L’Armada che Donald Trump sta concentrando intorno all’Iran manca ancora di alcune pedine chiave – come gli incrociatori – ma comincia ad assumere un potenziale offensivo importante. Il peso maggiore di un eventuale attacco ricadrà sull’Us Navy, che attualmente schiera almeno 12 navi e un paio di sottomarini. La portaerei Lincoln dispone di cacciabombardieri F35 che per le loro caratteristiche di “invisibilità” ai radar possono diventare la punta di lancia di un blitz. Fondamentali gli EF18 Growler, sia quelli a bordo dell’ammiraglia sia i rinforzi che hanno attraversato l’Atlantico in queste ore: sono dotati di equipaggiamenti per accecare i radar e neutralizzare le contraeree. Non a caso, il presidente ha esaltato il lavoro di questi velivoli – chiamati in gergo Wild Weasel ossia donnole selvagge – durante il raid di Caracas. La portaerei ha pure 35 F18 Super Hornet che possono fare da scorta o colpire obiettivi terrestri.
I sette cacciatorpediniere classe Arleigh Burke – tre nella squadra della Lincoln, gli altri tra Mar Rosso e Mediterraneo – sono dotati di missili cruise Tomahawk che dal 1991 hanno sempre contribuito al first strike, la bordata di esordio delle grandi operazioni statunitensi. Ogni missile trasporta 450 chili di esplosivo a oltre 2mila chilometri di distanza, volando a circa 900 chilometri orari. Sono ritenuti precisi, ma in grado di bersagliare solo obiettivi fissi: comandi dei Guardiani della rivoluzione, palazzi governativi, depositi militari, aeroporti e porti, fabbriche belliche. Pure i sottomarini a propulsione nucleare – che restano in immersione senza venire localizzati – hanno dozzine di Tomahawk: non è chiaro se sia stato spostato in zona uno dei quattro sommergibili classe Ohio trasformati in basi missilistiche con ben 154 cruise.
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I sette caccia serviranno anche come scudo contro le ritorsioni iraniane. Negli scorsi giorni sono stati trasferiti in Giordania e Arabia Saudita una batteria antimissile Thaad, che neutralizza le armi balistiche all’esterno dell’atmosfera, e una di Patriot Pac 3, in grado di abbatterle solo nella fase terminale della traiettoria. Stando alla Cnn, un altro complesso Thaad potrebbe raggiungere la regione, in modo da integrare la cupola dello Stato ebraico.
Gli stormi dell’Air Force presenti nell’area potranno svolgere solo missioni difensive: le monarchie sunnite sono contrarie ad aprire una nuova sfida con la teocrazia iraniana. Sono stati concentrati nelle basi saudite e giordane, azzerando la presenza di velivoli negli aeroporti di Emirati, Kuwait e Qatar, troppo esposti a una ritorsione. Si tratta in particolare degli Strike Eagles, ultima versione del leggendario F15 che trasporta 10 tonnellate di armamenti. Nei due scontri con l’Iran del 2024 sono stati decisivi per creare una barriera contro droni e cruise diretti verso Israele, buttandoli giù con missili aria-aria, controcarro e raffiche del cannone di bordo.
In questo elenco di macchine micidiali vanno inclusi anche i bombardieri B2 Spirit che decollano direttamente dagli Stati Uniti. Sono gli unici in grado di usare i colossali ordigni spacca-bunker che penetrano nei rifugi corazzati scavati sotto colline o montagne. A giugno sono stati impiegati per distruggere i laboratori del programma nucleare; adesso viene ipotizzata una missione per cercare di decapitare i vertici della Repubblica islamica, includendo pure la Guida Suprema Ali Khamenei.
Il Pentagono ha anche altri strumenti per un’azione a sorpresa: dagli incursori dei Navy Seals ai sistemi ancora segreti con cui è stata sbaragliata la guardia di Maduro. Si tratterebbe di cannoni acustici, che paralizzano le persone; sistemi di impulsi elettromagnetici che fermano droni e missili; abbordaggi cyber “tattici” che mandano in tilt i computer di aerei, navi e radar.
I Guardiani della rivoluzione si preparano a rispondere con la minaccia più antica: la chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del greggio del pianeta. Hanno annunciato un’esercitazione navale che si terrà domenica e lunedì, in cui spareranno con proiettili reali. Messaggio fin troppo esplicito.
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