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Trump, record negativo: il 60% degli americani lo boccia. Spannaus: “Midterm a rischio per i repubblicani”

Cala il consenso per Donald Trump. Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Abc News e Washington Post, l’insoddisfazione verso l’operato del tycoon ha raggiunto la soglia record del 60%, segnando il punto più basso dall’inizio del suo secondo mandato. Le critiche più aspre si concentrano sull’inflazione, sulla politica dei dazi e sulla gestione dell’immigrazione. Si pone dunque un interrogativo: questo dato segnala un logoramento strutturale del consenso oppure si tratta di una fase congiunturale legata a dinamiche globali destinate a rientrare? E ancora: questo calo può tradursi in un problema politico concreto per Trump in vista delle prossime scadenze elettorali?

A fare chiarezza è Andrew Spannaus, giornalista e analista americano, che ad Affaritaliani dichiara: “Il fallimento sostanziale della politica economica di Trump mette decisamente a rischio il consenso. Un nocciolo duro manterrà il sostegno per il presidente, ma tra quelli che speravano di vedere effetti concreti del nuovo corso emerge già un certo grado di delusione, che rischia di contribuire alla probabile sconfitta dei repubblicani nelle prossime elezioni di medio termine”. 

Inflazione e dazi sembrano essere i punti più critici (65% e 64% di disapprovazione): questo dato segnala un logoramento strutturale del consenso su temi economici centrali per l’elettorato americano, oppure è una fase congiunturale legata a dinamiche globali che potrebbero rientrare?

“Quello che sembrava una questione solo congiunturale si rivela invece un problema a lungo termine. Cioè, Trump ha sfruttato la questione inflazione per vincere le elezioni contro Biden, promettendo di abbassare i prezzi immediatamente. Ovviamente non è stato capace di farlo, anche perché non è così semplice, e in più ha peggiorato di fatto la situazione grazie all’utilizzo dei dazi in modo indiscriminato.

Quindi ora si trova ad affrontare il quadro dei prezzi che continuano ad aumentare e la gente che sente la difficoltà di mantenere un costo della vita accettabile. È un tema centrale per le fortune politiche di Trump, che nonostante tutti gli altri problemi soffre di più proprio su questo punto: come rendere la vita più abbordabile per gli americani che, nonostante i piccoli miglioramenti negli ultimi anni, soffrono ancora la difficoltà persistente che dura da circa quarant’anni”.

Il 64% degli intervistati considera Trump “scollegato dalle principali preoccupazioni del Paese”, ma allo stesso tempo i democratici al Congresso non appaiono come un’alternativa credibile (solo il 31% li indica come più affidabili contro il 33% che sceglie Trump). Siamo di fronte a una crisi di leadership bipartisan o a un vantaggio competitivo ancora saldo per Trump nonostante il calo di consenso?

“Il problema è bipartisan nel senso che entrambi gli schieramenti soffrono le difficoltà di lungo termine della classe media e bassa negli Stati Uniti. I democratici hanno capito che devono concentrarsi su questo punto nel dibattito pubblico, sfruttando gli errori di Trump nel promettere troppo e poi attuare una politica incoerente che ha peggiorato la situazione, ma convincere la popolazione di avere le soluzioni, dopo tanti anni di fallimenti, non è così facile.

Joe Biden ci aveva provato, con una politica mirata ad aiutare proprio le zone che avevano più sofferto dalla globalizzazione, ma ci vuole tempo per i cambiamenti strutturali nell’economia. Biden ha tentato di attuare una nuova politica industriale per ricostruire il settore manifatturiero, portando ad un forte aumento degli investimenti nel settore.

Trump afferma di volere fare la stessa cosa, ma la sua incoerenza nella politica economica frena i risultati. In questo senso le istituzioni americane devono capire come lavorare in modo più efficace per fare combaciare la strategia di lungo termine, con un maggiore intervento pubblico a favore dell’economia produttiva, con gli effetti immediati di aiuto per la popolazione”. 

Nel campo repubblicano emerge una frattura tra sostenitori del movimento MAGA (54%) e conservatori più distanti (42%), molti dei quali criticano la gestione di inflazione, dazi e politica estera. Questa divisione può tradursi in un problema politico concreto per Trump in vista delle prossime scadenze elettorali?

“Nel mondo conservatore c’è stato un grande sostegno per Trump, sentito a livello culturale e politico, che in parte ha trasformato il partito repubblicano. C’è meno enfasi su temi conservatori tradizionali come il libero mercato, adottando la visione più interventista, ma anche meno ragionata, dell’America First.

Il fallimento sostanziale della politica economica di Trump in questo primo anno mette decisamente a rischio il consenso. Un nocciolo duro manterrà il sostegno per il presidente, ma tra quelli che speravano di vedere effetti concreti del nuovo corso emerge già vedendo un certo grado di delusione, che chiaramente contribuisce ai numeri bassi nei sondaggi e quindi rischia di contribuire alla probabile sconfitta dei repubblicani nelle prossime elezioni di medio termine”.

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