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Takaichi e Meloni, due donne alla guida della nuova destra nel mondo

Chi è la donna più potente del mondo? The Economist indica la nuova giovane premier giapponese Takaichi Sanae. Ha indetto elezioni anticipate per la potente Camera bassa l’8 febbraio, sperando che il suo appeal personale avrebbe risollevato il suo meno popolare Partito Liberal Democratico. La scommessa ha pagato con la più grande vittoria elettorale nella storia del Giappone del dopoguerra, dando al partito una schiacciante maggioranza qualificata dei due terzi del parlamento.

Takaichi, che è sia una colomba fiscale che un falco della sicurezza, ora ha un mandato personale di grandi dimensioni. Sarà in grado di controllare il processo legislativo, poiché può scavalcare la più litigiosa Camera alta (dove non ha la maggioranza), grazie alla sua super maggioranza. Quanto a determinazione è simile a Giorgia Meloni, che è andata a trovarla per complimentarsi. Pare che siano anche amiche personali, oltre che entrambe di un movimento conservatore. Anche le caratteristiche fondamentali appaiono simili.

Il suo PLD ha ottenuto una vittoria schiacciante in ogni regione e in ogni fascia d’età, ottenendo, da solo, 316 seggi su 465. Due fenomeni spiegano il risultato. Uno è la popolarità personale, che si è dimostrata una forza dirompente, il cui stile piace molto. Durante la campagna elettorale ha attratto migliaia di persone a comizi simili a concerti. Ha anche trascinato il suo partito un po’ indietro rispetto al digitale, diventando una star dei social media.

Per chi è stanco della vecchia guardia, lei è il simbolo del cambiamento. Prima donna Primo Ministro del Paese, ha creato un gradito contrasto con i predecessori, grazie alla sua educazione popolare (suo padre lavorava per una casa automobilistica, sua madre per la polizia) e alla schiettezza.

“Tutti in Giappone si riconoscono in lei” – afferma Eri Arfiya, deputata del PLD. Si batte come un leone anche per la sicurezza, raggiungendo gli elettori preoccupati per il ruolo del Giappone, in un mondo sempre più pericoloso. “L’uso del pugno di ferro ha il suo fascino, ora, in Giappone, tanto quanto nel resto del mondo” – commenta Michael Cucek, della Temple University di Tokyo.

Il secondo motivo è il completo collasso dell’opposizione, con cui si possono fare analogie in Italia. Una frettolosa fusione pre-elettorale del Partito Democratico Costituzionale di centro-sinistra e dell’ex partner di coalizione del LDP, il Komeito, nella Centrist Reform Alliance ha prodotto un pasticcio, non una sinergia. I suoi appelli al pacifismo suonavano vuoti. Il nuovo blocco si è guadagnato il poco lusinghiero soprannome di “5G”, un gioco di parole giapponese, che sta per “vecchio” (oji-san) in riferimento al fatto che i suoi alti funzionari erano tutti maschi anziani e legati a tematiche superate.

The Economist scrive che “Takaichi dichiara di aver tracciato un percorso per rendere il Giappone “più forte” e “prospero”. Il primo obiettivo prevede riforme per rafforzare le forze armate e l’apparato di sicurezza giapponesi, in risposta all’ascesa della Cina”. Ha già accelerato i tempi per gli aumenti previsti della spesa per la difesa al 2% del PIL. Questo farà piacere a Donald Trump, che la premier Takaichi visiterà a Washington, il mese prossimo. Se Takaichi, nazionalista e favorevole a politiche di Stato molto impattanti, riuscisse a destreggiarsi senza problemi, potrebbe rivelarsi tanto influente quanto popolare.

Dovrà cominciare a ragionare in grande. “Dovrebbe anche riconoscere – consiglia The Economist – che il suo Paese ha un ruolo cruciale da svolgere come forza stabilizzatrice in un mondo turbolento. E deve essere una leader per tutto il Giappone, non solo per i suoi fedeli sostenitori di destra. Deve, in breve, ricominciare a giocare d’azzardo”. E’ nella posizione ideale per accelerare la trasformazione delle difese. Il Giappone ha bisogno di fare i conti con il nuovo disordine mondiale. La volontà del primo ministro di infrangere i tabù, incluso il parlare di armi nucleari, è salutare. Ha le idee giuste quando si tratta di liberare l’industria della difesa, incoraggiare l’innovazione in questo settore e potenziare le capacità di intelligence del Paese.

Ciò richiederà una diplomazia intraprendente. Il Giappone non può permettersi di alienarsi l’America. È circondato da avversari dotati di armi nucleari in Cina, Russia e Corea del Nord e, per il momento, fa affidamento sull’ombrello nucleare americano. La signora Takaichi ha fatto un lavoro ammirevole nel mantenersi nelle grazie di Trump (che l’ha persino appoggiata prima del voto).

Eppure, anche se il Giappone collabora con l’America, non dovrebbe esitare a lavorare intorno ad essa, come ha fatto Abe quando ha salvato l’accordo di libero scambio Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership, dopo che Trump lo aveva abbandonato durante il suo primo mandato. Ciò non ha impedito ad Abe di avere un rapporto cordiale con Trump. Questa volta, il Giappone dovrebbe guidare gli sforzi per collegare l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea, perché creerebbe un blocco commerciale in grado di coprire oltre il 30% della produzione globale.

Il Giappone dovrà dimostrare questa leadership in un momento in cui le sue risorse interne sono messe a dura prova. Una popolazione in calo e l’invecchiamento sono i principali ostacoli alla crescita del Giappone. E’ molto identitaria e contraria ad un accesso incontrollato di migranti, attentissima alle tradizioni e alla famiglia, che, nel suo Paese, è molto legata al diritto naturale.

Non teme di andare controcorrente e questo ha dimostrato di pagare in termini di consensi, perché considerato elemento di forza e di coraggio. Molte caratteristiche sono comuni al nostro Belpaese e a Giorgia Meloni, che dopo tre anni di governo, una situazione internazionale difficile e i bastoni fra le ruote delle normative UE, riesce a mantenere molto alto il suo gradimento personale ed al contempo alza attorno se non oltre il 30% quello del suo partito.

Takaichi ha chiesto agli elettori se desideravano che lei li guidasse in questi tempi tumultuosi. La risposta è stata un sonoro sì. Ma se spreca il suo mandato in simbolismo e populismo, fioriranno alternative più corrosive. E il Giappone non darà presto a un altro leader un’opportunità così grande.

Probabilmente anche l’Italia, l’anno prossimo, chiederà un secondo mandato a Giorgia Meloni, che dovrà essere all’insegna della realizzazione di riforme assolutamente di destra, senza rimanere intrappolata in dinamiche partitiche o chiusa dalle colombe che hanno sempre paura di esporre la leader oltre il dovuto.

Come in Giappone, l’opposizione non vede e non vedrà palla. Il popolo vota a destra, perché vuole che Meloni conduca politiche decise, con grande determinazione. Anche lei, come Takaichi, dovrà comprendere che gli elettori hanno cambiato il modo di intendere la moderazione. Oggi è sinonimo di equilibrio, non di rassegnazione o compromesso ad ogni costo, per questo il cosiddetto “centro” è un cespuglio, che non tornerà più una quercia.

L’autore preferito di Giorgia Meloni, J.R.R. Tolkien, enfatizza che “non è la forza del corpo che conta, ma la forza dello spirito”, nel coraggio morale e nella resilienza interiore. Non sarà facile.

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