Rinnovo Patente? Facile ed Economico

A poche ore dalla prima serata del Festival di Sanremo, nella città che per una settimana diventa il centro dello spettacolo italiano, esplode la prima polemica destinata a far discutere ben oltre il palco dell’Festival di Sanremo. Al centro del caso c’è Ditonellapiaga, in gara con il brano “«”Che fastidio!”»”, finita nel mirino dell’organizzazione di Miss Italia per il titolo della sua canzone e dell’album omonimo.
Secondo quanto reso noto dall’organizzazione dello storico concorso di bellezza, l’utilizzo della denominazione “Miss Italia” nel progetto artistico della cantante non sarebbe legittimo. Non solo: nel mirino dei legali non c’è esclusivamente una questione di marchio, ma anche il contenuto del testo, ritenuto potenzialmente offensivo nei confronti delle partecipanti. Per questo motivo, la società che gestisce il concorso avrebbe affidato mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca per avviare un’azione giudiziaria. L’obiettivo dichiarato è duplice: ottenere l’inibizione all’uso del nome e chiedere un risarcimento per il presunto danno all’immagine.
Secondo l’accusa, alcune espressioni contenute nel brano sarebbero “lesive della dignità e dell’onore” delle ragazze che prendono parte alla competizione. Una posizione netta, che punta a tutelare non solo il brand ma anche la reputazione di un concorso che da decenni rappresenta un simbolo della bellezza italiana.
Sanremo 2026, la replica di Levante dopo le accuse
La replica di Ditonellapiaga non si è fatta attendere. L’artista ha espresso sorpresa e amarezza per la diffida ricevuta, sostenendo che il significato del brano sarebbe stato frainteso. “Speravo in un po’ di autoironia”, ha spiegato, chiarendo che la canzone non nasce con l’intento di attaccare il concorso. Secondo la cantante, il cuore del progetto è un percorso intimo e personale. Il riferimento a “Miss Italia” sarebbe una metafora, uno strumento narrativo per raccontare il rapporto conflittuale con l’immagine, con i canoni estetici e con la pressione sociale legata alla perfezione. “Parlavo di me”, ha sottolineato, ribadendo che il testo intende descrivere la fragilità che può nascondersi dietro un’apparenza impeccabile.
Nel suo racconto, anche una donna considerata bellissima può sentirsi insicura, triste o inadeguata. Il trucco, in questa chiave, diventa simbolo di una maschera dietro cui celare le proprie fragilità. Nessun attacco diretto alle concorrenti del concorso, dunque, ma una riflessione personale sulla bellezza.
Rinnovo Patente? Facile ed Economico
Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet