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Gli Stati Uniti sono arrivati (di nuovo) a un passo da uno shutdown del governo federale dopo che il Senato a maggioranza repubblicana ha bocciato la proposta di legge per finanziare le attività federali, con ben sette senatori del Gop schierati contro la misura.

A salvare la situazione è stato un accordo raggiunto all’ultimo minuto per finanziare cinque dei sei pacchetti di spesa ancora in sospeso, insieme a uno stanziamento temporaneo, di appena due settimane, per il Dipartimento della Sicurezza interna (Homeland Security), che ha permesso a repubblicani e democratici di evitare, almeno per ora, un’altra chiusura delle attività governative.

Dietro questo stallo, in un momento in cui il rischio shutdown sembrava ormai passato dopo che l’amministrazione Trump aveva superato il record per la chiusura più lunga della storia tra ottobre e novembre, c’è l’agenzia federale responsabile dell’immigrazione e delle dogane, nota come “Ice“, e le sue controverse operazioni a Minneapolis e nel resto del Minnesota nell’ambito della stretta voluta dal presidente Trump sull’immigrazione.

Era il 7 gennaio un agente dell’Immigration and Customs Enforcement ha aperto il fuoco contro il Suv di Renée Good, 37 anni, cittadina statunitense che, secondo la prima ricostruzione della Homeland Security, avrebbe “tentato di investire” l’agente. Da quel momento le proteste contro l’Ice, già in corso in tutto lo Stato, sono esplose. Numerosi video della sparatoria sono stati pubblicati online, la maggior parte dei quali smentirebbero la versione della segretaria Kristi Noem, mostrando che l’agente non si trovava nella traiettoria del veicolo.

Appena due settimane dopo, il 24 gennaio un secondo episodio ha reso la situazione insostenibile. Alex Pretti, infermiere di 37 anni, è stato ucciso da due agenti della U.S. Border Patrol dopo essere intervenuto in difesa di una donna spinta a terra durante un’operazione dell’Ice.

Anche in questo caso la versione fornita dall’amministrazione Trump è apparsa in contrasto sia con la percezione dell’opinione pubblica sia con i video diffusi sui social media. In un primo momento alcuni funzionari avevano definito Pretti un “terrorista interno”, sostenendo che fosse armato e pronto a sparare contro gli agenti. Successivamente Trump ha ritrattato quella definizione, pur criticando la scelta dell’infermiere, armato, di prendere parte alla protesta.

In generale, il comportamento dell’Ice ha portato critiche da democratici e repubblicani, indipendentemente dall’appartenenza politica. Dal governatore democratico della Pennsylvania Josh Shapiro che ha denunciato “una violazione della Costituzione” statunitense da parte dell’Ice a quello del Texas, il durissimo repubblicano Greg Abbott, che ha invitato la Casa Bianca a ripensare l’Ice e le operazioni anti-immigrazioni, la violenza dell’Agenzia federale è stata considerata inaccettabile da tutte le parti.

La popolazione statunitense, in tutto questo, non ci sta: tra oggi e domani sono previste manifestazioni in tutto il Paese. Gli studenti dell’Università del Minnesota hanno proclamato per il 30 gennaio uno “sciopero nazionale” con lo slogan “Niente lavoro, niente scuola, niente shopping”. Per il 31 gennaio è invece annunciata una “Giornata nazionale di azione ‘ICE fuori’”, promossa dal movimento pacifico “50501”, il cui nome sintetizza l’obiettivo dichiarato: “50 Stati, 50 proteste, 1 movimento”.

Le operazioni dell’ICE e la gestione della crisi hanno rappresentato un duro colpo per l’amministrazione Trump, che ha rimosso Gregory Bovino dall’incarico di comandante operativo della Border Patrol e inviato lo “zar delle frontiere” Tom Homan a coordinare la risposta federale. A differenza di Bovino, noto per metodi aggressivi e posizioni controverse, Homan ha adottato finora toni più concilianti, avviando un dialogo sia con il sindaco di Minneapolis Jacob Frey sia con il governatore del Minnesota Tim Walz nel tentativo di evitare nuove escalation.

Il mese di gennaio potrebbe aver lasciato un segno profondo sulla seconda presidenza Trump. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato il 26 gennaio, solo il 39 per cento degli americani approva la gestione dell’immigrazione da parte del tycoon. Questo è il dato più basso mai registrato per su questo tema, chiave nella campagna elettorale del 2024 e in ottica delle elezioni di metà mandato di novembre 2026.

Il malcontento della Casa Bianca per la gestione dei fatti di Minneapolis da parte di Noem e Bovino sarebbe emerso anche durante l’ultima riunione di gabinetto, quando la segretaria alla Homeland Security è stata tra i pochi membri a non intervenire davanti ai giornalisti su richiesta dello stesso presidente.

Il finanziamento temporaneo per l’Homeland Security durerà però appena due settimane. Entro questo termine i democratici guidati da Chuck Schumer puntano a imporre una linea più rigida nei confronti dell’ICE: body-cam obbligatorie per gli agenti, divieto di operare con il volto coperto, fine delle pattuglie mobili, criteri più stringenti per mandati di perquisizione e arresto e la definizione di un nuovo codice di condotta per l’agenzia.

A queste richieste si aggiunge la convocazione della segretaria Kristi Noem davanti alla Commissione Sicurezza interna del Senato per rispondere delle morti di Alex Pretti e Renée Good. A novembre gli Stati Uniti andranno al voto per le elezioni di metà mandato. Dopo un anno, più volte definito “storico” da Trump, una possibile doppia vittoria democratica che consegnasse al partito sia la Camera sia il Senato potrebbe riaprire lo scenario di una nuova procedura di impeachment.

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