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Dal carcere in cui si trova con l’accusa di omicidio volontario nei confronti di Abderrahim Mansouri, Carmelo Cinturrino scrive una lettera, il cui contenuto è stato riferito dal suo legale Piero Porciani all’interno di “Diario del Giorno”, in onda questo pomeriggio su Rete4. L’agente del commissariato milanese di Mecenate si si dice triste e pentito per il gesto commesso ma, aggiunge, di aver agito per paura. “Mi ha ribadito di non aver mai preso nulla da nessuno, anche il suo tenore di vita non era quello di un corrotto. Era il tenore di vita di uno che faceva il suo lavoro con dedizione”, ha detto Porciani respingendo le accuse rivolte al suo assistito di aver percepito soldi dai pusher di Rogoredo. “In quel momento ha avuto paura, prima di essere colpito dal Mansouri, e poi di essere colpito dalla giustizia”, ha aggiunto il legale.
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La lettera di Cinturrino: “Ho avuto paura, anche delle conseguenze del mio gesto”
Nella missiva, anche un passaggio in cui Cinturrino infine rivolge un pensiero anche alla vittima ed ai suoi familiari. Questo il testo integrale:
“Vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo. Credetemi, ho avuto paura. Prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato, delle conseguenze del mio gesto. Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace anche per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto, ma mi sono sentito disperato. Mi scuso con i miei colleghi tutti, ma posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e lodi ricevute negli anni, assenza di alcun tipo di sanzione disciplinare e stima dei colleghi delle volanti, del commissariato di Mecenate e non solo. Perdonatemi, pagherò per il mio errore”.
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