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Poste-Tim, focus su sinergie e integrazione

L’impossibilità per Poste di acquistare sul mercato titoli Tim a un prezzo superiore ai 6,65 euro per azione, ovvero il prezzo dell’offerta calcolato alla data dell’annuncio, ha contribuito al ribasso del titolo della società telefonica, sceso di oltre l’8% dalla conclusione della fase suppletiva dell’Opas, terminata il 25 settembre scorso. Poste non può comprare sul mercato a prezzi superiori a quello dell’offerta: si tratta di un limite normativo, previsto dal Testo Unico della Finanza, volto a impedire il superamento fraudolento del principio di parità di trattamento degli azionisti.

Il titolo è già sceso sotto i 7 euro, a 6,90 euro, e, considerato il ridotto flottante, potrebbe avvicinarsi ulteriormente alla soglia dei 6,65 euro. A quel punto, Poste potrebbe acquistare il poco meno del 4% necessario per salire al 90% del capitale, soglia che fa scattare lo squeeze-out e consente il delisting. Con il principale compratore strategico impossibilitato ad acquistare sul mercato a prezzi superiori all’offerta, la speculazione di breve periodo tende quindi a sgonfiarsi, guidando il titolo verso una potenziale correzione fisiologica.

Equita ha confermato la raccomandazione “buy” su Poste, con un prezzo obiettivo di 31 euro. Stando ai risultati provvisori, i cui dati definitivi saranno resi noti il 1° ottobre, Poste detiene l’85,8% del capitale di Tim. “Sebbene la soglia raggiunta non permetta lo squeeze-out, per il quale è richiesto il 90% – scrive Equita – riteniamo che Poste inizierà immediatamente a lavorare alla generazione di sinergie e a strutturare l’integrazione delle due realtà, in preparazione del nuovo piano che sarà presentato nel primo trimestre del 2027”.

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