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Meloni spacca la Sinistra sulla sicurezza: ecco perchè. L’analisi 

Quando Elly Schlein ha deciso, domenica mattina, di telefonare a Giorgia Meloni, a Palazzo Chigi non è parso vero di ricevere un simile assist su un tema come quello della sicurezza, che da tempo mette spesso in grande imbarazzo il campo largo. Alla segretaria dem non sono andate giù le accuse e le insinuazioni rivolte al suo partito da alcuni esponenti di centrodestra, né tanto meno le “strumentalizzazioni” delle ultime ore, di cui si dice “preoccupata”.

Così alza il telefono e invia alla presidente del Consiglio un messaggio: le forze dell’ordine sono “un patrimonio dello Stato, non una questione di parte” e in questi momenti le istituzioni devono unire, non dividere”. Giorgia Meloni, come un attaccante di razza quale è nell’agone politico, ha subito raccolto l’assist e ha rilanciato (consigliata anche dal suo fido scudiero Giovanbattista Fazzolari, che anche sulla sicurezza sta agendo come un abile regista sul decreto, tanto per rimanere nella metafora calcistica), invitando tutta l’opposizione a votare con il centrodestra una risoluzione unitaria sulla sicurezza. Chiaro che questa cosa abbia creato non poca agitazione ad un campo largo, che deve fare i conti con una parte del suo mondo che spesso mostra una certa ambiguità nei confronti di movimenti estremisti.

E in questo senso, emblematiche sono parse le parole del Pg di Torino, Lucia Musti, che senza mezzi termini, domenica scorsa, ha accusato una certa borghesia compiacente, che darebbe «lettura compiacente di condotte, che altro non sono che gravi reati, da parte di taluni soggetti i quali con il loro scrivere, il loro condurre a normalizzazione, il loro agire in appoggio, vanno a popolare quella che voglio sintetizzare come “area grigia”, di matrice colta e borghese, che dovrebbe per contro svolgere un’illuminata azione di deterrenza, di educazione al vivere sociale e di rispetto delle regole democratiche, riempire i vuoti, le periferie dell’anima” L’allusione ad un certo mondo che frequenta anche manifestazione e che tende in un certo senso a giustificare certi gesti, anche se non quelli di violenza inaudita visti sabato a Torino.

È d’altra parte le parole di chi come deputato era presente alla manifestazione, secondo alcuni esponenti di primo piano del centrodestra, confermerebbe in pieno il pensiero della dg di Torino, che dicono sia stato molto apprezzato anche a Palazzo Chigi. Il deputato Marco Grimaldi, tra i rappresentanti istituzionali in piazza, in un’intervista afferma che a manifestare ci tornerebbe eccome. Si dice “disgustato” dalla scena dell’agente in terra e condanna “quella piccola minoranza” responsabile dei disordini. “Credo che i fischietti di Minneapolis ci parlino. Ci insegnano che la strada non è mai quella della guerriglia, la strada è la democrazia”, afferma. Ma poi sottolinea: “Quelle immagini non ci sarebbero mai state senza lo sgombero di Askatasuna”.

Qualcuno a destra ha rammentato la celebri frase di Pierpaolo Pasolini, che non a caso molti a destra stanno cercando di riabilitare e di inserire nel perimetro della destra, non senza qualche ragione) quando, a seguito dei duri scontri a Valle Giulia nel 1968, descrisse i poliziotti come “figli del popolo” mandati a subire le violenze dei “figli di papà”. E non è un caso che la stessa Giorgia Meloni in occasione di una manifestazione alla Sapienza di Roma, disse testuale “Le nostre forze dell’ordine devono perdere tempo con questi figli di papà dei centri sociali che stanno creando problemi all’università La Sapienza”. Ma tornando ai fatti di Torino e al decreto sicurezza, che sembra essere ormai pronto e che conterrebbe anche il fermo preventivo e lo scudo legale per i poliziotti, due misure assai contestate, il governo non intende certo arretrare e sta provando a far uscire il centrosinistra da quella sua intrinseca ambiguità sul tema sicurezza che la rende debole e poco credibile.

Come nel caso della questione Palestina, e i rapporti di esponenti del partito con Mohammad Hannoun, arrestato con l’accusa di essere un fiancheggiatore di Hamas, ed invitato più volte alla Camera dei deputati, o ancora con la relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese, messa sotto accusa per il suo atteggiamento sulla questione palestinese, che l’ha spesso portata a giustificare gli atti terroristici di Hamas e le manifestazioni spesso sfociate in atti violenti da parte dei Pro Pal, come nel caso del vergognoso assalto alla sede del giornale La Stampa. Basti vedere la prima pagina del Manifesto di stamane, dal titolo evocativo “Fuori i violenti” rivolto a poliziotti, ripresi dal giornale a sedare con i manganelli le violenze di alcuni manifestanti. Ecco allora che l’uscita di Giorgia Meloni è servita a spaccare ancora una volta il campo largo, perché se Conte è parso possibilista sulla risoluzione, Schlein ha rispedito al mittente l’invito di palazzo Chigi.

Ecco allora che il decreto sicurezza per Meloni e il governo rischia davvero di diventare un win to win per il centro destra e una sorta di Caporetto per il campo largo. Si vedrà, ma certo è che i fatti di Torino e soprattutto il comportamento della magistratura nei confronti degli autori delle devastazioni potrebbero avere un peso assai rilevante sul referendum del 22 e 23 marzo. Ed è per questo che al Nazareno così come a Campo Marzio, fino ad ora la campagna referendaria rimane ancora molto sottotraccia. Il rischio di scottarsi per chi si espone troppo è altissimo, e ogni passo falso adesso può essere esiziale per i due principali contendenti della leadership del campo largo.

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