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Dietrofront del presidente statunitense Donald Trump, che ha deciso di sospendere all’ultimo minuto un piano di attacco militare contro i ribelli Houthi in Yemen, fermando l’operazione quando le forze armate americane avevano già approvato gli obiettivi e iniziato le operazioni di armamento. Lo riporta il New York Times, secondo cui la decisione giunge all’indomani del pressante appello telefonico avanzato dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, che aveva sollecitato l’intervento diretto di Washington a fronte del forte riacutizzarsi dell’offensiva Houthi contro il regno.
La scelta di Trump evidenzia un delicato dilemma strategico per il Commander-in-chief. Sebbene il gruppo armato abbia offerto garanzie di non voler prendere di mira le forze e gli asset americani, i continui attacchi missilistici e con droni sferrati dai ribelli contro infrastrutture critiche ed energetiche saudite rischiano di incrinare la partnership con Riad, alleato cruciale per gli Stati Uniti nella strategia di contrasto all’Iran.
Il portavoce militare degli Houthi in Yemen, Yahya Sarea, ha denunciato che l’Aeronautica militare dell’Arabia Saudita ha condotto 28 attacchi aerei nelle ultime 24 ore contro diverse aree del Paese. Secondo quanto dichiarato dal portavoce via Telegram, i bombardamenti hanno colpito le province occidentali di Taiz, Al Jawf e Marib mediante l’impiego di caccia F-15 e Typhoon decollati dalle basi aeree saudite di Khamis Mushait e Taif. Pur senza precisare le singole località colpite, la presenza di vittime o l’entità dei danni materiali, Sarea ha precisato che questi ultimi raid portano a 760 il totale dei blitz aerei registrati dall’inizio della recente escalation.
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