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Cortina 2026, prezzi alti e limiti alla viabilità: così gli impianti non fanno il tutto esaurito
Spalti semivuoti alle gare di Milano Cortina? A sollevare il tema è stata anche Sofia Goggia, protagonista azzurra e ultima tedofora di Cortina, che dopo la discesa libera ha evidenziato la differenza rispetto al circuito tradizionale: “In Coppa del mondo c’è molto più pathos, c’è più gente e più tifo italiano. Chiaramente, con tutte queste restrizioni olimpiche, non è semplice venire qui logisticamente. Anche i biglietti costano molto di più, quindi c’è quasi un disincentivo a venire, tra virgolette”. Parole pesanti, anche se pronunciate “tra virgolette”. E i numeri sembrano darle ragione. Per la discesa libera di domenica circa il 10% dei posti è rimasto vuoto. Il 10 febbraio sulle Tofane erano presenti 2.729 spettatori su 3.691 posti disponibili, con un’affluenza ferma al 74%.
Il confronto con la Coppa del Mondo di Tarvisio, che a gennaio aveva registrato tra i 4.000 e i 5.000 spettatori nei giorni di gara, è inevitabile. E per il Super G femminile il prezzo non aiuta: 220 euro per un biglietto di categoria A, 100 euro per il secondo livello. Non solo sci. A Cortina assistere a un turno preliminare di curling può costare fino a 100 euro, 150 euro per le gare che assegnano le medaglie. Al debutto azzurro il palazzetto risultava per metà vuoto, con scolaresche chiamate a riempire le tribune.
Intanto anche i prezzi nelle venue fanno discutere: 8 euro per una lattina di birra, 7 per un calice di prosecco in plastica, 12 euro per un panino con salsiccia, 8 per una fetta di Sacher. Nell’area stampa 4,20 euro per un brezel, oltre 4 euro per una crostata. Nei locali della città, raccontano gli operatori, si sale ulteriormente. Il rischio, secondo molti, è che si sia consolidata l’idea di una Cortina cara e riservata a pochi, con un effetto frenante sugli arrivi. Così ad esempio gli albergatori.
Olimpiadi, il costo della sostenibilità
Ma il tema non è solo economico. Le presenze contenute sono anche frutto di scelte strutturali. La viabilità del Cadore è stata rimodulata per restare sostenibile durante l’evento e non può accogliere flussi eccessivi di veicoli. A questo si aggiungono tribune ridotte per alcune discipline, come il bob e lo sci, sia per i costi elevati dello Sliding Centre sia per infrastrutture non ancora completate, come la cabinovia di Socrepes che sarà pronta solo a fine Giochi. Un limite che incide direttamente sulla capienza delle Tofane.
I commercianti in allarme, l’appello: “Cortina è aperta”
Se in paese la situazione appare ordinata, con strade libere e una mondanità vivace ma non invasiva, fuori dalla Conca l’umore è diverso. Confcommercio segnala un calo dei flussi in Agordino, Comelico e Zoldano, con riflessi sui comprensori sciistici. I presidenti regionale e provinciale, Patrizio Bertin e Paolo Doglioni, come riporta il Corriere Veneto, invitano a chiarire un equivoco: “Le località turistiche sono tutte raggiungibili senza limitazioni”. La Ztl di Cortina, spiegano, regola l’ingresso al centro ma non impedisce di raggiungere il territorio con navette e parcheggi scambiatori, mentre strade e passi restano percorribili. Anche il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, parla di una comunicazione “allontanante”: “Dobbiamo cambiare la narrazione, far capire che non ci sono disagi. Il territorio è accessibile e pronto ad accogliere”.
Il paradosso olimpico, per ora, è questo: organizzazione efficiente, città ordinata, ma spalti non sempre pieni e operatori in attesa dei benefici economici promessi. La “legacy” in termini di immagine e notorietà arriverà nel medio-lungo periodo, assicurano le istituzioni. Nel frattempo, però, tra biglietti costosi, restrizioni logistiche e percezione di chiusura, il rischio è che il pathos resti più alto in Coppa del Mondo che ai Giochi.
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