Rinnovo Patente? Facile ed Economico

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Dunque si parla di Rai. Sai che novità, direbbe qualcuno. Sta di fatto che nel mondo dei media si riparla di Rai e del suo futuro, particolarmente del suo management. Se ne parla perché, come sempre accade per la televisione pubblica, il cordone ombelicale che la lega alla politica resta sempre in primo piano. Nello specifico si parla della nuova, l’ennesima, legge per la nomina del Consiglio di amministrazione. Le ultime notizie ci parlano di 4 consiglieri eletti dai due rami del Parlamento, uno da parte dei dipendenti e due di nomina pertinente al MEF. Stavolta però i due nominati dal dicastero di Giancarlo Giorgetti non sarebbero automaticamente Presidente e AD, ma due semplici consiglieri.

Presidente e AD verrebbero nominati direttamente dal Consiglio, il primo con l’avallo della Commissione di Vigilanza, ma stavolta a maggioranza semplice. Dicevamo il tutto legato alla politica, ma soprattutto alle prossime elezioni, che potrebbero essere convocate o in primavera o nell’autunno del prossimo anno. Naturalmente un’approvazione veloce della nuova legge sulla Rai, sollecitata dal Media Freedom Act, prima delle elezioni, vorrebbe dire che l’attuale maggioranza potrebbe nominare lei stessa i nuovi componenti del CDA della tv pubblica per i successivi 3/4 anni. Ma come si vive all’interno della Rai tutto ciò?

Come sempre accade in questi casi c’è un certo movimento tellurico fra le maestranze, ma con una calma che potrebbe essere apparente. Si pensa che una forzatura, come il cambio del CDA prima della sua naturale scadenza fissata nella prossima estate, sia un po’ troppo, con le probabili barricate del centro sinistra, che già non vuole partecipare alla nomina della nuova Commissione di vigilanza.

Su chi sarà il nuovo capo azienda ci sono le ormai due consuete opzioni, ovvero una conferma dell’attuale AD Giampaolo Rossi (unico ostacolo parrebbe essere la freddezza della Lega) e Gianmarco Chiocci, attuale direttore del Tg1. Su questa seconda opzione alcuni fanno osservare che un conto è fare il direttore del Tg1, altra cosa è fare l’amministratore delegato della Rai e uno come Gianmarco Chiocci, giornalista fino al midollo si potrebbe sentire quasi “castrato” a fare l’AD della tv pubblica. Tutto è in movimento quindi, ma senza fretta, per una nuova legge della Rai su cui si dovrà lavorare più sulle certezze economiche della tv pubblica, ovvero a fronte di un eventuale sforbiciata del canone un conseguente ritorno in termini economici, che è la cosa principale che chiede il Media Freedom Act.

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