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Il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini: “Il credito d’imposta sul gasolio agricolo può salvare le semine primaverili. Ma sui fertilizzanti l’Europa deve ripensare alle delocalizzazioni”

Sulla misura varata oggi dal governo che proroga il taglio delle accise ed estende alle aziende agricole il credito d’imposta del 20% sul gasolio – iniziativa originariamente prevista per la pesca – il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini esprime una valutazione estremamente positiva, focalizzata principalmente sugli effetti per il settore. “È un tema su cui abbiamo lavorato per più di quindici giorni, con il coinvolgimento della Presidente Meloni e attraverso un dialogo continuo con i Ministri Lollobrigida e Giorgetti, che segue più da vicino il tema dello stanziamento delle risorse. Rispondere alle esigenze del comparto agricolo è importante anche perché aiuta a contenere gli aumenti dei costi dei prodotti agroalimentari che i cittadini affrontano ogni giorno. Tre giorni fa, a Firenze, durante l’assemblea con 4.000 persone, abbiamo lavorato in sinergia con tutti gli interlocutori e siamo riusciti a ottenere una garanzia: così, nel provvedimento approvato in Consiglio dei Ministri, ha avuto un suo spazio anche il settore agricolo, con l’inserimento di un credito d’imposta sul gasolio”, ha detto Prandini ad Affaritaliani.

Secondo l’associazione, il credito d’imposta è utile per “salvare le semine primaverili e l’annata agraria”, dato che l’aumento record dei prezzi del gasolio agricolo rischiava di compromettere l’avvio delle principali operazioni nei campi: “È una misura concreta, particolarmente importante in questo periodo, perché il gasolio agricolo raggiunge i costi più elevati. Siamo nella fase di preparazione dei terreni e di molte lavorazioni autunnali, come la concimazione e i trattamenti fitosanitari, che richiedono necessariamente l’uso di mezzi agricoli e quindi di carburante.” Il prezzo del gasolio agricolo, infatti, è passato da circa 0,85 €/litro a oltre 1,40‑1,45 €/litro per effetto della crisi energetica, con un impatto aggravato anche dai rincari di fertilizzanti e altri input produttivi.

Il patto di stabilità

Un aiuto dunque concreto e tempestivo per la tenuta economica delle aziende agricole, e che mira a salvaguardare le operazioni fondamentali per la nuova stagione colturale. Si tratta, tuttavia, di una misura temporanea e non sufficiente nel lungo termine. “Mai come in questo momento storico servirebbe lungimiranza da parte delle istituzioni europee: sarebbe necessario un provvedimento comunitario in grado di sostenere tutti i settori. L’agricoltura, in particolare, ha un ruolo strategico e un impatto diretto sulla vita dei cittadini, e per questo è fondamentale che gli Stati membri agiscano in maniera coordinata”, ha detto Prandini.

Il Presidente commenta in modo non molto positivo invece l’ipotesi di eventuali deroghe al patto di stabilità – che stabilisce limiti a quanto i Paesi possono spendere o indebitarsi, per mantenere i conti pubblici equilibrati – che rischiererebbero di creare non poche divergenze. “Paesi con debito già alto, come Italia e Spagna, possono usare queste deroghe solo in modo limitato, mentre chi ha debito basso può spendere molto di più. Un meccanismo che rischia di creare disuguaglianze tra gli Stati membri e di far diventare la competizione interna, anziché affrontare le sfide economiche globali. L’Europa dovrebbe vedere i settori economici, come l’agricoltura, come risorse comuni da sostenere insieme, e non solo come problemi da contenere”, ha sottolineato.

Fotovoltaico e fertilizzanti

Il tema delle risorse destinate al comparto agricolo richiede grande attenzione e trasparenza, anche perché ogni intervento rischia di lasciare qualcuno insoddisfatto. Tuttavia, come evidenziato da Prandini, il primo provvedimento ha stanziato 500 milioni, mentre il nuovo intervento ne prevede oltre 1 miliardo, a conferma dell’impegno costante nel sostenere le imprese agricole: “Complessivamente, con lungimiranza, abbiamo messo a disposizione più di 2 miliardi, a cui si aggiungono ulteriori 700 milioni destinati al fotovoltaico sulle coperture. Questa misura ha già prodotto benefici concreti per 24.000 imprese e potrà estendersi ad altre 7.000, arrivando, grazie all’utilizzo di capitoli di spesa non utilizzati dal Pnrr, fino a un massimo di 12.000 domande. Potremmo così garantire maggiore tranquillità alle imprese in termini di approvvigionamento energetico e abbattere i costi legati all’energia, con ricadute positive sulla competitività del settore agricolo e sulla sostenibilità economica delle aziende”.

Maggiore preoccupazione desta invece il tema dei fertilizzanti, sul quale si fa fatica ad avere risposte come singolo paese: “Dovrebbe essere l’Europa a muoversi, con un’azione coordinata a livello comunitario. Guardando al passato, alcune scelte della Commissione europea avevano favorito la delocalizzazione di alcuni settori produttivi, come quello dei fertilizzanti: oggi ne paghiamo le conseguenze. All’epoca non c’erano gli attuali conflitti geopolitici, dalla guerra Russia-Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, e non si valutava l’importanza strategica di mantenere la produzione sul territorio. La mentalità del ‘compriamo dove costa meno’ si è rivelata poco lungimirante: in condizioni di incertezza economica e politica, i Paesi che hanno disponibilità decidono a quale prezzo vendere e se vendere”, ha detto Prandini.

Il Presidente ha poi sottolineato come, prima dello scoppio del conflitto bellico, il prezzo dei fertilizzanti era di circa 480 euro a tonnellata, mentre oggi supera gli 840 euro. “Ma il vero rischio non è solo il costo, bensì la possibile indisponibilità del prodotto. L’Europa deve ripensare alle delocalizzazioni passate e recuperare quei settori strategici, per garantire sicurezza e autonomia alla produzione agricola”, ha concluso.

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