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Senatrice Ronzulli, lei ha definito «uno sbaglio strategico» il corteggiamento a Calenda: Forza Italia deve chiudere definitivamente la porta oppure lasciare aperto un canale con l’area centrista?
Ho spiegato che se ci fosse un patto federativo e magari a livello amministrativo delle liste uniche, allora capirei la strategia. È tutt’altra cosa, invece, lasciare che sia Calenda a dettare le condizioni, e addirittura offrirgli gratis una vetrina. Così non si allarga un’alleanza, ma si perde consenso.
Un conto è entrare in Forza Italia un altro è drenarci voti come dimostrano le elezioni regionali, è un errore strategico. Calenda deve fare il terzo polo per sottrarre i voti ai moderati che non vogliono votare per il Pd della Schlein. Il punto non è chiudere al dialogo, ma essere chiari: le alleanze funzionano se sono serie e convergenti, non se una parte si rafforza a scapito dell’altra. Ad oggi vedo Forza Italia molto impegnata a corteggiare Calenda e Calenda molto impegnato a smarcarsi.
Sul referendum costituzionale e sulla giustizia, la maggioranza appare compatta sul Sì, mentre le opposizioni fanno campagna per il No: il voto sarà un referendum sul governo Meloni?
Questo è quello che stanno facendo le opposizioni: spacciare il referendum sulla giustizia per un referendum sul governo. Ma ingannano gli italiani perché questa é una riforma che darà ai cittadini una giustizia più giusta.
Il governo andrà avanti a prescindere dal risultato. Questa riforma la vogliono gli elettori del centro destra ma anche moltissimi elettori e rappresentanti dei partiti di sinistra, che in questo periodo sono messi alla gogna accusati di essere traditori dai loro stessi leader. Invece sono persone coerenti che continuano a sostenere battaglie storiche come la separazione delle carriere.
Non teme che la strategia dell’astensione, spesso usata dal centrodestra nei referendum, possa essere percepita come un segnale di debolezza politica?
Noi non abbiamo nessuna paura del voto né ci sottraiamo al confronto e chiediamo ai cittadini di valutare la riforma nel merito, senza trasformare il referendum in un regolamento di conti politico.
La vera debolezza sarebbe non assumersi la responsabilità di cambiare. Noi stiamo facendo l’opposto: mettiamo sul tavolo riforme complesse e ci confrontiamo apertamente con gli italiani.
Cosa pensa della polemica relativa al comico Pucci? Condivide le parole di Giorgia Meloni?
Penso che sia un vero schifo. Vedere il mio amico Pucci costretto a fare un passo indietro dopo minacce che hanno colpito anche la sua famiglia. Sanremo ha sempre ospitato comicità a volte anche volgare e offensiva, ma sembra accettabile solo se politicamente allineata. Il silenzio del mondo dello spettacolo è assordante: se tocchi un “mostro sacro” della cricca scoppia lo scandalo, se si censura un comico non di sinistra, nessuno reagisce. Una doppia morale evidente, dove la libertà di espressione vale solo dentro un recinto ideologico, e fuori diventa negoziabile.
Lei ha detto che il dialogo è possibile solo se Vannacci non «piccona» il governo: esiste uno spazio politico per una destra ancora più a destra dentro la coalizione?
Faccio fatica a vederla ma Vannacci ha fatto la sua scelta e dimostrerà le sue intenzioni.
In prospettiva elezioni, teme che una lista Vannacci possa sottrarre voti decisivi al centrodestra o, al contrario, allargare l’area complessiva?
In generale stare insieme, su valori chiari e condivisi, rafforza la credibilità del centrodestra e dà agli elettori un’offerta politica stabile. Le divisioni identitarie invece rischiano solo di frammentare voti già esistenti. L’unità rispettosa delle sensibilità di tutti è la vera chiave per allargare il consenso.
Milano continua a essere al centro del dibattito sulla sicurezza: il problema è di ordine pubblico, di gestione amministrativa o di politiche migratorie insufficienti?
Questi sono i frutti della politica delle porte aperte degli anni della sinistra al Governo: la maggior parte di chi commette piccoli reati ha decine di fogli di via, è qui da anni ed ha capito perfettamente come eludere la legge. In questi anni abbiamo potenziato gli organici delle forze dell’ordine, ma non basta, serve un ulteriore giro di vite che porteremo con il Decreto Immigrazione. Se, poi, nelle grandi città come Milano amministra la sinistra buonista, che nega la realtà, la frittata è fatta. Nessuno può più negare la correlazione tra immigrazione clandestina e microcriminalità.
