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Come anticipato da mesi da questa testata, la grande partita delle nomine ruota intorno alle presidenze e non agli amministratori delegati che, salvo incredibili colpi di scena, dovrebbero rimanere tutti al loro posto. Tutto parte, ancora una volta, dalla poltrona della CONSOB.
Qui il vero candidato attorno a cui si muove tutta la partita è Federico Freni, sottosegretario al Mef leghista sui cui Matteo Salvini ha puntato tutte le sue fiches. È vero che ci sono altre poltrone (Anac ad esempio), ma il Carroccio ha deciso che vuole la CONSOB anche per arginare il potere di Forza Italia in materia di banche.
La sensazione è che alla fine, nonostante il veto iniziale di Antonio Tajani (“no a nomi dalla politica” aveva detto, di fatto rischiando ora di dover fare una rumorosa marcia indietro) si arriverà a una fumata bianca sul nome di Freni. A quel punto, potrà partire il gran ballo delle nomine. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani, Forza Italia potrebbe esprimere due nomi. Molto si è già detto di Stefano Cuzzilla, molto apprezzato soprattutto per la sua visione di politica industriale. Il manager, attuale presidente di Trenitalia, è sicuramente tra i papabili in quota Forza Italia. Il punto è dove.
Pare che il generale Giuseppe Zafarana abbia ormai più di un piede fuori da Eni, perché – pare – non abbia saputo prevedere in anticipo che su Daniela Santanchè si stava abbattendo una tempesta giudiziaria che molto ha messo in difficoltà l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. E la premier, che proprio a Zafarana aveva chiesto se ci fosse qualche possibile “spina” da parte dei futuri ministri, al momento della formazione dell’esecutivo, non ha decisamente apprezzato quanto accaduto.
Altra figura in allontamento è quella di Stefano Pontecorvo da Leonardo. Ma qui c’è un tema complesso di equilibri. Il ministro della Difesa Guido Crosetto è ovviamente, per deleghe, la persona che dovrebbe avere voce in capitolo sulla scelta del top management dell’ex-Finmeccanica. Ma se Roberto Cingolani, che verrà sicuramente riconfermato, è espressione diretta di Giorgia Meloni che tanto l’ha voluto al timone, il presidente non può essere deciso dal ministero degli Esteri. Per questo ci si interroga sul nome più adeguato.
Per quanto riguarda Enel, poi, sembra che il presidente Paolo Scaroni farebbe molto volentieri un altro giro nell’ormai collaudato tandem con Flavio Cattaneo. Il punto però è: si vuole ancora puntare su un manager di lunghissimo corso o si preferisce guardare altrove? Pare che il presidente del Milan, tra l’altro, avesse la grande ambizione di diventare ministro dell’energia e dell’ambiente – incarico che oggi ricopre egregiamente Gilberto Pichetto Fratin – al tempo della formazione dell’esecutivo.
Per la sua presidenza in Enel, importante fu anche il ruolo di Matteo Salvini, che spalleggiò la proposta di Tajani. Ma oggi, il leader del Carroccio male ha digerito l’opposizione strenua del numero uno di Forza Italia a Freni e potrebbe non essere più così disponibile verso Scaroni. Insomma, le carte iniziano lentamente a scendere sul tavolo, anche se un vecchio adagio dice che le nomine si decidono sempre negli ultimi 10 giorni. Intanto però la politica continua la sua opera diplomatica.
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