Rinnovo Patente? Facile ed Economico

Il petrolio continua a salire e i rincari stanno già arrivando ai distributori italiani. Nelle prime ore di martedì 15 settembre il Brent viaggiava intorno ai 107 dollari al barile, in aumento di circa l’1,3%, mentre il Wti superava i 102 dollari.
Reuters attribuisce il nuovo rialzo ai rischi sulle forniture dal Medio Oriente, dopo gli attacchi contro infrastrutture saudite, lo stop dell’oleodotto East-West e le difficoltà della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Gli ultimi dati del Mimit, riferiti al 14 settembre, indicano sulla rete stradale nazionale un prezzo medio self di 2,107 euro al litro per la benzina e 2,216 euro per il gasolio. In autostrada si sale rispettivamente a 2,198 e 2,293 euro al litro.
Petrolio, benzina diesel: quanto costa oggi un pieno da 50 litri
Con queste medie, 50 litri di benzina costano circa 105,35 euro. Per lo stesso quantitativo di gasolio servono circa 110,80 euro.
Il confronto con l’8 settembre mostra quanto rapidamente siano cambiati i listini. Quel giorno il Mimit rilevava 2,058 euro per la benzina e 2,169 per il diesel. In meno di una settimana l’aumento è stato quindi di circa 5 centesimi al litro su entrambi i carburanti.
Su un pieno da 50 litri significa circa 2,5 euro in più nel giro di pochi giorni.
Il Codacons ha calcolato che, rispetto all’inizio di luglio, un pieno di diesel costava già l’8 settembre circa 14,25 euro in più, mentre per la benzina l’aumento era di 12,60 euro.
Benzina e diesel, fin dove possono salire
Non è possibile stabilire oggi un prezzo certo per le prossime settimane. Il greggio rappresenta solo una parte del costo finale. Sul litro incidono anche raffinazione, distribuzione, cambio euro-dollaro, margini commerciali, IVA e accise.
Un ulteriore rialzo di 10 centesimi al litro, per esempio, comporterebbe 5 euro in più su un rifornimento da 50 litri. Con 20 centesimi l’aumento sarebbe di 10 euro.
Una stima più marcata è arrivata dal presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia. In un’intervista ad Adnkronos del 9 settembre ha ipotizzato, nel caso in cui l’attuale crescita proseguisse senza frenare, un aumento vicino ai 30 euro per un pieno nell’arco di un mese. Si tratta di una previsione dell’associazione di settore legata a una prosecuzione dei rincari, non di un aumento già stabilito.
Molto dipenderà dall’andamento di Hormuz e dalla riattivazione dell’oleodotto saudita. Una riduzione delle tensioni potrebbe far scendere le quotazioni del greggio. Nuove interruzioni delle forniture, invece, aumenterebbero la pressione su petrolio, raffinazione e carburanti europei.
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