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Tetto agli stranieri e burqa a scuola, suor Anna Monia Alfieri: “Il comune denominatore è l’integrazione”
La proposta annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di vietare l’uso di burqa e niqab nelle scuole italiane trova il sostegno di suor Anna Monia Alfieri. L’esperta di politiche scolastiche – intercettata da Affaritaliani – invita a leggere la questione non soltanto attraverso la lente della libertà religiosa, ma anche alla luce dei principi che regolano la convivenza civile e il sistema educativo. “Non posso che esprimere un parere pienamente favorevole. Integrare la popolazione straniera non significa accettare passivamente ciò che non corrisponde non solo ai valori della società che accoglie lo straniero ma anche alle leggi dello Stato”, sottolinea. “Sappiamo, infatti, che il volto deve essere facilmente riconoscibile, per ovvie ragioni di sicurezza e ordine interni”, osserva suor Anna.
“Parimenti importante – afferma – è anche il fatto che il burqa fa riferimento ad una visione della figura femminile che non può essere accettata, in quanto fortemente in contrasto con i valori della libertà, della dignità e del ruolo che la donna deve avere in famiglia e nella società”. Una questione per la religiosa “molto semplice”, che dovrebbe essere trattata “come tale da tutte le forze politiche”, senza diventare “terreno di scontro politico”. “La Premier ha solo avuto il coraggio di affrontare un argomento che spesso, per ragioni le più diverse, non viene affrontato, con il rischio, però, di creare un facile avallo, tramite il vuoto normativo, a situazioni che non possono essere tollerate. Ben venga, dunque, il divieto del burqa, così come di tutte le situazioni che contrastano e stridono con i principi base del nostro vivere civile“, prosegue la religiosa.
Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca l’introduzione di un limite di studenti stranieri all’interno delle classi: “Va riconosciuto che il denominatore comune delle due proposte altro non è che il desiderio di una reale integrazione, che passa necessariamente attraverso l’accettazione delle leggi e dei principi che danno vita alla comunità civile, che accoglie la conoscenza della sua lingua, veicolo di cultura e strumento aggregativo e socializzante”, ha detto Alfieri. E ancora: “Come ho già affermato in altri contesti, solo la garanzia del diritto alla libertà di scelta educativa può contribuire enormemente alla causa dell’integrazione, all’interno di una collaborazione tra scuole pubbliche, statali e paritarie“.
La religiosa ricorda poi la circolare del 1990 emanata dal Ministero della Pubblica Istruzione, allora guidato proprio dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dava le stesse indicazioni in merito al numero degli studenti stranieri all’interno delle classi: “L’obiettivo era arrivare ad una reale integrazione. Parole profetiche ieri, parole da attuare oggi”, conclude.
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