli bisogni educativi, prima tra tutte la continuità didattica su richiesta della famiglia dello studente. Sono circa 60.000 i docenti di sostegno per i quali le famiglie hanno richiesto la conferma, ricordo anche che sono stati 7820 i docenti assunti quest’anno. E poi si evidenzia anche l’attenzione che l’Osservatorio permanente per l’Inclusione Scolastica ha riservato a ogni singola disabilità, istituendo commissioni tematiche proprio per approfondire ed essere più professionali.
«Accanto al tema della sicurezza cresce anche quello del disagio psicologico tra adolescenti: ansia, depressione, isolamento e abbandono scolastico. Ritiene che oggi la scuola debba assumere un ruolo ancora più centrale nell’intercettare queste fragilità? E come si può trovare un equilibrio tra inclusione, autorevolezza e rispetto delle regole?»
La scuola già svolge un ruolo fondamentale nell’intercettare precocemente situazioni di fragilità. In questa direzione abbiamo attivato da maggio di quest’anno “AscoltaMi”, una piattaforma digitale che offre agli studenti fino a cinque colloqui online gratuiti con uno psicologo.
È importante che chi ne abbia necessità possa trovarlo senza ostacoli e in tempi rapidi. Dall’impennata di disturbi alimentari, alla depressione e l’isolamento, fino ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo l’uso deviato dei social network costituisce la causa principale e qui si inserisce il divieto dell’uso degli smartphone anche alle scuole superiori disposto da questo Governo.
L’Italia è stata apripista in Europa con questa decisione coraggiosa che oggi raccoglie un consenso molto ampio, circa il 75% degli italiani la condivide e, dopo il primo anno di applicazione, il sostegno è ulteriormente cresciuto. Girando per le scuole molti ragazzi e ragazze mi hanno confidato di aver riscoperto il piacere di parlarsi, confrontarsi e vivere le relazioni.
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