Che cosa dovrebbe cambiare concretamente nei prossimi sei mesi per far percepire ai cittadini milanesi un reale miglioramento della sicurezza?
Serve anche una presa di posizione chiara da parte di tutte le forze politiche: non ci possono essere ambiguità, nessuna tentazione di strizzare l’occhio ai manifestanti violenti, ancor meno serve il buonismo verso i clandestini e i maranza. La politica deve remare tutta nella stessa direzione. Braccia aperte per chi viene in Italia per lavorare e vuole integrarsi, tolleranza zero per chi delinque. Il Comune deve fare la sua parte, se io fossi il Sindaco…
Il decreto Sicurezza è sufficiente oppure servirà una nuova stretta legislativa su reati urbani, baby gang e occupazioni abusive?
Con il decreto Sicurezza affrontiamo per la prima volta il divieto di vendita dei coltelli, che è un passaggio fondamentale. Ma è chiaro che dobbiamo fare tutto il possibile per fronteggiare l’emergenza urbana legata al fenomeno dei maranza, delle baby gang come dell’abusivismo.
Alcuni sindaci lamentano carenza di strumenti e risorse: lo Stato sta scaricando troppe responsabilità sui comuni?
A Milano non mancano gli agenti di Polizia Locale. Ce ne sono oltre 3.200 ma il Sindaco di Milano deve metterli tutti in strada, correttamente assicurati ed equipaggiati.
Servono strumenti operativi che il Comune ha la possibilità di mettere subito in campo. Penso, ad esempio, al teaser, dopo oltre un anno di ritardo nella sperimentazione, chiesta e ottenuta dal centrodestra, ad oggi il Comune ne ha acquistati soltanto 6 per 3200 agenti. Lascio a voi il commento.
Guardando alle prossime politiche, il centrodestra deve restare la coalizione attuale oppure è necessario ripensare alleanze e leadership per competere con un eventuale campo largo dell’opposizione?
Il centrodestra oggi è più forte che mai e i cittadini lo capiscono molto bene. L’alleanza è sana, solida e chiara, così come lo sono i programmi condivisi e gli obiettivi concreti che abbiamo già raggiunto. Le sfide davanti a noi sono molte e complesse, ed è proprio per questo che il dialogo all’interno della coalizione è lo strumento fondamentale per continuare a ottenere risultati.
Dall’altra parte, invece, vediamo confusione, incapacità di esprimere proposte credibili e l’assenza di un’opposizione che sia un riferimento concreto per il Paese. Quando mancano i contenuti, la sinistra aggredisce, insulta e spesso scade nella volgarità. È una deriva che non aiuta il confronto democratico e che conferma, ancora una volta, la differenza profonda tra chi lavora per dare risposte agli italiani e chi si limita a fare rumore.
Per concludere, il gioco della Torre, immancabile. Meglio Renzi o Calenda?
Io preferisco la coerenza! Ma se devo scegliere dico Calenda, almeno voterà a favore del referendum sulla giustizia. Poi Renzi come diceva qualcuno più saggio di me è un “mancaparola” e in politica non mantenere gli impegni è la forma più grave di incoerenza.
Preferisce Salvini o Meloni?
Più che scegliere tra i due, me li tengo tutti e due. Matteo ha l’energia di chi sta sempre sul territorio, Giorgia sta dimostrando doti incredibili alla guida del Paese.
Preferisce Schlein o Conte?
Preferisco chi mette al centro i contenuti e non la propaganda, chi parla meno per slogan e più per responsabilità di governo. In politica contano le scelte concrete, non le bandiere personali.
Quindi?
Quindi nessuno dei due.
Preferisce Tajani od Occhiuto?
Silvio Berlusconi avrebbe risposto così: “Perché scegliere, quando puoi avere entrambi?
Come candidato sindaco del centrodestra a Milano meglio Maurizio Lupi o Antonio Civita (Panino Giusto)?
Prima ancora dei personalismi, dobbiamo dirci che per Milano serve un candidato che abbia una visione politica.
E il ruolo di Marina Berlusconi?
Come sempre Marina ha grande visione politica e culturale, traccia un perimetro chiaro sui grandi temi: giustizia, liberalismo, atlantismo. Il messaggio, anche per Forza Italia, è inequivocabile: tutti devono poter concorrere alla crescita del nostro movimento senza escludere chi ha il coraggio di pensarla diversamente, nel rispetto di un confronto aperto e autenticamente liberale.
E aggiungo servono idee e proposte, non solo la forza muscolare delle tessere che al presidente Berlusconi non sono mai piaciute.
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