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Rottamazione Quinquies in corso ma è allarme per i “fuori quota”: ecco perchè migliaia di imprese sono a rischio chiusura

Mentre il dibattito politico si concentra sulla nuova Rottamazione Quinquies, un’ombra pesante si allunga su una vasta platea di contribuenti. Le domande per la definizione agevolata sono già partite  ma il meccanismo attuale nasconde una trappola normativa che rischia di soffocare l’attività imprenditoriale di chi ha pendenze derivanti da avvisi di accertamento che ricordiamo non identificano l’evasore fiscale, perchè a volte trattandosi di accertamenti presuntivi spesso celano delle cantonate legate alla mancata obiettività di aver preso un granchio da parte dei funzionari dell’agenzia delle entrate.

Il problema principale riguarda coloro che erano stati ammessi alla precedente Rottamazione Quater ma che, per ragioni spesso banali – come il pagamento di una rata con un solo giorno di ritardo o la dimenticanza di una singola scadenza – sono decaduti dal beneficio. Per questi contribuenti, la legge attuale non prevede appello: chi è decaduto dalla Quater non può, ad oggi, accedere ai nuovi benefici per gli stessi ruoli accertativi.

La situazione diventa drammatica quando i debiti derivano da avvisi di accertamento. A differenza delle normali cartelle esattoriali, questi atti diventano esecutivi in tempi rapidissimi. Senza la “copertura” di una rottamazione o di una rateizzazione attiva, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) è obbligata ad avviare le azioni esecutive: pignoramenti presso terzi, blocco dei conti correnti e fermi amministrativi.

I numeri del dissenso: una platea silenziosa ma vasta

Si stima che siano centinaia di migliaia i contribuenti (tra piccoli professionisti, artigiani e PMI) che si trovano in questo limbo. Parliamo di una platea che ha manifestato la volontà di pagare aderendo alla Quater, ma che è stata espulsa dal sistema per piccoli errori formali. Molti di questi presentano carichi derivanti da accertamenti che, se non pagati in un’unica soluzione (spesso impossibile per cifre importanti), trasformano il fisco in una “spada di Damocle”. 

Ricevere un pignoramento del conto corrente o dei crediti verso i clienti significa, per un imprenditore, l’impossibilità di pagare stipendi, fornitori e tasse correnti. In sintesi: la fine dell’attività.

L’appello: riapertura dei termini o rateizzazione ordinaria

Il grido d’aiuto che arriva dal mondo delle professioni e delle imprese è chiaro: è necessario un intervento normativo urgente. Due sono le strade auspicate:

  1. Riapertura dei termini: Consentire a chi è decaduto dalla Quater di confluire nella Quinquies, magari pagando una piccola sanzione per il ritardo pregresso, ma salvaguardando il debito principale.
  2. Accesso alla rateizzazione ordinaria: Attualmente, chi decade da una rottamazione per l’ultima versione è giù stato chiarito, si vede spesso negata anche la possibilità di una rateizzazione ordinaria (il cosiddetto “piano a 84 o 120 rate”) se non paga prima l’intero arretrato. Un paradosso che blocca ogni tentativo di regolarizzazione.

In conclusione, non si tratta di chiedere un condono, ma di permettere a chi vuole pagare di farlo in modo sostenibile. Permettere il pagamento dilazionato dei ruoli da accertamento non è solo un atto di giustizia verso chi ha commesso un errore veniale di pochi giorni, ma una necessità economica nazionale.  Un imprenditore che vive sotto la minaccia costante di azioni esecutive non può programmare, non può investire e non può lavorare in serenità. Restituire a questi contribuenti la possibilità di rateizzare significa mantenere in vita aziende che, altrimenti, sarebbero destinate a soccombere sotto il peso di una burocrazia rigida, alimentando la spirale negativa della disoccupazione e della perdita di gettito per lo Stato.

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