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Un mare in tempesta, onde schiumose e la bandiera rossa che sventola visibile a tutti sul pennone dello stabilimento “La Spiaggetta” di Torvaianica. Un avviso chiaro che però non è bastato a fermare i bagnanti più imprudenti. In una sola giornata di sole e mare agitato, a mettersi di traverso tra la leggerezza della gente e il rischio di una tragedia è stato Denis Sguera, appena 17 anni, studente del liceo scientifico Copernico di Pomezia e assistente bagnanti per la stagione estiva.

Il bilancio finale della sua giornata parla chiaro: otto interventi consecutivi, un vero e proprio record di salvataggi calcolato dai presenti e finito dritto sui social. Otto persone riportate a riva sane e salve da un ragazzo che si divide tra i libri del percorso di Scienze applicate e il lavoro estivo per mettersi da parte qualche soldo prima di rientrare in classe a settembre.
Niente eroismi: la lezione di umiltà di Denis
Se online il suo nome è già diventato un simbolo, il diretto interessato preferisce restare defilato. Raggiunto al telefono direttamente nel lido del litorale romano, Denis si schermisce con una maturità disarmante. Nessun desiderio di mettersi in mostra, nessuna voglia di farsi celebrare o di trasformarsi nell’eroe del giorno.
Prima è il titolare dello stabilimento a spiegare che il ragazzo non cerca visibilità, poi è lo stesso Denis a ribadirlo al telefono con pochissime parole: “Non mi va di parlarne, ho fatto il mio lavoro e mi basta quello”. Una frase secca che sintetizza il senso del dovere di un giovane già con le idee molto chiare, supportato dall’esperienza maturata sul campo anche negli anni passati, come raccontano con orgoglio i genitori Sergio e Lumy Sguera.
La rabbia del web e l’ansia dei genitori
Mentre Denis schiva le interviste, la rete si è scatenata. Sulle piattaforme social la vicenda ha raccolto centinaia di messaggi di stima per il diciassettenne, ma anche durissimi attacchi contro l’irresponsabilità di chi decide di tuffarsi nonostante il divieto, mettendo a repentaglio la propria vita e quella di chi si getta in acqua per salvarli.
In molti chiedono per lui un riconoscimento ufficiale, proponendo persino un premio in Educazione civica a scuola o la nomina ad Alfiere della Repubblica. Un sentimento riassunto bene da uno dei post più virali della vicenda, che riporta l’attenzione sul prezzo emotivo pagato dalle famiglie di questi ragazzi: l’ansia e il sangue che si gela nelle vene ai genitori ogni volta che il figlio prende il pattino e va a lavorare, rischiando la propria vita solo perché qualcuno decide di fare il bagno a tutti i costi.
Tra il plauso generale della rete e la rabbia per le imprudenze dei bagnanti, resta l’immagine di un ragazzo educato, rigoroso e concentrato sul proprio lavoro, che a 17 anni ha preferito i fatti alle parole.
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