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Con Milei, Noboa e Bukele, Trump salda il fronte conservatore regionale e rivendica i colpi inflitti all’Iran, attacca il narcotraffico e Cuba
Donald Trump ha riunito nel suo golf club di Miami, non lontano da Mar-a-Lago, alcuni dei principali leader della destra latinoamericana per il vertice “Shield of America”, la nuova iniziativa con cui punta a rafforzare nella regione la sua linea contro immigrazione illegale, criminalità e cartelli della droga.
Al summit partecipano il presidente argentino Javier Milei, quello dell’Ecuador Daniel Noboa e il leader di El Salvador Nayib Bukele, che lo scorso anno aveva messo a disposizione la maxi prigione salvadoregna per la deportazione di migranti venezuelani. Trump ha anche scelto come inviata speciale dell’iniziativa Kristi Noem, l’ex governatrice del South Dakota appena rimossa dall’incarico di segretaria alla Sicurezza interna.
Il presidente americano ha sfruttato il vertice per lanciare una serie di messaggi su più fronti. Il primo riguarda Cuba. Trump ha detto che il governo dell’isola “è al capolinea”. “Direi che Cuba è arrivata agli ultimi momenti di vita almeno così come la conosciamo. Avrà una nuova vita fantastica”. Il Tycoon ha rivelato che “Stanno negoziando con me e con Rubio e credo che con loro si riuscirà velocemente ad arrivare a un deal. Non hanno denaro, non hanno petrolio, c’è filosofia errata con un regime che si è comportato così ormai da tanto tempo”, concludendo: “Cuba è un disastro”.
L’altro fronte toccato da Trump è stato l’Iran. Il presidente ha rivendicato l’andamento dell’operazione militare, sostenendo che gli Stati Uniti stanno andando “molto bene” e che “è stato incredibile”. Ha quindi affermato che in tre giorni sono state distrutte “42 navi della Marina militare” iraniana, oltre a buona parte dell’aviazione e alle telecomunicazioni.
Il passaggio più duro è arrivato proprio sulle comunicazioni di Teheran: “Le loro comunicazioni e telecomunicazioni sono interrotte. Non so come comunichino adesso, ma immagino che troveranno un modo”. Trump ha poi sostenuto che gli Stati Uniti hanno “neutralizzato” l’aeronautica iraniana e interrotto le comunicazioni del Paese, presentando l’operazione congiunta con Israele come “un servizio che non stiamo fornendo solo al Medio Oriente, ma al mondo intero”.
Trump ha motivato la guerra sostenendo che l’Iran fosse vicino a ottenere armi nucleari. “Guardate il 7 ottobre e tutto il sangue versato negli ultimi 47 anni. Doveva essere fatto”.
Nel discorso non è mancato un riferimento ai caduti americani. I soldati morti nella guerra in Iran, ha detto, sono “grandi eroi del nostro Paese”, assicurando che Washington cercherà di ridurre le perdite al minimo.
Trump ha poi spostato il discorso sul Messico e sui cartelli della droga, sostenendo che “I cartelli della droga governano il Messico”, che il Paese “è troppo vicino agli Stati Uniti” e che “il Messico è l’epicentro delle violenze dei cartelli”. Su Claudia Sheinbaum ha usato toni ambivalenti: “Mi piace la presidente del Messico Claudia Sheinbaum, ha una bella voce” e, in un altro passaggio l’ha definita “un’ottima persona, una bella donna con una bella voce”.
Il passaggio più duro è arrivato quando ha detto che “alcuni leader sudamericani sono in pericolo” a causa dei cartelli e che, se richiesto, “Useremo missili”, definiti “estremamente accurati, che possono arrivare dritti in soggiorno”. Trump ha aggiunto che “Molti dei cartelli hanno sviluppato sofisticate operazioni militari, altamente sofisticate in alcuni casi”, tanto che in alcuni casi sarebbero “più potenti dell’esercito del Paese”. Da qui la sua conclusione: “Non possiamo permetterlo. Sono un cancro. Dobbiamo sradicarli, stanno conquistando il Paese, i cartelli gestiscono il Messico”.
Il vertice di Miami diventa così il punto in cui Trump salda la costruzione di un asse conservatore in America Latina con una narrazione di forza sul piano internazionale. Da una parte la promessa di riportare ordine nell’emisfero occidentale, dall’altra il messaggio che gli Stati Uniti intendono colpire senza esitazioni i propri avversari, dai cartelli della droga all’Iran, passando per Cuba.
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