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Maldive, la stretta sulle immersioni dopo la tragedia

Dopo la tragedia costata la vita a cinque sub italiani durante un’immersione in una grotta oltre il limite regolamentare dei 30 metri, le Maldive si preparano a cambiare le regole sulle attività subacquee più estreme. Il governo dell’arcipelago ha annunciato l’intenzione di introdurre una nuova legge per disciplinare le immersioni tecniche, finora vietate nel Paese. A comunicarlo è stato il portavoce governativo Mohamed Hussain Shareef, che ha spiegato come la futura normativa servirà a regolamentare in modo rigoroso questo tipo di attività. L’obiettivo è aprire in maniera controllata le immersioni tecniche, consentendole esclusivamente a ricercatori e subacquei certificati.

Secondo quanto riferito, con l’entrata in vigore della legge verranno rilasciati permessi specifici, ma solo a operatori altamente qualificati e in possesso di competenze specialistiche. Le autorità hanno sottolineato che si tratta di attività che richiedono “un altissimo livello di esperienza” e che saranno quindi soggette a linee guida molto stringenti. Shareef ha precisato che le discussioni preliminari per la stesura del provvedimento sono appena iniziate, ma che l’iter legislativo potrebbe procedere rapidamente. Il nuovo quadro normativo sarà elaborato anche in consultazione con gli operatori del settore.

Con questa riforma, le Maldive- oggi tra le poche destinazioni al mondo dove le immersioni tecniche sono ancora vietate- si avviano dunque verso una regolamentazione più strutturata, nata anche alla luce del recente incidente che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza delle immersioni estreme.

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