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Tra dazi, Cina e valute, BMW chiude il 2025 con margini stabili e BEV in crescita.

Nel pieno di uno scenario globale segnato da dazi, pressione competitiva in Cina e impatto dei cambi, il BMW Group ha scelto la strada della continuità. Alla conferenza annuale del 12 marzo 2026, il gruppo ha rivendicato la tenuta del proprio modello industriale: nel 2025 ha chiuso con ricavi per 133,453 miliardi di euroutile ante imposte di 10,236 miliardi e un margine EBT stabile al 7,7%, lo stesso livello del 2024. Anche l’utile netto ha superato ancora una volta i 7 miliardi, fermandosi a 7,451 miliardi di euro.

Il messaggio che arriva da Monaco è chiaro: nonostante il contesto più duro, il gruppo non intende cambiare direzione. La strategia resta ancorata a tre pilastri: approccio tecnologicamente neutrale, impronta globale bilanciata e forza dei marchi. È una linea che BMW considera decisiva per affrontare mercati sempre più frammentati, nei quali convivono ancora motori termici, ibridi plug-inelettriche a batteria e, dal 2028, anche l’orizzonte dell’idrogeno.

Sul fronte ambientale, il gruppo sottolinea di aver leggermente superato nel 2025 i target europei sulle emissioni della flotta, attestandosi a 90 grammi di CO₂ per chilometro nell’area UE 27+2, senza fare ricorso a strumenti come pooling o rinvii temporali. È un dato che BMW usa per rafforzare la propria tesi: la neutralità tecnologica non sarebbe in contrasto con la decarbonizzazione, ma anzi uno strumento per renderla più efficace su scala globale.

Il vero motore della crescita, però, resta l’elettrico. Nel 2025 il BMW Group ha consegnato 442.056 BEV nel mondo, in aumento del 3,6%, pari al 17,9% delle vendite complessive: in pratica, quasi una vettura su sei venduta dal gruppo è stata completamente elettrica. Se si allarga lo sguardo a tutte le auto elettrificate, comprese le plug-in hybrid, il totale sale a 642.071 unità, cioè una vettura su quattro. In Europa la quota è ancora più alta: il 40% delle vendite è rappresentato da modelli full electric o plug-in hybrid.

Il 2025 è stato anche un anno simbolico per l’elettrificazione BMW. A giugno il gruppo ha consegnato il suo 1,5 milionesimo veicolo completamente elettrico dal debutto di BMW i3 e i8 nel 2013; ad agosto ha poi raggiunto il traguardo dei 3 milioni di veicoli elettrificati consegnati. Il prossimo obiettivo, indicato per il 2026, è quota 2 milioni di BEV. Entro fine anno BMW prevede inoltre di offrire ai clienti 20 modelli completamente elettrici.

Dal punto di vista commerciale, il gruppo ha mantenuto volumi molto vicini ai massimi dell’anno precedente. Le consegne complessive di auto premium hanno raggiunto 2.463.681 unità, in crescita dello 0,5%. Il calo in Cina del 12,5% è stato compensato dalla crescita in Europa (+7,3%) e nelle Americhe (+5,6%). Tra i modelli che hanno spinto di più figurano la BMW Serie 5, con vendite aumentate di oltre un quarto, e la BMW X2, salita del 33%. Da segnalare anche il nuovo record di BMW M GmbH, che ha toccato 213.449 consegne, segnando il quattordicesimo record consecutivo.

Molto positivo anche il quadro dei brand. MINI ha chiuso il 2025 con 288.278 consegne, in crescita del 17,7%, trainata da CountrymanAceman, nuova Convertible e dalle versioni elettriche di Cooper. Oltre 105.000 MINI BEV sono state consegnate nel corso dell’anno, portando l’elettrico a pesare per oltre il 36% delle vendite del marchio. Rolls-Royce, invece, si è mantenuta sostanzialmente stabile a 5.664 unità, con Cullinan e Spectre tra i modelli più richiesti.

Se i volumi hanno retto, una parte importante del risultato 2025 arriva anche dalla disciplina sui costi. BMW ha ridotto la spesa in ricerca e sviluppo a 8,319 miliardi di euro (-8,4%), gli investimenti a 7,237 miliardi (-20,1%) e le spese di vendita e amministrazione a 10,606 miliardi (-6,1%). Secondo il gruppo, la riduzione complessiva delle spese per circa 2,5 miliardi di euro ha sostenuto direttamente la redditività in un anno gravato anche dall’impatto tariffario.

Nel dettaglio industriale, il segmento automotive ha chiuso con un EBIT di 6,259 miliardi di euro e un margine del 5,3%, quindi all’interno della forchetta obiettivo del 5-7% fissata a marzo 2025. BMW stima che i soli effetti aggiuntivi dei dazi abbiano pesato per circa 1,5 punti percentuali sul margine dell’auto. Il free cash flow del segmento si è attestato a 3,240 miliardi, mentre per il 2026 il gruppo si aspetta un ritorno sopra i 4,5 miliardi.

Sul fronte finanziario, BMW proporrà all’assemblea del 13 maggio 2026 un dividendo di 4,40 euro per azione ordinaria e 4,42 euro per azione privilegiata, con un payout ratio del 36,6%. Nello stesso appuntamento verrà anche proposta la conversione 1:1 di tutte le azioni privilegiate in ordinarie con diritto di voto. È un passaggio che aggiunge rilievo a una stagione già importante per la governance e per il rapporto con gli azionisti.

Ma il vero snodo narrativo del 2026 si chiama NEUE KLASSE. BMW considera l’avvio della nuova architettura come il momento chiave della prossima fase industriale. Dopo la première della BMW iX3 all’IAA 2025, la domanda europea sarebbe stata molto forte, tanto che un preordine BEV su tre in Europa riguarda proprio quel modello. L’impianto di Debrecen, in Ungheria, è già operativo su due turni, mentre il secondo modello della nuova generazione, la BMW i3elettrica, è atteso sul fronte design. Da qui al 2027 il gruppo promette oltre 40 modelli nuovi o aggiornati, inclusi anche Serie 3 e X5.

Per il 2026, però, BMW resta prudente. Le consegne globali sono attese sostanzialmente in linea con il 2025 e la quota di BEV dovrebbe restare stabile. I dazi più elevati dovrebbero incidere ancora per circa 1,25 punti percentuali sul margine EBIT automotive, che viene previsto tra il 4% e il 6%. Il gruppo mette quindi in conto un moderato calo dell’utile ante imposte, pur confidando che il taglio dei costi, la tenuta di Europa e Stati Uniti e il lancio della NEUE KLASSE possano attenuare parte delle pressioni.

In sintesi, il 2025 del BMW Group non è stato l’anno dell’accelerazione spettacolare, ma quello della tenuta strategica. In un mercato meno lineare, il costruttore tedesco ha difeso margini, volumi e profittabilità, continuando intanto a spingere su elettrificazione, prodotti ad alto valore e nuova generazione tecnologica. Ed è proprio questo equilibrio tra prudenza finanziaria e visione industriale il cuore del racconto BMW.

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