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Basi italiane nel mirino dell’Iran? Massolo: “L’Europa non si farà trascinare in guerra”

Mentre il conflitto in Medio Oriente continua ad allargarsi e le tensioni tra Israele e Iran rischiano di incendiare l’intera regione, la crisi si intreccia sempre di più con gli altri grandi fronti geopolitici aperti. Dall’Ucraina allo stretto di Hormuz, passando per il ruolo della Nato e per il rischio di un coinvolgimento indiretto dell’Europa, il quadro internazionale appare sempre più instabile.

Uno scenario che apre numerosi interrogativi: Vladimir Putin potrebbe approfittare della situazione per usare armi nucleari tattiche in Ucraina? L’Europa rischia davvero di essere trascinata in guerra dopo le pressioni di Donald Trump sugli alleati della Nato? E quanto è esposta l’Italia dopo gli attacchi iraniani contro basi militari nella regione?

A fare chiarezza è l’ambasciatore Giampiero Massolo, che ad Affaritaliani analizza i possibili scenari: “Al pari delle basi degli altri Paesi, anche le nostre installazioni nelle aree interessate dal conflitto sono esposte a eventuali ritorsioni iraniane. Non siamo però esposti direttamente. L’obiettivo non sono gli italiani in particolare, ma rientra nella tattica iraniana di colpire i punti critici e quindi gli alleati degli Stati Uniti ovunque e a qualsiasi titolo: seminare insicurezza, colpire gli snodi petroliferi e aumentare i costi del conflitto fino a farli pesare su Washington”.

Ambasciatore, mentre l’amministrazione Trump è impegnata in Medio Oriente, Putin potrebbe davvero approfittare della situazione per usare armi nucleari tattiche in Ucraina? Siamo davanti a uno scenario apocalittico?

“No, nel senso che Putin in questo momento vede gli Stati Uniti sempre più lontani dal dossier ucraino e soprattutto vede diminuire notevolmente la disponibilità quantitativa di armi per gli ucraini. Allo stesso tempo vede accresciuta la propria rilevanza strategica dal punto di vista delle forniture energetiche, perché l’allentamento delle sanzioni nei suoi confronti da parte americana, volto a ridurre la pressione sui prezzi del petrolio, lo favorisce.

L’aumento dei prezzi del petrolio, inoltre, accresce i suoi introiti. In questo contesto non ha quindi l’esigenza di usare un’arma che comunque non sarebbe risolutiva e che provocherebbe soltanto un mutamento dell’atteggiamento americano nei suoi confronti. Direi quindi che non ne vedo per lui l’utilità”.

Trump ha lanciato un avvertimento chiaro alla Nato: o gli alleati aiutano gli Usa ad aprire lo stretto di Hormuz o ci saranno conseguenze negative. Cosa succederebbe se l’Alleanza decidesse di non schierarsi con Trump? 

“Non succederebbe molto. Trump prenderebbe probabilmente ancora più coscienza del fatto che non tutto si può risolvere con i rapporti di forza. È chiaro che l’Europa ha bisogno degli Stati Uniti per la propria sicurezza e ne avrà bisogno ancora per molto tempo, così come ha bisogno degli Stati Uniti nella Nato.

È però altrettanto chiaro che non arriverebbe a rischiare i propri interessi strategici – quale sarebbe un coinvolgimento in una guerra che l’Europa non ha contribuito a scatenare – soltanto sulla base di una forte pressione americana. Non dimentichiamo inoltre che la minaccia americana di abbandonare la Nato non è fino in fondo credibile, perché le basi statunitensi nell’Alleanza sono uno strumento fondamentale per la proiezione americana in scenari come quello mediorientale e anche oltre. Senza di esse si ridurrebbero le stesse capacità strategiche degli Stati Uniti.

Credo quindi che l’Europa manterrà una postura di questo tipo: fare il possibile per la de-escalation, intensificare ciò che può con missioni come Aspides e Atalanta, ma non partecipare a operazioni che potrebbero portarla a un coinvolgimento diretto in una guerra che non ha contribuito a scatenare”.

L’Iran ha colpito una base in Kuwait dove è presente anche un contingente italiano. In quanto Italia, siamo esposti direttamente al conflitto?

“Sicuramente, al pari delle basi degli altri Paesi, anche le nostre basi nelle aree interessate dal conflitto sono esposte a eventuali ritorsioni iraniane. Non siamo però esposti direttamente – come accennato prima – a eventuali missili iraniani, la cui gittata non ci raggiunge.

L’obiettivo non sono gli italiani in particolare, ma fa parte della tattica iraniana colpire i punti critici e quindi gli alleati degli Stati Uniti ovunque e a qualsiasi titolo: seminare insicurezza, colpire gli snodi petroliferi e allargare i costi del conflitto fino a farli pesare sugli Stati Uniti”.

Israele ha avviato operazioni di terra nel sud del Libano. Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo fronte della guerra?

“Israele ha un obiettivo preciso: risolvere una volta per tutte il conflitto con Hezbollah. Ma ha anche un obiettivo più ampio, che è quello di egemonizzare militarmente la regione.

Questo non coincide necessariamente con gli obiettivi americani, che sono invece quelli di una stabilizzazione più ampia della regione e, in questa fase, di evitare di cedere al ricatto energetico che l’Iran esercita attraverso la chiusura dello stretto di Hormuz. Prima o poi gli obiettivi americani e quelli israeliani finiranno per divergere, anche se finora gli Stati Uniti continuano a coprire Israele”.

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