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Brand o brand…elli / La storia della casa editrice Hoepli, dagli esordi d’oro alla cassa integrazione per 90 dipendenti 

A Milano c’è un indirizzo che per generazioni ha significato studio, manuali, dizionari e scaffali infiniti: via Hoepli. Per studenti, periti, traduttori, professionisti, autodidatti o più semplicemente appassionati di libri, quel nome è stato una garanzia. Oggi, però, la casa editrice fondata nell’Ottocento rischia di trasformarsi in un caso che racconta la fragilità dell’editoria indipendente italiana, stretta non solo dalla crisi del mercato ma da una lacerante guerra familiare. La parabola di Hoepli attraversa un secolo e mezzo di storia culturale e industriale del Paese, una traiettoria che rende ancora più drammatico il presente.

L’intuizione di Ulrico Hoepli

Tutto comincia nel 1870, quando Ulrico Hoepli, libraio svizzero del Canton Turgovia, rileva una piccola libreria milanese nella centralissima Galleria De Cristoforis, per la cifra di 16.000 lire. Milano sta cambiando volto: l’industria cresce, si affermano nuove professioni tecniche, e si diffonde un bisogno concreto di formazione pratica. Un bisogno che Hoepli intercetta prima di altri. 

Alla vendita dei libri affianca presto l’attività editoriale. I primi titoli sono manuali e grammatiche, strumenti utili più che opere letterarie. È una scelta controcorrente ma vincente: invece di puntare sulla narrativa, Hoepli scommette sul sapere. Con l’ingegnere Giuseppe Colombo, figura chiave dell’industrializzazione lombarda, pubblica testi destinati a diventare punti di riferimento per generazioni di tecnici, come il celebre Manuale dell’ingegnere. Pian piano, i “Manuali Hoepli” diventano un marchio nel marchio. Volumi compatti, economici, pratici, pensati per stare in tasca o nello zaino. Entro fine Ottocento il catalogo conta centinaia di titoli e migliaia di volumi. L’editore ottiene anche la nomina a libraio della Real Casa di Savoia, consolidando prestigio e solidità economica.

La gestione familiare

Tra Otto e Novecento Hoepli diventa un vero centro di diffusione della conoscenza tecnico-scientifica. Accanto ai manuali arrivano grandi opere di consultazione, enciclopedie, collane specialistiche. I volumi, che non dovevano superare le 180 pagine, mettevano al centro tecnica, arti e mestieri, per poi ampliarsi alla parapsicologia o la chiromanzia. Nel 1897 la collana Manuali Hoepli, asse portante del catalogo, raggiunge i 500 titoli. Alla produzione si aggiungono nuovi filoni come quello dei libri per l’infanzia, libri di viaggio e riviste femminili e per l’infanzia. 

Pian piano, la casa editrice accompagna la modernizzazione del Paese, con una gestione a conduzione familiare. Non avendo figli, in seguito alla ripresa dopo la prima guerra mondiale, Ulrico affida l’attività ai nipoti, Carlo Hoepli e Erardo Aeschlimann, che portano avanti il progetto. Nel 1923 l’azienda viene trasformata in società anonima, e dodici anni dopo il fondatore si spegne, all’età di 88 anni. A questo punto, con la demolizione della Galleria De Cristoforis, casa editrice e libreria si trasferiscono in Via Berchet.

Carlo Hoepli

Prese le redini dell’azienda, Carlo Hoepli riavvia la produzione editoriale con la pubblicazione di nuovi autori e di riviste, risentendo inevitabilmente degli influssi del fascismo che lo portano a diffondere e pubblicare, nel 1933, l’opera Scritti e Discorsi di Benito Mussolini. La seconda guerra mondiale porterà danni consistenti sia alla libreria che al magazzino, con un crollo di titoli da 4.000 a soli 82.

Eppure Hoepli resiste. Nel 1945, dopo la fine del secondo conflitto, casa editrice e libreria riaprono in Corso Matteotti. Qualche anno dopo, nel 1958, viene inaugurata la sede di via Hoepli 5, progettata dagli architetti Figini e Pollini: un edificio moderno che diventa parte del paesaggio culturale milanese tanto quanto la libreria stessa. Seguono gli anni del boom economico, durante i quali l’editore si aggiorna: telecomunicazioni, elettronica, informatica, poi l’editoria scolastica. Mentre molti marchi storici vengono inglobati dai grandi gruppi, Hoepli rimane indipendente. Una rarità nel panorama italiano.

La quinta generazione 

Negli anni sessanta la gestione passa al successore di Carlo, Ulrico Carlo, figlio di suo figlio Ulrico, che punta su innovazione e sviluppo tecnologico. Negli anni sessanta si sviluppa il settore dell’editoria per la scuola e, negli anni ottanta e novanta, il catalogo della libreria arriva a contare circa 175.000 titoli. Con il presidente Giovanni Hoepli, figlio di Ulrico Carlo, l’azienda passa ormai alla quinta generazione. 

Ancora negli anni Duemila il nome Hoepli conserva un peso specifico rilevante: dizionari, manualistica, testi universitari e scolastici. Il comparto dei libri di testo arriva a sfiorare una quota di mercato significativa, intorno al 5%. Il dizionario online diventa uno strumento diffuso anche sul web, integrato perfino tra i motori di ricerca predefiniti di alcuni browser. Nel 2017 Barbara Hoepli viene nominata presidente, Matteo Ulrico Hoepli vicepresidente e Giovanni Ulrico Hoepli amministratore delegato.

La crisi

Tuttavia, la situazione non è oggi delle più felici. Ai sindacati è stata comunicata la cassa integrazione a zero ore per l’intero organico, circa cento dipendenti. Una misura temporanea, tredici settimane, che suona però come un anticipo di qualcosa di più definitivo. All’orizzonte c’è l’ipotesi di liquidazione volontaria della società: significherebbe cessare la gestione ordinaria e vendere separatamente gli asset – cataloghi, marchio, immobili. In altre parole, smontare pezzo per pezzo una delle ultime case editrici indipendenti italiane.

A determinare la crisi sarebbe stata proprio la gestione dell’azienda, divisa tra due rami della famiglia Hoepli: da un lato Ulrico Carlo Hoepli con i suoi figli, titolari della maggioranza; dall’altro i fratelli Nava, eredi di Bianca Hoepli, con una quota di minoranza ma decisiva. Il conflitto tra le due parti, sfociato anche in cause civili e penali, avrebbe paralizzato l’azienda, facendo arenare ogni possibilità di rilancio. Già Mondadori si era fatta avanti per un’acquisizione complessiva di casa editrice e libreria, ma l’operazione è saltata: nessun grande player vuole entrare in una società segnata da contenziosi tra soci. Anche Feltrinelli avrebbe valutato la libreria storica, salvo poi ritirarsi. 

Il patrimonio

Eppure Hoepli possiede ancora asset appetibili. Il settore scolastico potrebbe rafforzare ulteriormente i grandi gruppi già presenti nel mercato. C’è poi l’immobile simbolo di via Hoepli: un edificio storico nel cuore di Milano, dal valore immobiliare enorme. C’è poi l’archivio tecnico-scientifico unico, costruito in oltre 150 anni: migliaia di titoli che hanno formato artigiani, periti, ingegneri, studenti. Se Hoepli chiudesse o venisse smembrata, sparirebbe un pezzo di storia del sapere pratico italiano. Entro la fine di febbraio, l’assemblea straordinaria degli azionisti potrebbe deliberare ufficialmente la liquidazione volontaria della società.

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