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Sabato 19 settembre, intorno alla mezzanotte, torna su Rai 2 la nuova stagione di TG2 Storie – I racconti della settimana, il rotocalco del TG2 curato e condotto da Adriana Pannitteri, con replica domenica mattina alle 7.00. Al centro, come sempre, le storie e i protagonisti della vita quotidiana dall’Italia e dal mondo. Partendo dalle vicende personali, la giornalista indaga una società in continua trasformazione, dando voce a fragilità, cambiamenti e nuove rinascite. Un modo di fare informazione che non si ferma alla cronaca e al semplice susseguirsi dei fatti, ma cerca nelle vicende individuali emozioni, interrogativi e speranze capaci di parlare a tutti.

TG2 Storie, Adriana Pannitteri: “Il giornalismo deve tornare ad essere un servizio” – INTERVISTA ESCLUSIVA
Uno scatto di Adriana Pannitteri, che dal 19 settembre torna su Rai 2 con la nuova stagione di TG2 Storie

La nostra intervista

Adriana Pannitteri ripercorre la sua carriera, tra difficoltà e conquiste, il delicato equilibrio tra professione e vita familiare e una passione per il racconto e per il suo mestiere che, dopo tanti anni, continua a spingerla avanti. Una conversazione che tocca anche il rapporto con le persone incontrate nel corso del suo lavoro, le storie che più l’hanno segnata e i cambiamenti del giornalismo televisivo.

Nel suo lavoro c’è una parola che ricorre spesso: storia. 

Sono da sempre appassionata e, in qualche modo, studiosa di quelle esperienze capaci di restituire un cambiamento, una trasformazione, un momento significativo nella vita delle persone. È proprio questo lo spirito di TG2 Storie: guardare oltre il fatto in sé per cogliere ciò che una vicenda può raccontare dell’essere umano. Sono le evoluzioni personali, le svolte e le nuove consapevolezze a offrirmi gli spunti più autentici e profondi per costruire una narrazione capace di arrivare alle persone.

Abbiamo bisogno di ascoltare storie vincenti?

È importante raccontare la vita di chi ha saputo superare le difficoltà e trasformare un momento complesso in una nuova possibilità. Sono esempi concreti capaci di trasmettere coraggio, forza e fiducia, mostrando che anche una caduta può diventare l’occasione per ripartire. Abbiamo bisogno di conoscere prospettive diverse e di scoprire che una difficoltà non rappresenta, necessariamente, un punto d’arrivo, ma può segnare l’inizio di qualcosa di nuovo. Sono esperienze universali, che attraversano generazioni e condizioni diverse: riguardano uomini e donne, giovani e anziani.

Essere l’ideatrice, la curatrice e, allo stesso tempo, la conduttrice di TG2 Storie: che peso ha?

Significa dare continuità e compimento a un percorso professionale che, considerando la mia età, affonda le radici molto lontano nel tempo. In qualche modo, TG2 Storie rappresenta la sintesi delle esperienze che ho maturato negli anni: dall’attività di inviata alla conduzione del TG1, fino al ruolo di responsabile e vicecaporedattrice della redazione TV7/ Speciali TG1. È un impegno che richiede moltissimo e che, a volte, arriva persino a togliere il sonno. Non si può mai abbassare la guardia: bisogna mantenere alta la concentrazione e avere costantemente il programma al centro dei propri pensieri. E’ fondamentale interrogarsi sui contenuti, sulla scelta delle vicende e sul modo più efficace per restituirle al pubblico. Ma è anche una grande soddisfazione, perché mi permette di mettere in campo interessi, ideali e passioni e di trasformarli in un progetto editoriale nel quale mi riconosco. Un lavoro che spero possa incontrare la sensibilità, la curiosità e l’attenzione degli spettatori.

Il giornalismo femminile in Italia è cambiato.

Ricordo che, quando iniziai, ero ancora precaria nella redazione di Italia Sera. Il conduttore, Paolo Di Giannantonio, aveva scelto di coinvolgere collaboratrici donne perché, diceva, “le donne lavorano di più”. Una frase che non ho mai dimenticato. Da allora il panorama è profondamente cambiato: oggi la presenza femminile nelle redazioni è una realtà consolidata. Tuttavia, alcune disparità resistono, anche sotto forma di stereotipi. Una donna precisa, rigorosa e determinata rischia ancora di essere definita “rognosa”, mentre lo stesso atteggiamento, in un uomo, viene più facilmente letto come autorevolezza. È un retaggio culturale che fatichiamo a superare. La competenza di una donna dovrebbe essere valutata per ciò che è, senza filtri o pregiudizi legati al genere.

C’è stato un momento in cui ha pensato: “Forse questo mestiere non fa per me”?

