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Resta in carcere Carmelo Cinturrino, il poliziotto accusato dell’omicidio di Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo. Il gip di Milano, Domenico Santoro, pur non convalidando il fermo per assenza del pericolo di fuga, ha disposto la custodia cautelare in carcere, accogliendo la richiesta del procuratore Marcello Viola e del pm Giovanni Tarzia. Nell’ordinanza il giudice è netto: quando ha sparato da quasi 30 metri contro Mansouri, Cinturrino avrebbe agito con la “volontà” di uccidere. Uno sparo “da distanza rilevante” che ha colpito la vittima “esattamente alla testa”, rendendo “ben difficile” sostenere che si trattasse di un colpo a scopo intimidatorio. Per il gip, inoltre, sussiste il rischio che l’indagato possa reiterare il reato o inquinare le prove.

Nel corso dell’interrogatorio, Cinturrino ha fornito una nuova ricostruzione dei fatti, ritenuta poco credibile dal giudice. “Lui ha fatto un movimento, si è abbassato, poi si è alzato e io ho tirato fuori l’arma perché mi sono spaventato e ho esploso un colpo (…) a scopo intimidatorio”, ha dichiarato. Una versione che, secondo il gip, non regge alla luce degli elementi raccolti. L’indagato ha ammesso solo “aspetti che risultavano” già acclarati, come l’aver “alterato la scena del delitto” posizionando accanto al corpo una pistola finta, replica di una Beretta.

Avrebbe inoltre continuato a negare di aver toccato il corpo della vittima, mentre secondo le ricostruzioni investigative lo avrebbe girato per far credere che fosse stato colpito frontalmente e non mentre era leggermente voltato nel tentativo di fuggire. “E’ caduto faccia in avanti e poi si è girato”, ha sostenuto.

Rogoredo, Cinturrino resta in carcere: “Ha mentito e usato metodi intimidatori”

Cinturrino contro i suoi colleghi: “Smentisco ogni infamità che hanno tirato fuori”

Nel verbale emergono anche accuse rivolte agli altri agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, presenti nel bosco quel pomeriggio. “Smentisco ogni infamità che hanno tirato fuori”, ha dichiarato Cinturrino, riferendosi alle dichiarazioni dei colleghi che lo avrebbero accusato di chiedere soldi e droga a pusher e tossicodipendenti Il gip parla di “metodi intimidatori” nelle operazioni borderline, trovando “conferma” in più testimonianze, comprese quelle rese dagli operatori del Commissariato Mecenate. Un quadro che richiama un contesto di prevaricazioni già evocato dai legali dei familiari di Mansouri.

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Cinturrino ha ribadito la propria estraneità a qualsiasi condotta illecita: “Ho avuto sempre la stima di tutti, non ho mai preso una lira da nessuno, né droga”. Ha negato anche di essere stato “un violento” e di aver mai conosciuto Mansouri, nonostante – secondo i colleghi – lo avesse preso di mira.

Ritenuto credibile dal giudice il racconto del testimone oculare, un cittadino afghano che avrebbe assistito alla scena. Secondo quanto riferito, dopo lo sparo Cinturrino gli avrebbe intimato di allontanarsi: “Ha sparato – ha raccontato – ha chiamato qualcuno (…) Poi io sono andato fino ad un albero e lui mi ha detto ‘vai, esci di qua’”. I soccorsi sarebbero stati chiamati solo 22 minuti dopo, mentre Mansouri era agonizzante. Per il gip, Cinturrino non era affatto “spaventato” dalla pietra che la vittima teneva poco prima in mano.

Cinturrino verso la destituzione dalla Polizia

Sul piano disciplinare, il capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha annunciato l’avvio immediato della procedura per la destituzione. “Subito dopo il fermo – ha dichiarato – ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla Polizia di Stato”. Una scelta che anticipa i tempi ordinari, poiché “di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità”.

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha parlato di “un quadro doloroso, in particolare per chi serve lo Stato”, sottolineando però che “l’episodio di Rogoredo, per quanto gravissimo, non può intaccare una lunga storia di dedizione, disciplina e servizio che caratterizza le nostre forze di polizia”. Dal carcere di San Vittore, tramite il legale Pietro Porciani, Cinturrino ha annunciato ricorso al Riesame per chiedere i domiciliari.

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