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Un’esplosione seguita dal crollo del tetto di un casolare abbandonato ha scosso il Parco degli Acquedotti, uno dei principali polmoni verdi di Roma, causando la morte di due persone rimaste sotto le macerie. In un primo momento si era ipotizzato che le vittime fossero senzatetto in cerca di riparo, ma con il passare delle ore è emersa una realtà diversa.
Secondo gli investigatori, i due morti sarebbero legati all’area anarchica riconducibile al gruppo di Alfredo Cospito. L’ipotesi principale è che siano stati proprio loro a provocare la deflagrazione mentre stavano assemblando un ordigno artigianale.
L’allarme è scattato poco prima delle 9 del mattino, quando un guardiano ha contattato il 112 dopo aver notato un corpo tra le macerie. Tuttavia, il crollo potrebbe essere avvenuto diverse ore prima: nella serata precedente, infatti, alcuni residenti avevano segnalato un forte boato nella zona. I vigili del fuoco, intervenuti sul posto, hanno avviato le ricerche trovando poco dopo anche il secondo corpo.
Le indagini, condotte dalla polizia con il supporto della scientifica, hanno portato all’identificazione delle vittime grazie anche ad alcuni tatuaggi. Si tratta di Alessandro Mercogliano, 53 anni, e Sara Ardizzone, entrambi già noti agli inquirenti per la loro militanza anarchica.
Secondo chi indaga, i due si trovavano nel casolare per confezionare un ordigno in vista di una possibile azione nelle prossime settimane. Un dettaglio ritenuto significativo è la mutilazione a un braccio di Mercogliano, elemento che rafforza l’ipotesi di un incidente durante la manipolazione di esplosivi.
Non si esclude che tra gli obiettivi potenziali potesse esserci la rete ferroviaria ad alta velocità, già colpita a febbraio da sabotaggi di matrice anarchica in concomitanza con i Giochi olimpici di Milano-Cortina. Tra le piste al vaglio anche un possibile attacco contro Leonardo, o un’azione dimostrativa legata alla campagna di sostegno allo stesso Cospito, detenuto al regime di 41-bis.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo coordinato dal pool antiterrorismo, mentre al Viminale è stato convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo per valutare i rischi legati ai movimenti anarchici, indicati dall’intelligence come una delle principali minacce interne.
Mercogliano era già stato coinvolto in procedimenti per terrorismo: nel 2019 era stato condannato a cinque anni nel maxi processo contro gruppi anarchici attivi tra il 2003 e il 2016. Ardizzone, invece, era stata prosciolta lo scorso anno nell’ambito dell’inchiesta “Sibilla”. In aula aveva rivendicato apertamente la propria identità anarchica, dichiarandosi nemica dello Stato.
Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda, a partire dalla presenza dei due nel casolare e dai loro ultimi contatti, elementi ritenuti cruciali per ricostruire la rete di relazioni e le eventuali responsabilità.
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