Dopo tanti anni di questo lavoro ho attraversato periodi complessi. Penso, innanzitutto, alla stanchezza e alla difficoltà di conciliare il lavoro con la vita familiare, quando mia figlia era molto piccola. In quella fase ho fatto alcune scelte che mi hanno permesso di esserle più vicina e di trovare un equilibrio diverso. Anche sul piano professionale non sono mancati momenti difficili, quando le proprie aspirazioni non trovano riscontro nei risultati sperati. Ci si demoralizza, ci si interroga e, inevitabilmente, ci si chiede se valga la pena andare avanti. La passione per il giornalismo è troppo forte per essere messa da parte e, ogni volta, è proprio quella a restituirmi l’energia e la motivazione per ricominciare.

Cosa l’affascina in una storia?

Dopo tanti anni di televisione cerco ciò che ancora non ho compreso. Abbiamo la tendenza a riempire il racconto televisivo di informazioni, anche quando non sono necessarie. Cerco l’anima di una vicenda. L’obiettivo è di ricevere quella risposta, quell’emozione che, forse, la persona stessa non pensava di avere. Non mi accontento dei dettagli della cronaca: voglio provare a entrare nel cuore e nell’anima di chi ho di fronte, con il dovuto rispetto. Non amo il giornalismo morboso e non credo in un’informazione che specula sulla vita altrui. Credo, piuttosto, in un modo di raccontare capace di avvicinarsi alle persone con sensibilità, restituendo loro dignità e profondità.

TG2 Storie, Adriana Pannitteri: “Il giornalismo deve tornare ad essere un servizio” – INTERVISTA ESCLUSIVA
Ph. Melissa Fusari

Tra le tante storie che ha raccontato, ce n’è una che considera una vera lezione di vita?

I racconti sono tanti e alcuni rimangono dentro più di altri. In certi casi sono diventati anche lo spunto per dedicarmi all’altra grande parte dei miei interessi: la scrittura dei libri. Penso, in particolare, alla vicenda di Beppino Englaro e di sua figlia Eluana, e alla sua battaglia per la libertà di scelta nel fine vita. Non avevo mai incontrato un padre così coraggioso e determinato, ma anche così complesso, dal carattere tutt’altro che semplice. Ricordo che, al nostro primo incontro, gli dissi con grande sincerità: “Non credo che riuscirà a vincere la sua battaglia”. Lui mi dimostrò il contrario.

Il giornalismo può restituire dignità a persone comuni?

Credo che il nostro compito sia andare oltre la superficie dei fatti, lasciando spazio agli stati d’animo, alle fragilità e alle difficoltà. Un’informazione attenta può non soltanto portare alla luce un problema, ma aiutare a comprenderlo e, quando possibile, a trovare una strada per affrontarlo. Non è necessario ricorrere a un giornalismo aggressivo o urlato per attirare l’attenzione. C’è bisogno anche di fiducia: chi ci ascolta deve poter riconoscere nel nostro lavoro un interlocutore credibile, sensibile e rispettoso. Troppo spesso, invece, rischiamo di essere percepiti come una casta distante e ostile. È un’immagine che non mi appartiene e che vorrei contribuire a superare. Il giornalismo dovrebbe tornare a essere un servizio, vicino alla realtà e a chi la vive.

TG2 Storie, Adriana Pannitteri: “Il giornalismo deve tornare ad essere un servizio” – INTERVISTA ESCLUSIVA
Adriana Pannitteri dietro le quinte di TG2 Storie

C’è una storia che vorrebbe raccontare?

Lo dico, la butto un po’ là: forse farà anche sorridere. Mi piacerebbe intervistare Sergio Mattarella, naturalmente alla fine del suo mandato. Vorrei raccontare l’uomo oltre la carica: le emozioni, i pensieri, i momenti più delicati vissuti durante la sua esperienza istituzionale. Penso, per esempio, a quando era pronto a fare le valigie e a concludere il suo percorso, per poi ritrovarsi nuovamente alla guida del Paese. Sarebbe interessante, per una volta, scoprire il Presidente della Repubblica al di là del ruolo istituzionale, nella sua dimensione più personale, con le sue emozioni e le sue fragilità.

Se dovesse raccontare Adriana Pannitteri come una delle protagoniste di TG2 Storie, quale sarebbe oggi il titolo della sua storia?

È una domanda difficile, quindi, voglio giocare un po’. Ho dedicato un libro a Raffaella Carrà, oltre ad aver realizzato, a suo tempo, un documentario per il TG1. Il libro Raffaella Carrà, la ragazza perfetta è un titolo che ne sottolineava la ricerca quasi incessante della perfezione, la dedizione al lavoro, l’impegno e la disciplina. Naturalmente, definire “ragazza” una donna adulta fa un po’ sorridere. Se penso, però, al mio percorso, agli alti e ai bassi, alle paure e alle soddisfazioni, ma anche alla continua ricerca interiore che mi ha accompagnata negli anni, sceglierei per me questo appellativo: La ragazza tenace. Perché, alla fine, credo sia stata proprio la mia costanza a permettermi di andare avanti, anche nei momenti più difficili.

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