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Interrogatorio di convalida oggi, 24 febbraio, nel carcere milanese di San Vittore per Carmelo Cinturrino, assistente capo di polizia accusato di aver sparato e ucciso il 28enne Abderrahim Mansouri il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo. “Ha risposto a tutte le domande”, ha dichiarato il suo legale, l’avvocato Piero Porciani. L’interrogatorio è durato circa due ore. “Ha confessato la situazione, è pentito. Ha ammesso le proprie responsabilità e chiede scusa a tutti, soprattutto a chi si è fidato di lui”. Secondo la difesa, Cinturrino non conosceva personalmente Mansouri, ma lo aveva visto in foto perché segnalato come spacciatore. Quanto alla pistola a salve trovata accanto al corpo, il poliziotto ha ammesso di averla posizionata lui stesso dopo lo sparo. “Ha sbagliato, si è sentito perso e ha cercato di salvarsi”, ha spiegato il legale. L’arma, ha aggiunto, era stata trovata anni prima durante un servizio e mai denunciata perché ritenuta un giocattolo.

Il poliziotto ha negato l’esistenza di un presunto giro di spaccio da lui controllato, definendolo “una carnevalata”. “Ha ammesso i suoi errori ed è pronto a pagarli, ma non ciò che non ha fatto”, ha ribadito l’avvocato. Cinturrino sostiene di aver sparato “per paura”, temendo che Mansouri potesse essere armato. Diversa la ricostruzione fornita da alcuni colleghi, indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, che davanti al pubblico ministero hanno descritto un clima di tensione e comportamenti violenti. “L’ho visto chiedere soldi e droga”, ha dichiarato uno di loro. Un altro ha parlato di schiaffi, colpi con bastoni e dell’uso di un martello per intimidire tossicodipendenti e spacciatori, anche nei confronti di un uomo disabile.

Secondo le testimonianze, Cinturrino avrebbe agito spesso da solo, con atteggiamenti aggressivi e poco lineari. Alcuni colleghi hanno riferito di aver chiesto di non lavorare con lui. Emergerebbe anche il sospetto che somme di denaro sequestrate non siano mai state verbalizzate. Dai verbali spunta inoltre il tentativo di crearsi un alibi: tre messaggi inviati ai colleghi alle 17.46, tredici minuti dopo lo sparo delle 17.33, in cui scriveva che la vittima era “in fondo” e invitava a raggiungerlo. La chiamata ai soccorsi risulta effettuata alle 17.55.

Intanto il capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha parlato di “ex poliziotto, di un delinquente”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato: “Ha infangato la divisa, le mele marce vanno espulse. Sarà processato e condannato. Questo non ha nulla a che vedere con il ruolo delle forze dell’ordine nel nostro Paese”. Cinturrino, riferisce il suo legale, si dice “tristissimo” e pentito: “Sono quello che doveva far osservare la legge e ho sbagliato”.

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