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Soleimani ucciso in Iran: chi era e perché la sua morte indebolisce il regime

Gholamreza Soleimani, comandante della milizia paramilitareBasij, è stato ucciso in Iran. La notizia è stata diffusa dalle Forze di Difesa Israeliane (Idf), secondo cuiSoleimani sarebbe stato colpito mentre si trovava, insieme ad altri alti ufficiali, in un accampamento di comando mobile a Teheran, dopo che il quartier generale della milizia era già stato distrutto in precedenti attacchi.

Le stesse fonti militari israeliane affermano inoltre che anche il vice comandante dei Basij, Seyyed Karishi, e altri alti ufficiali sarebbero stati uccisi in un raid aereo simile avvenuto a Shiraz. Al momento, da Teheran non sono arrivati commenti ufficiali che confermino le morti dei comandanti né chiarimenti sulle circostanze degli attacchi.

Chi era Gholamreza Soleimani

Nato nel 1964 in Iran, Soleimani aveva ricoperto ruoli di primo piano all’interno dell’apparato di sicurezza del Paese e, secondo fonti internazionali, guidava i Basij da circa sei anni. La milizia Basij, parte dei Guardiani della Rivoluzione, è nota per il suo ruolo di forza volontaria al servizio del regime e per il coinvolgimento nella repressione violenta delle proteste interne. È ritenuta responsabile della morte di numerosi civili iraniani. Per questo motivo, Soleimani era stato inserito nelle liste delle persone sanzionate dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Secondo una nota delle Idf, la sua uccisione rappresenta un “duro colpo” alle strutture di comando e controllo dell’Iran. Le forze israeliane hanno inoltre dichiarato di voler continuare ad agire “con la forza” contro i comandanti iraniani.

Che cos’è la forza paramilitare Basij

Fondata nel 1979 dall’ayatollah Ruhollah Khomeini dopo la rivoluzione islamica, la Basij opera sotto il controllo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ed è considerata uno dei principali strumenti di mobilitazione ideologica e controllo interno del Paese. Nel corso degli anni, il gruppo si è sviluppato come una rete capillare capace di coinvolgere centinaia di migliaia di civili. Secondo diverse stime, conta circa 450.000 membri, inclusi anche coloro che si occupano di comunicazioni e programmi socio-culturali.

La sua base è composta in gran parte da giovani provenienti da contesti popolari, motivati sia da ragioni ideologiche sia, secondo alcuni analisti, da incentivi economici e opportunità legate all’appartenenza. La Basij è stata frequentemente impiegata nella gestione dell’ordine pubblico, con un ruolo centrale nella repressione delle proteste interne.

Tra gli episodi più rilevanti figurano la cosiddetta Rivoluzione Verde del 2009 e le proteste del 2022-2023, note come “Donna, vita, libertà”, durante le quali le sue unità sono state accusate di arresti di massa, violenze e uso eccessivo della forza contro i manifestanti. La sua funzione, a metà tra apparato ideologico e forza di sicurezza interna, la rende una componente chiave del sistema di potere iraniano, soprattutto nei momenti di maggiore instabilità politica e sociale. Soleimani ne era a capo dal 2019.

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