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Caro energia, Cavedagna (FdI) a “L’Italia dei conservatori”: “Sospendere l’ETS, il Green Deal è una follia ecologista”
La transizione ecologica non può tradursi in una progressiva perdita di capacità industriale per l’Europa. Lo ha detto Stefano Cavedagna, europarlamentare di Fratelli d’Italia e gruppo Ecr, parlando ad Affaritaliani a margine del panel “Ideologia contro buon senso: Green, competitività e difesa del Made in Italy”, tenutosi nell’ambito della seconda giornata de “L’Italia dei Conservatori”, in corso a Roma:
Il panel, moderato da Incoronata Boccia, direttore dell’Ufficio stampa Rai, ha visto la partecipazione di Ferrante De Benedictis, vicepresidente di Nazione Futura; Lorenzo Montanari di Americans for Tax Reform; la senatrice di Fratelli d’Italia Simona Petrucci e Luca Soldini di Philip Morris Italia.
Cavedagna ha posto l’accento sulle conseguenze delle politiche climatiche europee sulla competitività delle imprese, soffermandosi in particolare sul sistema ETS, il meccanismo che impone alle aziende soggette alla normativa di acquistare quote di emissione di CO₂. “È possibile decarbonizzare senza industrializzare? No”, ha affermato l’europarlamentare, criticando un approccio europeo che finisce per subordinare la permanenza delle attività produttive nel continente al rispetto di vincoli ambientali che ne aumentano i costi. Il nodo riguarda soprattutto il funzionamento del mercato delle emissioni. “Le imprese devono acquistare i titoli necessari a coprire le proprie emissioni prima ancora di conoscere con certezza gli ordini e i volumi di produzione. Un meccanismo che espone il sistema industriale alle oscillazioni di un mercato assimilabile a quello finanziario. L’incremento dei costi di produzione si traduce in una perdita di competitività sui mercati internazionali”, ha detto Cavedagna.
In sostanza, aumentare il costo della produzione attraverso la tassazione delle emissioni non garantisce automaticamente un miglioramento della qualità ambientale, ma rischia piuttosto di spingere le aziende a ridurre la propria attività o a trasferirla altrove: “Un esempio? I Paesi del Sud-est asiatico, in particolare India e Cina, i principali concorrenti che potrebbero beneficiare di un arretramento industriale europeo”. Una dinamia che “rischia di compromettere non soltanto la tenuta delle imprese, ma anche la capacità dell’Europa di mantenere un ruolo centrale nelle catene produttive globali”. L’europarlamentare ha poi ribadito il sostegno alla proposta di sospensione dell’ETS in attesa di una revisione sostanziale del sistema.
Nel mirino dell’europarlamentare un modello di transizione ecologica che rischia di compromettere la capacità produttiva del continente. “Il problema non è la decarbonizzazione in sé, ma il modo in cui l’Unione europea ha scelto di perseguirla, imponendo vincoli e costi che finiscono per penalizzare le imprese europee rispetto ai concorrenti internazionali. “Le follie del Green Deal, tra i quali l’ETS, sono diventate l’emblema di una politica energetica ideologica che continua a scaricare costi sull’industria mentre le nostre aziende combattono per sopravvivere alla crisi energetica. Non possiamo chiedere alle imprese europee di essere competitive e contemporaneamente far loro pagare sempre di più per produrre”, ha concluso.
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