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La corsa di molti imprenditori verso la rimozione dal regime sanzionatorio UE incontra un ostacolo inatteso: Cipro. Nicosia, attualmente alla guida della presidenza dell’Unione Europea, si è schierata contro la revoca delle restrizioni imposte tra gli altri al miliardario Alisher Usmanov, cambiando repentinamente una posizione che fino a pochi mesi fa era neutrale. Dietro la mossa, secondo fonti diplomatiche, ci sarebbero vecchi contenziosi con la Turchia e pressioni indirette provenienti da Ankara.
Negli scorsi anni, la discussione sulle sanzioni ai cittadini russi seguiva un percorso “tecnico-legale”. I Paesi valutavano le prove sull’infondatezza delle accuse e sulle eventuali violazioni. Ma venerdì, durante i colloqui al COREPER, Cipro ha spostato il dibattito dal terreno legale a quello politico, introducendo elementi di geopolitica esterna e relazioni bilaterali con la Turchia.
Fonti europee rivelano che la decisione di Nicosia è stata influenzata da una lettera inviata dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan al primo ministro slovacco Robert Fico, e condivisa informalmente con altri Paesi – Uzbekistan, Kazakistan, Azerbaigian e Kirghizistan – oltre ad alcuni Stati mediorientali. Tutti questi Paesi hanno espresso il loro sostegno alla rimozione di Usmanov dalle sanzioni.
Il cambiamento di posizione di Cipro, spiegano le fonti, è un riflesso dei “disaccordi storici” con la Turchia, un atteggiamento insolito per un Paese NATO e presidente di turno dell’UE. In passato, Nicosia aveva mantenuto neutralità sulle sanzioni di Usmanov, arrivando persino a sostenere la rimozione dalla black list di Bruxelles della sorella del magnate, Gulbakhor Ismailova.
Il nodo è delicato in quanto le sanzioni UE richiedono l’unanimità dei 27 Stati membri. Con la Slovacchia e l’Ungheria favorevoli alla rimozione di diversi imprenditori dalla lista, l’opposizione di Cipro potrebbe bloccare l’estensione del regime che interessa circa 2.700 persone legate alla Russia. Senza consenso, la proroga delle sanzioni rischia di saltare, complicando ulteriormente le relazioni tra Bruxelles e Mosca.
“Dal punto di vista legale – spiegano fonti vicine ai negoziati – ci sono prove convincenti che dimostrano l’infondatezza delle sanzioni contro Usmanov. Ci troviamo di fronte a una situazione in cui la discussione non riguarda più questioni legali, ma rapporti bilaterali estranei alla gestione del regime sanzionatorio europeo”.
Il quadro resta fluido. Cipro agisce da “terza forza” nel voto, Ankara osserva, e il futuro di Usmanov nell’UE dipenderà più da dinamiche geopolitiche e diplomazia bilaterale che dal merito delle accuse. A giorni è attesa la decisione del Tribunale dell’Unione Europea. Per il miliardario russo di origini uzbeke, la partita non è ancora chiusa.
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