Rinnovo Patente? Facile ed Economico

L’analisi
Di fronte alla scadenza della Rottamazione Quater il recente emendamento al Decreto Milleproroghe di prossima approvazione con fiducia, riammette solo chi ha saltato la seconda rata di novembre dopo essere stato precedentemente riammesso. Restano fuori, però, l’esercito dei decaduti dalla “Quater” con avvisi di accertamento: per loro il rischio è il pignoramento immediato e la chiusura dell’attività.
Un paradosso normativo sta stringendo in una morsa migliaia di contribuenti italiani, in particolare piccoli imprenditori e partite IVA. Il recente emendamento al Decreto Milleproroghe, pur muovendo un passo verso la flessibilità, ha creato una discriminazione tecnica che rischia di produrre un danno irreparabile sia al tessuto produttivo che alle casse dello Stato. La norma di prossima approvazione, consente ai contribuenti decaduti dalla Rottamazione Quater (versione riammessi) di rientrare nel beneficio, a patto che l’inadempienza riguardi la rata di novembre scorso. Per costoro, il termine per regolarizzare la posizione è fissato al 9 marzo 2026.
Tuttavia, il provvedimento ignora completamente chi è decaduto per rate precedenti o chi, pur avendo saltato una sola scadenza si ritrova oggi con un debito che non può più essere né “rottamato” né rateizzato.
Il vicolo cieco degli accertamenti esecutivi
Il dramma si consuma per i ruoli derivanti da “avvisi di accertamento”. Questi atti, una volta decaduta la definizione agevolata, non offrono vie d’uscita:
1. Niente Quinquies: Chi era già nella Quater non può accedere alla nuova Rottamazione Quinquies (le cui domande scadono il 30 aprile 2026) per gli stessi carichi derivanti da avvisi di accertamento.
2. Niente rateizzazioni ordinarie: La legge impedisce di richiedere nuovi piani di dilazione se non si salda prima l’intero arretrato in un’unica soluzione.
Per un’impresa con fatturati limitati, dover pagare decine di migliaia di euro in un colpo solo è un’impossibilità tecnica. Il risultato? L’Agenzia delle Entrate-Riscossione è obbligata ad avviare le azioni esecutive: pignoramenti dei conti correnti e dei crediti verso i clienti. Una “spada di Damocle” che impedisce qualsiasi programmazione e, di fatto, costringe alla chiusura.
L’occasione mancata: un danno per l’Erario
La soluzione sarebbe stata a portata di mano e avrebbe garantito un gettito immediato e certo per lo Stato. Sarebbe bastato stabilire che chiunque fosse decaduto dalla Quater, riammessi e non, potesse rientrarvi pagando integralmente le rate arretrate entro il 9 marzo 2026. Questa mossa avrebbe permesso allo Stato di incassare svariate centinaia di milioni di euro che oggi appaiono come crediti inesigibili. È infatti utopistico pensare che un contribuente impossibilitato a pagare una rata possa improvvisamente saldare l’intero debito sotto minaccia di pignoramento. Senza una riapertura reale dei termini per tutti i decaduti, lo Stato si ritroverà con un pugno di mosche: cartelle esattoriali che non verranno mai pagate da aziende che, nel frattempo, saranno state costrette a cessare l’attività.
Verso il 30 aprile: serve un intervento urgente
Con l’avvicinarsi della scadenza del 30 aprile per la Rottamazione Quinquies, la pressione sul Governo aumenta. Le associazioni di categoria e i professionisti chiedono un atto di pragmatismo: permettere a chi vuole pagare di farlo in modo sostenibile. Lavorare in serenità, senza l’incubo di un blocco improvviso della liquidità aziendale, non è un privilegio, ma la condizione minima per permettere a una piccola impresa di continuare a produrre ricchezza e occupazione. La palla passa ora al legislatore: basterebbe un piccolo correttivo per trasformare un fallimento annunciato in un successo per le casse pubbliche.
Rinnovo Patente? Facile ed Economico
Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet