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Baby Gang resta in carcere. L’ultimo capitolo della storia giudiziaria di Zaccaria Mouhib, 25 anni, arriva ancora una volta da Lecco, dove il gip Gianluca Piantadosi ha respinto la richiesta della difesa di trasferire il trapper ai domiciliari in una comunità terapeutica con braccialetto elettronico.

Ma più ancora della decisione, sono le parole utilizzate dal giudice a restituire l’immagine che oggi emerge dagli atti giudiziari. Baby Gang sarebbe “inserito in una rete criminale più vasta e di livello internazionale, capace” in passato “di farlo approdare in Iraq” per “sparare con bazooka e altre armi da guerra”. Avrebbe sviluppato “una pericolosità che connota la sua figura artistica e personale”, della quale farebbe anche “vanto” attraverso i social. E sarebbe in grado di “influenzare” una “cerchia ampia di persone, disposte a fare di tutto” per “supportarlo e proteggerlo”, tanto che per lui “combatterebbero fino alla morte”.

Parole pesantissime, contro le quali la difesa ha già presentato ricorso al Riesame di Milano. L’avvocato Niccolò Vecchioni contesta in particolare il riferimento alla presunta rete internazionale, osservando che nel provvedimento “non viene individuato alcun componente della pretesa rete”. Quanto al viaggio in Iraq, la versione della difesa è completamente diversa: Mouhib “si era recato in Iraq per realizzare un videoclip musicale, nell’ambito di quel percorso artistico che, in quella fase della sua vita, rappresentava per lui un interesse assorbente, sino ad assumere connotazioni quasi ossessive”.

È proprio su questa sovrapposizione tra musica, vita personale e vicende giudiziarie che si è costruita negli anni la storia di Baby Gang. Un artista capace di raccogliere milioni di ascolti e follower, ma anche uno dei nomi della scena trap italiana più frequentemente finiti nelle aule di giustizia.

Dalla provincia di Lecco al successo nella trap (passando per il Beccaria)

Zaccaria Mouhib nasce a Lecco il 26 giugno 2001 e cresce a Calolziocorte. La sua adolescenza è segnata presto da fughe da casa, comunità e circuiti penali minorili. È proprio il carcere a diventare uno degli elementi fondativi della sua identità artistica. “Street”, nel 2018, arriva quando è ancora detenuto al Beccaria. Poi “Cella 1”, “Educazione”, “Bimbi Soldato”, “Cella 2” e “Treni”: titoli e testi che trasformano marginalità, strada e detenzione in materiale musicale.

Il successo diventa rapidamente nazionale. Arrivano milioni di stream, collaborazioni con alcuni dei nomi più importanti della scena rap e trap e un pubblico sempre più vasto. Nel dicembre 2024 riempie il Forum di Assago con circa 15mila spettatori; nel marzo 2026 Sky indicava per lui oltre 6 milioni di ascoltatori mensili su Spotify. Ma mentre cresce la carriera, cresce anche il dossier giudiziario.

La sparatoria di corso Como e la semiautomatica con matricola abrasa

Uno degli episodi centrali risale al 3 luglio 2022, quando Baby Gang resta coinvolto nella sparatoria tra gruppi rivali nella zona di corso Como, cuore della movida milanese. Due persone vengono ferite. Per quella vicenda Mouhib ha riportato una condanna definitiva a 2 anni, 9 mesi e 10 giorni per rissa, lesioni e detenzione di arma clandestina. Nello stesso filone è coinvolto anche Simba La Rue, altro nome di primo piano della scena trap. Le armi torneranno più volte nella sua storia. Nel settembre 2025, dopo una sua apparizione al concerto di Emis Killa, nella camera d’albergo dove alloggiava a Milano viene trovata una pistola semiautomatica con matricola abrasa. Il 4 marzo 2026 arriva la condanna in abbreviato a 2 anni e 8 mesi per ricettazione e detenzione dell’arma.

Uscendo dal tribunale Baby Gang manda allora un messaggio apparentemente definitivo: “Adesso basta, solo musica“. A settembre, in Appello, quella pena viene quasi dimezzata: un anno e sei mesi, con la concessione delle attenuanti generiche.

Il nuovo arresto del 17 marzo: anche una accusa di maltrattamenti da parte della ex

La promessa di dedicarsi soltanto alla musica dura appena pochi giorni. Il 17 marzo 2026 Baby Gang torna in carcere nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Lecco che coinvolge anche persone della sua cerchia. Le contestazioni, a vario titolo, riguardano detenzione e circolazione di armi, rapina e lesioni. Per Mouhib si aggiungono le accuse di maltrattamenti nei confronti dell’allora compagna, vicenda che dovrà essere vagliata nel processo. Secondo l’accusa, la giovane sarebbe stata sottoposta a minacce, controlli e violenze, fino alla frattura del setto nasale.

Nell’inchiesta compare anche una presunta spedizione punitiva del giugno 2025 a Calolziocorte contro tre uomini che sarebbero stati bloccati e picchiati. Tra gli altri episodi contestati c’è anche l’esplosione di alcuni colpi in aria con un kalashnikov nel Lecchese all’inizio del 2025. È il procedimento per il quale Baby Gang si trova ancora oggi in carcere e nel quale il gip ha appena negato il passaggio ai domiciliari.

