Rinnovo Patente? Facile ed Economico

Sabato 25 aprile, il corteo della Liberazione si è trasformato in uno scontro aperto tra la Comunità Ebraica e l’Anpi, tra accuse di antisemitismo, denunce per diffamazione e il rischio concreto di una fine definitiva della manifestazione unitaria. In un clima di tensioni senza precedenti, che mette a dura prova il valore della memoria condivisa, abbiamo raccolto una riflessione del presidente di MI’mpegno Carmelo Ferraro, presente nella piazza, su quanto accaduto. L’INTERVISTA.
Colpisce perché il 25 aprile dovrebbe essere il giorno dell’unità, non della divisione. Invece abbiamo assistito a episodi gravi: persone e gruppi allontanati in modo ignobile e anche violento. Mi riferisco alla Brigata Ebraica, e insieme a loro alla comunità degli iraniani, ai giovani di Forza Italia e ai tanti cittadini che erano con loro semplicemente per partecipare.
Perché è un problema che riguarda tutti?
Perché la Festa della Liberazione è di tutti. Non appartiene a qualcuno in particolare, né può essere “gestita” da chi decide chi è degno e chi no. La libertà, per definizione, non esclude. È nata proprio per includere, per garantire pluralismo, dignità, rispetto reciproco.
C’è il rischio di perdere il significato originario?
Il rischio c’è, ed è concreto. Quando una manifestazione nata per celebrare la libertà diventa luogo di esclusione, si perde il senso profondo della memoria. La Liberazione non è una bandiera da difendere contro altri, ma un patrimonio comune da custodire insieme.
Un messaggio che vuole lanciare?
Serve rispetto. Serve capacità di stare insieme anche nelle differenze. Nessuno è più degno o più legittimato di altri a essere presente il 25 aprile. Questa è la base della convivenza civile. Tutto ciò soprattutto in questi momenti già lacerati ancora da guerre sanguinose molto vicine a noi
Un riconoscimento particolare?
Sì, voglio esprimere un ringraziamento sincero agli amici dei City Angels. Sono sempre presenti, si mettono al servizio degli altri, spesso in silenzio e con grande sacrificio. In momenti come questi rappresentano un esempio concreto di cosa significhi davvero prendersi cura della comunità.
Le immagini di questa giornata raccontano una piazza viva, plurale. Ma ricordano anche quanto sia fragile l’equilibrio tra memoria e presente. Il 25 aprile resta un punto fermo della nostra storia. Proprio per questo, più che mai, deve continuare a essere uno spazio aperto, condiviso, rispettoso di tutti.
Rinnovo Patente? Facile ed Economico
Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet