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Omicidio Messina, il killer e quella confessione a metà che nasconde qualcosa
Emergono nuovi dettagli sul terribile omicidio di Messina, Sara Campanella è stata uccisa martedì mattina in strada con una coltellata alla gola da Stefano Argentino, un suo compagno di corso in Università. Il killer ha confessato ma ha omesso diversi particolari e soprattutto non dice nulla sull’arma del delitto e il movente.
Durante il confronto con gli inquirenti l’assassino non ha mostrato alcun rimorso. “È consapevole di quel che ha fatto, è prostrato — ha detto il suo avvocato e lo riporta Il Corriere della Sera — ma non ha mai parlato di pentimento. D’altronde nessuno gli ha chiesto se fosse pentito”. Stefano era ossessionato da Sara, amplificava ogni suo gesto, si lamentava che lei non gli sorridesse. Ai pm ha raccontato di averla avvicinata, il giorno del delitto, per sapere come era andata l’operazione che aveva subito e per domandarle perché non avesse mai risposto a un messaggio che lui le aveva mandato tre mesi prima.
Lei – prosegue Il Corriere – aveva fatto “scena muta”, queste le parole usate dall’assassino, ed era stata fredda e indifferente come già in passato era accaduto. Era convinto di essere ricambiato. “Pensava che anche lei provasse qualcosa o che almeno in qualche momento potesse aver provato qualcosa — ha svelato il suo avvocato — si era illuso, ma ha ammesso che non erano mai stati fidanzati”.
Anche sulla fuga tentata dopo l’aggressione lo studente, che da Messina è corso dai genitori a Noto, è rimasto in silenzio. Ma per il gip la madre era pronta ad aiutarlo a sottrarsi alle indagini. Ne sarebbe prova il biglietto lasciato all’altro figlio in cui annunciava di doversi allontanare per fantomatici motivi di salute. “Dietro l’allontanamento invece — secondo il magistrato — si nascondeva la volontà della donna di aiutare il ragazzo a non farsi trovare”.
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