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Scozia, Galles e Irlanda del Nord hanno aperto un coordinamento politico comune sull’autodeterminazione, ma non esiste per ora un piano unitario per separarsi dal Regno Unito. A Cardiff i leader di Scottish National Party, Plaid Cymru e Sinn Féin hanno firmato un memorandum che rivendica il diritto delle tre nazioni a decidere autonomamente il proprio futuro costituzionale.

A sottoscrivere il documento sono stati John Swinney, leader dell’SNP e first minister scozzese, Rhun ap Iorwerth, leader di Plaid Cymru e first minister gallese, e Michelle O’Neill, esponente del Sinn Féin e first minister dell’Irlanda del Nord. Al vertice ha partecipato anche Mary Lou McDonald, presidente del Sinn Féin.

EFE precisa un elemento necessario per interpretare l’accordo: i tre first minister hanno partecipato alla firma in qualità di leader politici dei rispettivi partiti, non come rappresentanti di un unico accordo istituzionale tra i tre governi devoluti.

Cosa prevede il patto firmato a Cardiff

Il memorandum parte dal riconoscimento di percorsi diversi. I firmatari affermano che ciascuna nazione dovrà determinare il proprio futuro “a modo suo e nei propri tempi”. Non viene quindi stabilita una data comune per eventuali referendum e nel testo, secondo EFE, la parola referendum non compare.

La Scozia punta a una nuova consultazione sull’indipendenza dopo il voto del 2014, quando il 55,3% scelse di restare nel Regno Unito. Il governo scozzese ha pubblicato il 28 agosto una nuova bozza di legge referendaria, ma ha riconosciuto che per procedere servono i poteri necessari da Westminster.

Il percorso del Galles è meno avanzato e Plaid Cymru non ha fissato una scadenza. Per l’Irlanda del Nord, invece, l’obiettivo del Sinn Féin è la riunificazione con la Repubblica d’Irlanda, possibilità disciplinata dagli Accordi del Venerdì Santo.

I tre partiti chiedono soprattutto che Londra non blocchi democraticamente questi processi. Il memorandum sostiene che nessun governo britannico dovrebbe poter impedire alle popolazioni interessate di scegliere la propria sistemazione costituzionale.

Brexit e ritorno nell’Unione europea

Nel documento entra anche l’Europa. SNP, Plaid Cymru e Sinn Féin sostengono che la Brexit abbia danneggiato le rispettive economie e ridotto le opportunità disponibili e indicano nell’Unione europea una prospettiva per il futuro.

Accanto al memorandum politico, Scozia e Galles hanno firmato anche un distinto Cardiff Agreement tra i due governi. Questo secondo accordo riguarda cooperazione su povertà infantile, costo della vita, crescita economica, clima, relazioni con l’Ue e funzionamento della devolution. Il governo scozzese specifica che non è giuridicamente vincolante.

Londra ha risposto senza aprire alla richiesta di nuove consultazioni. Il governo del premier Andy Burnham ha ribadito il sostegno all’Unione e ha indicato nelle questioni economiche la propria priorità, respingendo per ora l’ipotesi di avviare nuovi processi referendari.

Il patto di Cardiff non cambia quindi da solo i confini del Regno Unito. Mette però per la prima volta attorno allo stesso tavolo le principali forze nazionaliste al governo nelle tre nazioni devolute e trasforma richieste finora separate in una pressione politica coordinata su Westminster.

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