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Lavori in corso a Bagnoli, la svolta dopo trent’anni: cantieri aperti per restituire la città ai cittadini. Ecco tutti gli interventi di riqualificazione in programma
Per oltre trent’anni è stata il simbolo delle promesse mancate. Un luogo sospeso tra conflitti istituzionali e progetti rimasti sulla carta. Siamo a Bagnoli, ex area industriale inquinata, che per decenni è rimasta abbandonata, impedendo qualsiasi uso sicuro del territorio. I cantieri non sono mai partiti, la colmata marina e i fondali sono rimasti contaminati e interdetti alla balneazione, e i progetti di bonifica sono rimasti fermi, a causa di un groviglio di responsabilità tra Comune, Regione e Stato che ha, di fatto, paralizzato le decisioni. Oggi, però, qualcosa sembra cambiare. Ma facciamo un passo indietro.
Il caso
Per capire la questione bisogna tornare agli anni ’80, quando la grande acciaieria Italsider chiuse lasciando un territorio contaminato. L’area di Bagnoli, circa 240 ettari tra terra e mare, è diventata poi un Sito di Interesse Nazionale (SIN), cioè un’area dove lo Stato deve intervenire con interventi articolati sia terra che mare, per mettere in sicurezza il suolo e l’ambiente prima di qualsiasi riqualificazione. Per governare un processo di tale complessità, nel 2014 è stato istituito un Commissario Straordinario di governo, ruolo che dal 2021 è ricoperto dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, supportato da una struttura commissariale e da due sub-commissari.
Gli interventi
Nello specifico, il Programma di Risanamento Ambientale e di Rigenerazione Urbana (PRARU) prevede la bonifica e il risanamento ambientale delle aree a terra e dell’area marina; la realizzazione delle infrastrutture interne al sito; la rigenerazione urbana dell’area. Le tecnologie di bonifica sono state individuate sulla base di un’analisi integrata dello stato di contaminazione dei suoli e delle destinazioni d’uso future previste dalla disciplina urbanistica vigente.
Interventi che rendono il Progetto Bagnoli la più rilevante operazione integrata di risanamento ambientale e rigenerazione urbana in Italia e una delle più importanti in Europa, con l’obiettivo di restituire alla città metropolitana di Napoli un’area di elevato valore paesaggistico, promuovendo il recupero ambientale, la sostenibilità e l’inclusione sociale.
Gli interventi di bonifica
Il Piano di caratterizzazione, con circa 260 sondaggi ambientali e 10 piezometri, e la successiva analisi di rischio sanitario-ambientale hanno consentito di valutare il quadro ambientale del sito e di definire gli obiettivi di bonifica in funzione dei futuri usi dell’area. Lo screening delle tecnologie di bonifica potenzialmente applicabili, supportato da test, ha portato all’individuazione di diverse soluzioni da applicare anche in modo integrato, tra cui tecnologie di tipo chimico (desorbimento termico e soil washing) e tecnologie di tipo biologico, basate sull’utilizzo di specie vegetali per il miglioramento delle condizioni ambientali dei suoli (phytoremediation).
Bonifica ex Eternit
Il segnale più concreto è arrivato nel gennaio 2023, con la conclusione della bonifica dell’area ex Eternit, storicamente legata alla produzione di amianto, fabbrica di amianto storicamente collegata alle attività dell’acciaieria. L’intervento rappresenta una delle più importanti bonifiche integrali da amianto realizzate in Italia, con lo smaltimento di circa 70.000 tonnellate di materiale contenente amianto, per un valore complessivo di circa 23,8 milioni di euro. Nello specifico, i lavori hanno riguardato l’incapsulamento e la rimozione dei sottoservizi in cemento-amianto; la bonifica dei terreni mediante scavo e insaccamento dei materiali più contaminati; la bonifica mediante scavo e vagliatura in una tendostruttura dedicata, finalizzata a ridurre gli impatti sui quartieri limitrofi; il trasporto dei materiali, in big bags, via mare verso la discarica di Härnösand (Svezia).
Tutte le attività sono state accompagnate da un sistema di monitoraggio ambientale, con centraline mobili e fisse all’interno del cantiere e cinque centraline fisse nelle aree urbane adiacenti. A conclusione dei lavori sono stati effettuati un piano di caratterizzazione integrativo e un’analisi di rischio sito-specifica.