“Non sono mai stato un santo, ma non sono neanche colpevole di tutto”

Un mese dopo l’arresto, ad aprile, Baby Gang torna a parlare nel luogo che più di ogni altro ha contribuito alla costruzione del suo personaggio: Instagram. Dal carcere, dove si trova sottoposto a sorveglianza particolare, sul suo profilo compaiono una serie di storie nelle quali il trapper respinge la rappresentazione di sé come responsabile automaticamente di ogni accusa che gli viene contestata. “Non sono mai stato un santo, ma ciò non vuol dire che sono colpevole di qualsiasi cosa mi accusano”, scrive. E ancora: “Tanti di voi si chiedono perché, dopo tutte queste condanne, sono sempre stato fuori: il fatto è che quando mi arrestano va su tutti i notiziari, ma quando vengo assolto ed esce la mia innocenza fanno tutti finta di niente e stanno tutti zitti”.

Sulle accuse di maltrattamenti insiste sulla circostanza che la denuncia non sarebbe partita dall’ex compagna: “A denunciarmi sono stati i carabinieri e non la mia ex compagna”. Poi ridimensiona un altro episodio contestato: “Sono pure accusato di aver rapinato e sequestrato dei ladri che stavano tentando di entrare a casa mia, ma questo è uno dei miei ultimi problemi”.

Baby Gang: “Il mio unico errore? Essere stato con la ex di un carabiniere”

Nelle stesse storie il trapper arriva a fornire una propria interpretazione complessiva dei continui problemi con la giustizia. “Il mio unico sbaglio che ho fatto nella mia vita è che mi sono c… un’ex moglie di un carabiniere. Da quel momento mi perseguitano e sono stato minacciato di essere ammazzato e buttato nel lago, di cui era testimone la mia ex compagna, con tanto di screen della telefonata”.

Il rapporto con i social è anche uno degli elementi che più volte ha complicato la sua posizione giudiziaria. Quando era sottoposto ai domiciliari con braccialetto elettronico, secondo i giudici avrebbe violato le prescrizioni pubblicando immagini legate alla promozione del proprio lavoro musicale nelle quali compariva anche una pistola. In uno degli atti gli veniva contestato di avere comunicato con un numero indeterminato di persone attraverso Instagram, mostrandosi mentre impugnava un’arma puntata verso l’obiettivo e ostentando contemporaneamente il braccialetto elettronico.

Un altro capitolo riguarda un fucile d’assalto comparso in immagini e video nei quali figurano Baby Gang e Simba La Rue. Gli investigatori hanno confrontato l’arma sequestrata nel 2024 con quella mostrata nei filmati, individuando, secondo l’accusa, graffi, scalfitture e altri segni compatibili. Nel luglio 2026 Mouhib ha scelto il rito abbreviato nel procedimento per detenzione illegale di armi che coinvolge complessivamente undici imputati. Ancora una volta, dunque, ciò che compare nell’immaginario della musica trap – pistole, fucili, esibizione della forza – finisce per diventare materiale di un fascicolo giudiziario.

Il viaggio in Iraq tra bazooka, mitra e kalashnikov

È però il viaggio in Iraq del maggio 2025 l’episodio che oggi pesa maggiormente nella valutazione del gip. Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, Mouhib, pur sottoposto alla sorveglianza speciale, sarebbe riuscito a raggiungere Sulaymaniyya passando da Zurigo e Doha. Là avrebbe girato immagini con armi da guerra, poi utilizzate anche sui social. Dalle intercettazioni gli investigatori ricavano riferimenti a un video realizzato “coi bazooka, coi mitra, coi kalashnikov”. Negli atti vengono citati anche un lanciagranate e fucili d’assalto.

Per il gip, quel viaggio dimostrerebbe non soltanto la capacità di violare le prescrizioni, ma anche l’esistenza di contatti sufficientemente strutturati da consentirgli di muoversi all’estero e avere accesso ad armamenti militari. È proprio questa lettura che la difesa contesta: per Vecchioni non viene indicato chi farebbe parte della presunta rete criminale internazionale e il viaggio avrebbe avuto esclusivamente una finalità artistica, cioè la realizzazione di un videoclip.

Non solo condanne: le assoluzioni e il caso della giornalista di “Fuori dal coro”

Nell’articolo ritratto giudiziario di Baby Gang, però, anche qualche assoluzione. A settembre il Tribunale di Milano lo ha assolto dalle accuse di diffamazione e istigazione a delinquere in un procedimento nato da alcune storie Instagram pubblicate nel 2022 dopo un servizio di “Fuori dal coro”. In quell’occasione il trapper aveva pubblicato anche il numero di telefono della giornalista autrice del servizio, provocando un’ondata di messaggi contro di lei. Per questo è stato condannato a una multa di 2.700 euro per trattamento illecito di dati personali. È stato invece assolto dagli altri due reati contestati. E anche dall’accusa di rapina a Vignate, citata proprio in quel servizio televisivo, Mouhib era stato successivamente assolto. Le notizie sugli arresti, sostiene spesso il trapper, avrebbero un’enorme visibilità, mentre le assoluzioni passerebbero quasi inosservate.

Baby Gang e la promessa mancata: “Adesso basta, solo musica”

Nel provvedimento di oggi il gip parla di “esigenze cautelari di eccezionale rilevanza”, richiama la sua ripetuta “incapacità a rispettare le prescrizioni” e lo definisce, secondo quanto riportato negli atti, “completamente inaffidabile”. Il timore è che possa utilizzare la propria influenza sul gruppo che gli ruota attorno per condizionare persone, occultare armi o interferire con le prove.

La difesa porterà ora queste valutazioni davanti al Riesame. Nel frattempo Baby Gang resta in carcere. E quella frase pronunciata appena sette mesi fa dopo una delle sue condanne – “Adesso basta, solo musica” – pare ancora oggi una promessa ben lontana dall’essere mantenuta.

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