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Archiviata, almeno per il 2027, la partita sul bollo auto, per la mobilità lombarda il prossimo appuntamento cerchiato in rosso sul calendario è il primo ottobre. È da quella data che, in assenza di nuovi interventi, entreranno in vigore le limitazioni alla circolazione delle autovetture diesel Euro 5 nelle aree urbane di Milano, Monza, Brescia e Bergamo. La Regione Lombardia conferma tuttora questo calendario, previsto in attuazione della legge nazionale e della delibera regionale del luglio 2025.
Ma Matteo Salvini vuole fermare tutto prima della scadenza. Dopo aver chiesto nei giorni scorsi una proroga nazionale, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti alza ulteriormente il tiro e annuncia che porterà direttamente al prossimo Consiglio dei ministri quello che definisce lo “stop allo stop”.
Salvini: “Porterò in Cdm lo stop allo stop”
“A proposito di motori: lo stop ai diesel Euro 5 scatta il primo ottobre. Giusto un paio di settimane…”, gli viene fatto notare nell’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera. La risposta di Salvini è netta: “Nel decreto Infrastrutture e trasporti che porterò al prossimo Consiglio dei ministri, io stesso presenterò lo ‘stop allo stop’: la proroga di quella scadenza e la possibilità di circolare”. Il ragionamento del leader della Lega è soprattutto sociale: “Rischiamo di lasciare a piedi più di un milione di lavoratori che hanno un’auto Euro 5 per un motivo semplice: magari non hanno i quattrini per cambiarla”.
Già nei giorni scorsi Salvini aveva quantificato in circa 500mila i cittadini lombardi potenzialmente coinvolti, sostenendo che imporre la sostituzione di auto o furgoni ancora funzionanti significherebbe penalizzare soprattutto chi non dispone delle risorse per acquistarne uno nuovo.
In Lombardia oltre 440mila diesel Euro 5
Il problema non è marginale. Secondo gli ultimi dati Aci riportati da Repubblica, in Lombardia sono 443.334 le autovetture diesel Euro 5 ed Euro 5b. Dal primo ottobre, senza modifiche, le nuove restrizioni riguarderebbero le autovetture nei quattro Comuni lombardi sopra i centomila abitanti: Milano, Brescia, Monza e Bergamo. La normativa regionale prevede poi un’introduzione progressiva delle limitazioni: dal 2027 toccherebbe alle categorie M2, N1 e N2, mentre dal 2028 alle restanti categorie.
Milano rappresenta però un caso particolare, perché una parte dei diesel Euro 5 è già soggetta alle restrizioni di Area B. La scadenza del primo ottobre avrebbe dunque un impatto soprattutto sull’estensione del sistema regionale agli altri grandi centri interessati.
Garavaglia: “La transizione non può ricadere sulle famiglie”
Salvini non è solo nella richiesta di trovare una via d’uscita. Anche Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, chiede di evitare un blocco generalizzato. “Sul blocco dei diesel Euro 5 dobbiamo trovare una soluzione, che tenga insieme tutela dell’ambiente e vita reale dei cittadini”, afferma Garavaglia. “L’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria è condiviso e la Lombardia ha fatto e continuerà a fare la propria parte. Ma non possiamo pensare che il costo della transizione ricada sulle famiglie e sui lavoratori”.
Per il capogruppo di FdI il punto è che si tratta di “automobili regolarmente acquistate, omologate e ancora perfettamente funzionanti”, utilizzate quotidianamente per lavoro, famiglia e spostamenti nei territori nei quali il trasporto pubblico non riesce a coprire tutte le esigenze.
Garavaglia richiama poi esplicitamente ciò che è avvenuto nelle altre Regioni del Bacino padano: “Le altre Regioni si sono mosse individuando misure alternative. È giusto quindi lavorare perché anche la Lombardia trovi una strada capace di garantire gli obiettivi ambientali senza introdurre penalizzazioni eccessive”.
La via d’uscita esiste: le misure compensative
Ma la legge nazionale non impone necessariamente alle Regioni di bloccare i diesel Euro 5: consente loro di evitare la limitazione strutturale se introducono misure compensative capaci di produrre una riduzione equivalente delle emissioni. È questo il margine normativo già utilizzato da altri territori del Bacino padano. Il Piemonte ha scelto misure alternative che comprendono anche incentivi ai biocarburanti HVO. L’Emilia-Romagna ha puntato, tra le altre cose, sul rinvio dell’accensione degli impianti di riscaldamento e su interventi contro le emissioni degli impianti a biomassa. Il Veneto ha a sua volta deciso di sospendere il blocco ricorrendo a un pacchetto di azioni compensative.
La Lombardia studia la carta Move-In
Anche Palazzo Lombardia, tuttavia, sta lavorando a un’alternativa. Secondo quanto riportato da Repubblica, una delle ipotesi allo studio dell’assessorato regionale all’Ambiente è quella di utilizzare Move-In, il sistema che tramite una scatola nera registra i chilometri percorsi dal veicolo. L’ipotesi sarebbe quella di consentire ai proprietari di diesel Euro 5 di continuare a circolare aderendo al servizio, entro un tetto di circa 10mila chilometri l’anno. In questo modo non si avrebbe un divieto totale di utilizzo, ma un plafond chilometrico compatibile con gli obiettivi di riduzione delle emissioni. La soluzione riguarderebbe potenzialmente circa 440mila mezzi. È una strada che trova anche un precedente politico preciso: il Consiglio regionale lombardo ha già impegnato la Giunta a valorizzare Move-In e a massimizzare le soglie chilometriche proprio per ridurre l’impatto delle restrizioni sugli Euro 5.
Una corsa contro il calendario
Restano quindi due possibili strade, entrambe da definire in pochissimi giorni. La prima è quella nazionale indicata da Salvini: una proroga inserita nel prossimo decreto Infrastrutture, capace di far slittare direttamente la scadenza del primo ottobre. La seconda è regionale: ricorrere alle misure compensative consentite dalla legge, con Move-In come soluzione principale allo studio. La peculiarità lombarda è proprio questa. Mentre Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno già imboccato la via delle alternative al blocco, la Regione guidata da Attilio Fontana arriva alle ultime settimane prima della scadenza con il divieto ancora formalmente in calendario.
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