Il nodo della colmata
Per oltre trent’anni la colmata, ovvero il riempimento artificiale realizzato negli anni ’60, è stata il cuore del dibattito. Rimuoverla integralmente è rimasta a lungo la richiesta più evocata, ma anche la meno praticabile: la movimentazione di enormi quantità di sedimenti contaminati avrebbe comportato rischi ambientali e costi elevatissimi. La scelta progettuale si è quindi orientata verso soluzioni controllate di messa in sicurezza e risanamento, ritenute più efficaci e sostenibili nel lungo periodo.
Le valutazioni tecniche hanno individuato nella messa in sicurezza permanente mediante capping, la soluzione in grado di garantire il più elevato livello di sicurezza ambientale, con impatti ridotti durante le fasi di cantiere. L’intervento consiste nella copertura della superficie della colmata con un sistema di strati progettati, realizzati con materiali inerti, che consentono di isolare e mettere in sicurezza la colmata, senza rimuovere né movimentare i materiali esistenti.
Altri interventi sulla costa in corso e programmati comprendono la realizzazione di scogliere, finalizzate alla stabilizzazione degli arenili, alla protezione dei sedimenti per evitare il loro rimescolamento, nonché alla fruizione balneare; interventi di risanamento dei fondali marini mediante dragaggio dei sedimenti; interventi di rinaturalizzazione marina.
Il mare
Quanto all’area marina di Bagnoli, che si estende dal porto di Pozzuoli fino all’isola della Gaiola, per circa 14,75 km², nel 2006, a seguito di una valutazione del rischio condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, il Comune di Napoli ha disposto l’interdizione alla balneazione, subordinandone il ripristino al completamento degli interventi di risanamento dei fondali.
Nel 2017 il Governo ha finanziato il Progetto di ricerca ABBACO, coordinato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ha consentito di aggiornare il quadro conoscitivo attraverso un’ampia campagna di indagini, fornendo una base scientifica per la definizione degli interventi.
Il progetto di risanamento marino – oggetto di un lungo confronto con il Ministero dell’Ambiente e con la Commissione nazionale VIA-VAS, che ne valutano la compatibilità ambientale – prevede una combinazione di interventi finalizzati a migliorare in modo stabile le condizioni ambientali dei fondali e a prevenire fenomeni di ricircolazione dei sedimenti. Sono previsti monitoraggi ambientali continui, con il coinvolgimento di ARPAC e ISPRA, mediante centraline per il controllo delle polveri e sistemi di monitoraggio delle acque e dei sedimenti, in coerenza con le prescrizioni ambientali adottate. I
Rapporto tra bonifica e Coppa America
A imprimere un’accelerazione è arrivata l’assegnazione della America’s Cup, considerata un fattore di accelerazione degli interventi di bonifica e rigenerazione già previsti dal PRARU, in particolare per le opere a mare e per la sistemazione delle aree costiere.
Entro maggio 2026 dovranno essere completate le opere funzionali all’evento, tra cui il capping della colmata e la sistemazione della linea di costa. Le strutture previste per i team saranno temporanee e reversibili. La Coppa America non cambia il progetto di Bagnoli, ma ne anticipa parti già previste. L’evento, infatti, ha consentito di anticipare interventi di risanamento già previsti dal PRARU, in particolare quelli relativi ai fondali e alla messa in sicurezza della colmata. Introduce soprattutto una scadenza internazionale non prorogabile. E questo, in Italia, fa spesso la differenza.
Il ripristino della balneabilità delle acque potrà avvenire a valle del completamento del ciclo di interventi di risanamento, attraverso la realizzazione del capping a mare e della conterminazione perimetrale della colmata, in coerenza con gli obiettivi di bonifica del SIN.
Altre aree
Tra gli interventi previsti c’è il Parco dello Sport, che sorgerà su suoli bonificati e messi in sicurezza. L’impostazione punta su spazi pubblici, attività sportive (anche paralimpiche) e infrastrutture leggere. L’idea, almeno nelle intenzioni attuali, non è quella di una nuova stagione di edificazioni private massicce, ma di una restituzione progressiva dell’area alla città.
È davvero la volta buona?
Bagnoli ha già conosciuto annunci e aspettative tradite. Pertanto, la prudenza è d’obbligo. Eppure, alcuni elementi distinguono la fase attuale dal passato. In primis, una governance unificata seguita da un cantiere simbolico concluso. E’ stata poi presa una decisione definitiva sulla colmata, seguita da un progetto marino basato su evidenze scientifiche aggiornate e una scadenza internazionale che impone tempi certi. Dopo trent’anni di attesa, il tempo dell’immobilismo sembra lasciare spazio a quello dell’esecuzione. Se la svolta sarà definitiva lo diranno i cantieri, non le parole. Ma per la prima volta, a Bagnoli, le parole stanno lasciando il posto ai lavori.
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